Guido Rimonda e la sua Camerata Ducale entusiasmano il Palacultura

Guido Rimonda e la sua Camerata Ducale entusiasmano il Palacultura

Giovanni Francio

Guido Rimonda e la sua Camerata Ducale entusiasmano il Palacultura

martedì 03 Dicembre 2024 - 07:30

Omaggio a Giovanni Battista Viotti, nel 200° anniversario della morte, per la stagione dell'Accademia Filarmonica di Messina

MESSINA – La Camerata Ducale, Orchestra da camera, diretta dal M° Guido Rimonda, che ne è anche il violino solista, già ospite in passato dell’Accademia Filarmonica, si è esibita sabato al Palacultura, sempre per la stagione musicale dell’Accademia, con un programma che ha voluto rendere omaggio a Giovanni Battista Viotti, del quale ricorre il 200° anniversario della morte.

Come è solito fare in occasione delle sue performance, anche questa volta, con le luci in sala ancora accese, il violinista Guido Rimonda ha iniziato il concerto camminando tra il pubblico verso il palco, eseguendo durante il suo cammino le note della celebre “Danza degli spiriti beati” da ’”Orfeo” di Gluck.

Il concerto è stato una sorta di racconto dell’evoluzione del violino nella musica classica in Italia, da Vivaldi a Paganini, ed ogni brano è stato preceduto da dotte e interessanti spiegazioni da parte di Guido Rimonda.

Il primo brano eseguito è stato un Concerto sacro di Antonio Vivaldi, il “Concerto per la Solennità della S. Lingua di S. Antonio in Padua” RV 212, un concerto barocco per violino e archi, in tre movimenti, ove lo strumento solista è assoluto protagonista, in particolare nelle cadenze dei movimenti veloci, cadenze originali di Vivaldi.
La Camerata Ducale ha poi eseguito la Sonata per violino e basso continuo “Il trillo del diavolo”, di Giuseppe Tartini. La Sonata rappresenta sicuramente il brano più famoso del compositore italiano, che, studente a Padova, destinato a prendere i voti, alla morte del padre, a diciotto anni, si sposò invece con una ragazza dalla quale sarà costretto a separarsi, costretto dalla madre e dal vescovo. Fuggì quindi da Padova e si rifugiò in un convento, ove studiò per tre anni violino da autodidatta, e dove pare che in sogno gli sia apparso il diavolo, intento a suonare un brano che Tartini, destatosi, provò a comporre al suo violino, da qui il nome della Sonata. Il brano, soprattutto nel finale, ha un ritmo vorticoso e travolgente, quasi diabolico, irresistibile, per il quale ha meritato tanta popolarità.

La seconda parte del concerto è stata dedicata soprattutto a Giovanni Battista Viotti.

Viotti riveste una fondamentale importanza nella storia dell’evoluzione del violino moderno. Con i concerti di Viotti si manifestano i primi afflati romantici (infatti piacque molto a Beethoven) e la tecnica virtuosistica dello strumento viene sviluppata talmente che il violino solista diventa assoluto protagonista dei brani concertistici.

Viotti scrisse 29 concerti per violino, quasi tutti ormai di rarissima esecuzione, tranne forse il n. 22 in la minore.

Rappresenta pertanto opera meritoria quella di Guido Rimonda, di riscoperta di questo compositore, del quale la Camerata Ducale ha eseguito il terzo movimento dal Concerto in la minore n. 25, un brillante ed elegante rondò. Ha fatto seguito la “Meditazione con preghiera” un brano lento, solenne e arioso, di grande interesse e molto applaudito. Infine, il brano che, come spiegato da Rimonda stesso, rappresenta una vera “chicca”: Tema e variazioni”. La chicca consiste nel fatto che il Tema non è altro che “La Marsigliese”, il notissimo inno della Francia, ma composto da Viotti nel 1781, mentre quello di Rouget de Lisle risale al 1792. Ovviamente Rimonda si basa su apposita documentazione che riporta la data della composizione, ma, naturalmente, sono molti coloro che mettono in dubbio tale ricostruzione. Ad ogni modo bisogna tenere presente che il tema della Marsigliese appare, anche se sviluppato diversamente, nel primo movimento di uno dei più importanti concerti per pianoforte e orchestra di Wolfgang Amadeus Mozart, il n. 25, K 503, scritto nel 1786, ben prima dell’inno francese. Per alcuni si tratta solo di una casualità, ma è possibile che Mozart conoscesse il brano di Viotti del 1781.

L’ultimo brano eseguito in questo racconto della storia del violino non poteva che essere di Niccolò Paganini, del quale gli artisti hanno eseguito il Tema e variazioni “La grand duchessa di Parma”, un brano basato su temi dello stesso Paganini, utilizzati in altre sue composizioni, caratterizzato, come tutte le composizioni dell’autore, dalla piacevole cantabilità, ma soprattutto dal virtuosismo, portato alle estreme conseguenze, del violino, i cui passaggi di trascendentale difficoltà sono stati eseguiti alla perfezione e con estrema naturalezza da Guido Rimonda.

Eccellente la prova dell’orchestra e del solista/direttore, applauditissimi, che hanno concesso anche due splendidi bis: un “Adagio” inedito di Albinoni, e il famoso secondo movimento da “L’Inverno” di Vivaldi.

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