Lo Statuto Speciale Siciliano ai tempi delle lacrime di coccodrillo - Tempostretto

Lo Statuto Speciale Siciliano ai tempi delle lacrime di coccodrillo

Rosaria Brancato

Lo Statuto Speciale Siciliano ai tempi delle lacrime di coccodrillo

domenica 21 Maggio 2017 - 06:49

Il 15 maggio è stato festeggiato il 70esimo anniversario dell'Autonomia della Regione Siciliana. Un festa che non ha alcun senso di essere celebrata, a maggior ragione da chi, dello Statuto ha fatto carta straccia o alibi.

Il 15 maggio l’isola ha festeggiato il 70esimo anniversario dello Statuto speciale Siciliano, una ricorrenza istituita dall’ex governatore Lombardo nel 2010 e che si è rivelata per lo più occasione per gli studenti di aggiungere un altro giorno “rosso” al calendario.

La festa della Regione Siciliana quest’anno è stata celebrata con una manifestazione degli autonomisti di Armao ad Enna, per sancire la nascita del Movimento per l’Autonomia (presente, anche se defilato Raffaele Lombardo) e al Politeama di Palermo da Crocetta, con una cerimonia con tanto di premiazioni, onorificenze e concerto finale.

Bizzarre entrambe le presenze, quelle di Lombardo ad Enna e di Crocetta a Palermo, giacchè in entrambi i casi, da presidenti della Regione, avrebbero potuto fare, e tanto, per applicare quanto previsto dallo Statuto speciale e quanto strombazzato durante le rispettive campagne elettorali.

Sia chiaro, non grava solo di loro la responsabilità unica di un’autonomia firmata nel maggio ’46 e rimasta in gran parte carta straccia se non alibi, ma avrebbero dovuto avere l’onestà intellettuale di non festeggiare qualcosa per la quale non hanno mosso un dito.

Raffaele Lombardo ad inizio di questo decennio ha fondato l’Mpa, il movimento per l’autonomia, ma da governatore (eletto, val la pena ricordarlo con oltre il 60% dei consensi quindi senza alibi d’ingovernabilità) non ha lasciato traccia su questo fronte. Rosario Crocetta ha fatto di peggio rispetto ai proclami della campagna elettorale. Nonostante avesse annunciato di voler imporre alle industrie ed imprese che operano in Sicilia l’obbligo di versare nell’isola le tasse e nonostante i vari proclami, nel 2014 ha regalato la Sicilia con un accordo capestro all’allora governo Renzi.

Ricordiamocele le cose.

Crocetta ha barattato i contenziosi che la Sicilia aveva il diritto di reclamare allora, oggi e domani, in cambio dei soldi per far quadrare adesso il bilancio.

Ha attaccato la Sicilia ad una bombola d’ossigeno il cui regolatore è in mano a Roma. Alla faccia dell’autonomia. L’accordo capestro del 2014, è passato poco osservato nell’opinione pubblica perché è di minor impatto mediatico. Ma di fatto stiamo rinunciando a miliardi di euro nostri.

Solo nelle scorse settimane l’Ars sembrerebbe aver riacquistato la vista e la ragione attraverso un documento con il quale si prova a disconoscere l’accordo siglato con l’ex ministro dell’economia Padoan e con il quale rinunciamo alle somme derivanti dalle sentenze della Corte Costituzionale a favore della Sicilia su ricorsi presentati e vinti dalla Regione in materia fiscale.

Un esempio si è avuto quando la Consulta ha dato ragione alla Sicilia su un ricorso presentato nel 2012 da Lombardo contro il decreto “Cresci Italia” che lasciava al governo centrale le entrate legate all’aumento delle accise su energia e carburanti. Nel 2016 la Consulta ha accolto il ricorso: lo Stato ha prelevato illegittimamente 235 milioni di euro l'anno dal 2012 al 2016 (spalmata tra gli Enti a Statuto Speciale). Nel frattempo però Crocetta aveva siglato l’accordo. Morale della favola abbiamo rinunciato a circa 4 miliardi di euro per i 4 anni complessivi.

