Filarmonica Laudamo, eccellente performance di Ferrati e i Fiati di Venezia

Filarmonica Laudamo, eccellente performance di Ferrati e i Fiati di Venezia

Giovanni Francio

Filarmonica Laudamo, eccellente performance di Ferrati e i Fiati di Venezia

lunedì 12 Gennaio 2026 - 16:40

Un viaggio musicale a cavallo di due secoli reso magistrale dal pianista e dal quintetto al Palacultura di Messina

MESSINA – Un quintetto di fiati con pianoforte di assoluto livello si è esibito domenica scorsa al Palacultura, per la stagione musicale della Filarmonica Laudamo. Il Quintetto, composto da Massimiliano Ferrati al pianoforte e “I fiati di Venezia”: Marco Gironi oboe; Vincenzo Paci clarinetto; Marco Giani fagotto e Loris Antiga corno, ha proposto un percorso musicale che ci ha condotto dal classicismo di fine Settecento al Romanticismo ottocentesco, attraverso tre brani composti per questo singolare organico: il Quintetto in mi bem. magg. KV 452 di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), il Quintetto in re min. op. 41 di Franz Danzi (1763 –1826) e il Quintetto in mi bem. magg. op. 16 di Ludwig Van Beethoven ( 1770 –  1827).

Si tratta tuttavia di lavori di differente importanza e valore artistici. Infatti, mentre il Quintetto di Danzi, pur se di pregevole fattura, rimane nell’ambito di una musica, giustamente da riscoprire, ma che non ha apportato significativi contributi nell’ambito della storiografia della musica da camera tedesca, ed il brano di Beethoven, accattivante e godibile, costituisce pur sempre i frutto di un’opera giovanile, che ha in Mozart il modello di riferimento, il Quintetto di Mozart costituisce un capolavoro assoluto nel suo genere, tuttora insuperato fra i quartetti per fiati e pianoforte.

Gli ottimi musicisti hanno eseguito i brani in un rigoroso ordine cronologico (Mozart, Danzi, Beethoven), anche per evidenziare l’evoluzione musicale a cavallo dei due secoli, ma avrebbe potuto anche eseguire per ultimo il Quintetto di Mozart, come brano più importante, e non a caso hanno scelto proprio l’ultimo movimento del brano mozartiano come bis da eseguire a fine concerto.

Composto a Vienna nel 1784, il Quintetto K 452, fu eseguito, tra l’altro, con Mozart al pianoforte, a Dobling, al cospetto del celebre musicista Paisiello, e ciò dimostra in quale conto Mozart tenesse questo capolavoro, del quale lui stesso ebbe a dire “Lo considero la cosa migliore che abbia mai scritto”.

Mozart non amava scrivere per il flauto, per il quale non nutriva alcuna empatia, ed infatti i maggiori capolavori scritti per fiati, come la celebre Serenata “Gran Partita o la Sinfonia Concertante per quattro strumenti a fiato, non contemplano questo strumento, mentre prevedono proprio l’oboe, il fagotto, il corno e il clarinetto (quest’ultimo amatissimo). Non fa eccezione il Quintetto in parola, ove Mozart utilizza i quattro strumenti alla perfezione.

Il primo movimento “Allegro moderato” è preceduto da un sublime “Largo”, di spiccata spiritualità. Tutto il movimento è pervaso da quella tipica serenità mozartiana, appena offuscata da una velata malinconia, ottenuta anche attraverso continui passaggi nella tonalità minore. I temi vengono sviluppati ora dal pianoforte, ora dai fiati in dialogo col pianoforte o fra di loro, in un equilibrio miracoloso e mai più raggiunto dai posteri in composizioni dedicate ai fiati.

Il “Larghetto” che segue, centro emotivo di tutta la composizione, presenta un tema semplice e cristallino, che man mano si sviluppa esplorando armonie più complesse, di grande fascino.

L’ultimo movimento, “Rondo (Allegretto)”, è un brano ricco di inventiva, che sfocia in una straordinaria coda che conclude mirabilmente questo capolavoro.

Franz Danzi visse a cavallo dei due secoli, da giovanissimo conobbe Mozart, del quale fu un grande ammiratore, e visse anche contemporaneamente a Beethoven. Autore di numerose composizioni sinfoniche e cameristiche, fra le quali diversa musica dedicata ai fiati, il suo Quintetto in re min. op. 41 si ispira chiaramente a quello mozartiano, e si caratterizza per una alternanza fra momenti più drammatici che precorrono la musica romantica, accentuati dalla tonalità in minore della composizione, ad altri del tutto spensierati, ciò in particolare nel primo movimento, particolarmente esteso.

Il Quintetto in mi bem. magg. op. 16 di Beethoven, composto nel 1801, si ispira anch’esso inequivocabilmente a quello mozartiano, è di sapore sereno e gaio, con alcuni momenti davvero pregevoli, come il secondo movimento “Andante”, in forma di variazioni, dove prende forma la cantabilità beethoveniana che caratterizzerà tanta parte della sua produzione musicale.

Davvero ottima la performance degli artisti, quattro strumentisti abilissimi nell’uso del loro strumento a fiato, straordinari nell’accentuare il “piano” o “pianissimo” e il “forte”, perfettamente affiatati fra di loro e con il pianoforte, molto ispirati nell’esecuzione, tecnicamente perfetta.

Eccellente anche Massimiliano Ferrati al pianoforte, che ha esibito un fraseggio ed una sensibilità non comune, integrandosi alla perfezione con il quartetto di fiati.

Molto apprezzato il bis concesso, come detto il Rondo del Quintetto di Mozart, che aveva già ricevuto ripetuti applausi nella prima esecuzione, a conclusione di un concerto di assoluto valore artistico.

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