I tirocini non bastano, la vera sfida è creare lavoro a Messina

I tirocini non bastano, la vera sfida è creare lavoro a Messina

Marco Olivieri

I tirocini non bastano, la vera sfida è creare lavoro a Messina

martedì 05 Marzo 2024 - 07:04

Un problema strutturale che investe tutte le istituzioni

MESSINA – Qualcosa che s’avvicina al lavoro. Ma che lavoro non è, fino in fondo. Ieri l’amministrazione Basile ha celebrato cinque anni di Messina Social City e consegnato gli attestati ai tirocinanti d’inclusione sociale. Soprattutto ha lanciato il nuovo bando per 600 persone provenienti dalle zone di risanamento. Al di là del giorno di festa, anche gli amministratori sanno che la sfida è creare occupazione a Messina e in provincia. E, aggiungiamo, nel sud d’Italia. Formazione lavoro, reddito di cittadinanza (abolito in maniera improvvida dal governo Meloni) o reddito di base o d’inclusione (che così come è, risulta poco inclusivo), burocrazia adeguata e servizi per fare crescere le imprese. Di queste priorità le istituzioni, a tutti i livelli, dovrebbero occuparsi con più forza.

In ambito locale, se le polemiche su Messina Social City dovrebbero servire come stimolo per calibrare il tiro lì dove è necessario, in funzione di chi usufruisce delle attività, così il tirocinio sociale andrebbe considerato solo una tappa. Come sappiamo, il Comune non crea posti di lavoro ma può porre le condizioni per alimentare un’economia finalmente sana. Sana grazie a servizi efficienti e a uno sforzo burocratico e amministrativo di rilievo, scongelandola dal suo immobilismo.

Serve una progettazione sociale ed economica adeguata

Il problema sociale, nel Meridione, è strutturale ed è enorme ma bisogna affrontarlo, richiamando alle proprie responsabilità governo nazionale e Regioni. E qui entrano in gioco i parlamentari dei territori. Chi bisognerebbe aiutare con una progettazione sociale ed economica adeguata? Persone di tutte le età prive di formazione o che hanno perso il lavoro; ex detenuti; giovani che non lavorano e non studiano; donne (è record disoccupazione nella Città metropolitana) e uomini che a cinquanta o sessanta anni fanno fatica a trovare una nuova collocazione.

In questo contesto, entra in gioco la necessità di una visione politica e sociale da parte dell’amministrazione comunale. Una visione che vada oltre i tirocini per toccare il cuore del problema. Magari copiando pure da eventuali modelli virtuosi in Italia e in Europa, bisogna sforzarsi di concepire un futuro per questa terra.

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2 commenti

  1. sergio indelicato 5 Marzo 2024 08:24

    Le verità sul lavoro sono ben altre che reddito di inclusione o similari. In primis la storia recente ci insegna che la nostra città era fiorente quando tantissime aziende e banche straniere affollavano il nostro territorio dando lustro e ricchezza . Allo stesso modo si dovrebbero creare le condizioni per attrarre le azienda ad investire sul territorio penso ad esempio alla ZES. Il lavoro, quello specializzato, creato dalle nuove opportunità come nel digitale, comunicazione, elettronica, giusto per citarne alcuni, prevedono una specializzazione e degli studi superiori e siccome come laureati siamo dietro la Romania è chiaro che il lavoro di bassa forza rappresentato da questi soggetti citati nell’articolo non ha sbocchi . Oggi le aziende preferiscono sfruttare il lavoro creato a basso reddito dall’immigrazione innescando una guerra tra poveri di cui non si vede, nell’immediato, soluzione.

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  2. ma bastaaaaaaaaa cu stu pubbirazzu………..ne abbiamo fin sopra…
    i veri imprenditori SALVINI e CIUCCI,e ,,,daranno lavoro a go go ……..speriamo puru a sti poveretti di tirocinanti ……BUDDACILANDIA

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