Sul sito del MuMe anche la planimetria con le zone "sensibili". Come lavorano i custodi
Non ci sono soltanto le piantine delle sale espositive con gli accessi, le uscite di sicurezza e ogni altra informazione utile, sul sito del Museo regionale Maria Accascina. Nella stessa sezione, infatti, il MuMe ha caricato on line anche la planimetria completa dell’edificio, dove sono facilmente individuabili la sala di guardia e la sala custodi (nella piantina, cerchiate in verde).
Dove sono le guardie e i monitor? L’indicazione è on line
Ovvero le posizioni che avrebbero occupato le due unità di personale e i due custodi ausiliari in servizio al museo quella fatidica sera del 15 agosto, nel turno tra le 19.30 2 le 7.30 della mattina successiva. Informazioni fondamentali, a prescindere da dove siano state dedotte, per i ladri di Ferragosto.
Planimetrie accessibili al MuMe, il nodo sicurezza
Anche in questo caso si tratta delle planimetrie prodotte nell’ambito del progetto di rimozione delle barriere architettoniche del museo, finanziati con fondi Pnrr, anche in questo caso caricati direttamente sul sito, facilmente consultabili e scaricabili. Le sale sono allarmate con allarme sonoro, non collegate anche queste alla centrale delle forze dell’Ordine come non lo è il resto dell’impianto di allarme dell’intero museo, non sono blindate.
Come operano i custodi dei musei
All’interno operano i custodi, non armati e non formati in maniera particolare, come è stato da più parti sottolineato in questi giorni. Le condizioni di lavoro non sono certo le più rassicuranti, quindi, per il personale destinato a custodire preziosi reperti come quelli contenuti nel museo Accascina che, in caso di irruzione di malintenzionati, non avrebbero molto col quale difendersi e difendere lo stesso museo, neppure la rassicurazione dell’arrivo imminente delle forze dell’Ordine.
La carta del rischio, perché è importante che anche le guardie siano in sicurezza
Tutto il contrario di quel che prevedono le linee guida ministeriali, varate nella metà del decennio scorso dall’allora ministro ai Beni culturali Dario Franceschini che, nell’ottica di offrire al management museale il know how richiesto dalla Carta del rischio introdotta nel 2001, aveva prodotto un apposito manuale. Realizzato in collaborazione con il Nucleo tutela patrimonio artistico dei Carabinieri e con l’Icom (Il comitato internazionale museale), il manuale raccomanda il rispetto delle norme poste a tutela sul lavoro e quindi anche dei lavoratori e impone ai musei di dotarsi di tutte le condizioni di sicurezza per permettere al personale di guardiania di proteggersi e proteggere adeguatamente le opere d’arte, in caso di azione criminale: dalle dotazioni strumentali alla blindatura delle porte, appunto, solo per fare qualche esempio. Tutte condizioni che al MuMe non esistevano, all’atto dell’incursione del 15 agosto, a 25 anni dall’introduzione della Carta del rischio, e che probabilmente esistono in pochissimi siti museali siciliani.