“La Regione Siciliana, – si legge nella sentenza – ha denunciato la lesione degli articoli 36 e 43 del proprio Statuto. Il primo comma dell’articolo 36 prevede che spettino alla Regione siciliana tutte le entrate tributarie erariali riscosse nell’ambito del suo territorio, dirette o indirette, comunque denominate, ad eccezione delle nuove entrate tributarie il cui gettito sia destinato con apposite leggi alla copertura di oneri diretti a soddisfare particolari finalità contingenti o continuative dello Stato specificate nelle leggi medesime”.

Quei soldi erano dei siciliani per Statuto. Ma abbiamo rinunciato.

La riforma Costituzionale, quella per la quale il Pd siciliano, Crocetta e Faraone in testa, volevano votare sì al Referendum di dicembre avrebbe dato l’ultimo colpo di grazia ad uno Statuto che in fondo non è mai esistito se non sulla Carta

Peccato. Perché, come è avvenuto nelle altre Regioni a Statuto Speciale, il nostro, nonostante i 70 anni suonati, sarebbe potuto essere uno strumento di sviluppo.

Persino l’unica cosa che voleva fare Crocetta appellandosi a quello Statuto speciale, la riforma delle ex Province, è stato un flop. Anzi, ha preso a picconate la democrazia elettorale sospendendo il voto e affidando per anni la gestione a commissari trasformati in potestà con pieno accentramento di poteri.

A Messina Filippo Romano è stato nominato nel 2013. Dal luglio dello scorso anno, con l’insediamento di Accorinti come sindaco metropolitano, Romano è rimasto come commissario del Consiglio metropolitano. Di fatto però continua ad essere l’uomo solo al comando, perché Accorinti non ha affatto compreso il ruolo di sindaco metropolitano, vanificando così qualsiasi forma di concertazione e quanto il concetto stesso di Città Metropolitana prevede.

E quando mai, in questi 70 anni, abbiamo visto un presidente della Regione Sicilia pretendere di essere presente, come prevede lo Statuto, con il rango di ministro ad una seduta del Consiglio dei ministri quando ci sono leggi che riguardano le sorti dell’isola? (vedasi vicenda riforma Autorità portuale….)

Tornando all’Autonomia, non siamo stati in grado in 70 anni di farne uso, ma quel che più irrita è quando viene rispolverata in chiave elettorale proprio da chi avrebbe potuto fare e non ha fatto.

C’è un progetto serissimo illustrato all’Università di Messina ed affidato a Costituzionalisti d’eccellenza per una riforma dello Statuto.

Mi preoccupa il passaggio successivo, quello nelle Aule della Politica.

Con la specialità ci abbiamo fatto il gioco delle 3 carte.

O smettiamo di giocare o mettiamo in soffitta lo Statuto.

Le lacrime di coccodrillo o il replay di discorsi triti e ritriti non servono a nulla.

Rosaria Brancato

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8 commenti

  1. Carlo Cucinotta 21 Maggio 2017 07:12

    Concordo con la sostanza di quanto affermato, con il solito buon senso,da Rosaria.
    Voglio solo precisare che la Riforma Costituzionale proposta da Renzi (io ho votato SI) tra i suoi limiti aveva purtroppo il mantenimento degli Statuti Speciali…

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  2. Carlo Cucinotta 21 Maggio 2017 07:12

    Concordo con la sostanza di quanto affermato, con il solito buon senso,da Rosaria.
    Voglio solo precisare che la Riforma Costituzionale proposta da Renzi (io ho votato SI) tra i suoi limiti aveva purtroppo il mantenimento degli Statuti Speciali…

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  3. NON C’E’ NIENTE DA FESTEGGIARE. SE POSSO AGGIUNGERE SUGGERIREI DI TOGLIERE ALLA SICILIA LO STATUTO SPECIALE. LA SICILIA E’ UN PONZO MANGIASOLDI INUTILE E DANNOSA SENZA FINE. QUI AL NORD SI PARAGONE SFOTTENDO LA SICILIA HA PIU’ FORESTALI CHE PIANTE E ALBERI CHI HA CERVELLO DICE GIUSTO. TRA LE 5 REGIONI A STATUTO SPECIALE E’ LA REGIONE CHE SPENDE PIU’ DI TUTTI E MALISSIMO, ANZI PESSIMO. RICORDATE L’ON. ALMIRANTE, NON HO MAI VOTATO IL SUO PARTITO, IN UN MEMORABILE DISCORSO ALLA CAMERA DOVE SOSTENEVA CHE LA SICILIA ERA UNA REGIONE CHE PRODUCE GUAI E SPESE SENZA FINE. LE PAROLE NON SARANNO QUESTE. MA IL SENSO LO E’. CHI GLI PUO’ DARE TORTO SIA ALLORA CHE OGGI? UNA REGIONE DOVE NON RIESCE A GESTIRE E GARANTIRSI PER SE GLI INTROITI DEL PETROLIO

