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Omicidio Scipilliti, condannati all’ergastolo Ceccio e Caminiti

Alessandra Serio

Omicidio Scipilliti, condannati all’ergastolo Ceccio e Caminiti

mercoledì 09 Gennaio 2019 - 15:11
Giudiziaria
Omicidio Scipilliti, condannati all’ergastolo Ceccio e Caminiti

E' la più severa di quelle possibili la condanna decisa dalla Corte d'Assise per Fabrizio Ceccio e Fortunata Caminiti, alla sbarra per l'omicidio del vigile del fuoco Roberto Caminiti, trovato riverso nella neve, con un colpo di pallottola alla nuca, nei dintorni di Roccalumera, la sera dell'8 gennaio 2017. La sentenza per la coppia è arrivata nel primo pomeriggio di oggi e i giudici hanno deciso il carcere a vita per entrambi. Alla scorsa udienza la Caminiti aveva cercato di scagionare il compagno, assumendosi per intero la colpa del delitto e raccontando che l'uomo non si trovava sul posto, quella sera.

Ma la Corte evidentemente non le ha creduto. Non lo aveva fatto neppure il Pm Antonella Fradà, che alla fine della requisitoria aveva sollecitato per entrambi l'ergastolo. La coppia dovrà inoltre risarcire i familiari di Caminiti, assistiti dall'avvocato Antonio Roberti. I due imputati, invece, sono stati difesi dagli avvocati Katia Veneziani e Salvatore Silvestro.

La sentenza di oggi mette un primo punto fermo sulla vicenda, anche se né le indagini prima né il dibattimento poi sono riusciti a far emergere con chiarezza il movente del delitto.

Scipilliti aveva 55 anni. Mancava da casa dal 5 gennaio. La sua auto fu ritrovata nell’immediato, chiusa a chiave, in centro. Il suo corpo, invece, rinvenuto circa 3 giorni dopo senza vita. La neve ne aveva tumefatto i tratti ma l’autopsia trovò il foro di proiettile e le indagini puntarono verso la coppia Ceccio-Caminiti, che il sedici gennaio erano stati fermati dai carabinieri perché l’uomo era latitante da settimane. Nell’auto la coppia trasportava armi.

Interrogato, Ceccio aveva scagionato la compagna, assumendosi tutta la responsabilità del trasporto delle due pistole con matricole abrase e colpo in canna. La coppia era stata intercettata ai traghetti all’atto di sbarcare in Sicilia, provenienti dalla Toscana.

Qui Ceccio mancava all’appello da settimane, malgrado dovesse scontare una condanna per fatti vecchi, un giro di truffe relative a velicoli ricettati.

Le indagini della compagnia Messina Sud dei Carabinieri hanno puntato alla coppia subito: contro di lei, soprattutto, le intercettazioni telefoniche e le conversazioni on line con Scipilliti, risalenti a qualche giorno prima, le tracce di sangue trovate sull'auto di lei e le immagini delle telecamere della zona, che hanno ripreso i transiti del veicolo.

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