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  4. NON C’E’ NIENTE DA FESTEGGIARE. SE POSSO AGGIUNGERE SUGGERIREI DI TOGLIERE ALLA SICILIA LO STATUTO SPECIALE. LA SICILIA E’ UN PONZO MANGIASOLDI INUTILE E DANNOSA SENZA FINE. QUI AL NORD SI PARAGONE SFOTTENDO LA SICILIA HA PIU’ FORESTALI CHE PIANTE E ALBERI CHI HA CERVELLO DICE GIUSTO. TRA LE 5 REGIONI A STATUTO SPECIALE E’ LA REGIONE CHE SPENDE PIU’ DI TUTTI E MALISSIMO, ANZI PESSIMO. RICORDATE L’ON. ALMIRANTE, NON HO MAI VOTATO IL SUO PARTITO, IN UN MEMORABILE DISCORSO ALLA CAMERA DOVE SOSTENEVA CHE LA SICILIA ERA UNA REGIONE CHE PRODUCE GUAI E SPESE SENZA FINE. LE PAROLE NON SARANNO QUESTE. MA IL SENSO LO E’. CHI GLI PUO’ DARE TORTO SIA ALLORA CHE OGGI? UNA REGIONE DOVE NON RIESCE A GESTIRE E GARANTIRSI PER SE GLI INTROITI DEL PETROLIO

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  5. SIG. CARLO CUCINOTTA IO HO VOTATO NO A RENZI PER TANTI MOTIVI E NON SONO PENTITO. FORSE PENTITO ERO SE VOTAVO RENZI ALLE POLITICHE O COMUNALI. SE SIAMO SVEGLI DI CERVELLO NON C’E’ BISOGNO DI DIRE TUTTO BASTA LA PAROLA!

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  6. SIG. CARLO CUCINOTTA IO HO VOTATO NO A RENZI PER TANTI MOTIVI E NON SONO PENTITO. FORSE PENTITO ERO SE VOTAVO RENZI ALLE POLITICHE O COMUNALI. SE SIAMO SVEGLI DI CERVELLO NON C’E’ BISOGNO DI DIRE TUTTO BASTA LA PAROLA!

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  7. Carlo Cucinotta 22 Maggio 2017 05:44

    Sig. Giovannino, io non ho votato SI a Renzi ma alla proposta di Riforma Costituzionale (e lo rifarei oggi con maggiore convinzione).
    Renzi ha sbagliato a volere il Referendum: troppa gente ha votato SI o NO credendolo un referendum pro o contro Renzi…

    Uno dei risultati e quello che vediamo oggi, nessuna legge elettorale ed un pantano assoluto.
    Mi chiedo dove siamo gli imbroglioni che dicevano “bocciamolo anche se una riforma serve… subito dopo la faremo, senza Renzi, in 3 giorni” non ho visto una solo proposta …

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  8. Carlo Cucinotta 22 Maggio 2017 05:44

    Sig. Giovannino, io non ho votato SI a Renzi ma alla proposta di Riforma Costituzionale (e lo rifarei oggi con maggiore convinzione).
    Renzi ha sbagliato a volere il Referendum: troppa gente ha votato SI o NO credendolo un referendum pro o contro Renzi…

    Uno dei risultati e quello che vediamo oggi, nessuna legge elettorale ed un pantano assoluto.
    Mi chiedo dove siamo gli imbroglioni che dicevano “bocciamolo anche se una riforma serve… subito dopo la faremo, senza Renzi, in 3 giorni” non ho visto una solo proposta …

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