IL CASO. Record di sospensioni a scuola, un papà plaude. Il dirigente: "Famiglie deboli" INTERVISTA

IL CASO. Record di sospensioni a scuola, un papà plaude. Il dirigente: “Famiglie deboli” INTERVISTA

Carmelo Caspanello

IL CASO. Record di sospensioni a scuola, un papà plaude. Il dirigente: “Famiglie deboli” INTERVISTA

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venerdì 23 Febbraio 2024 - 15:00

E' accaduto al "Pugliatti" di Taormina. Il genitore in una lettera aperta: "Tenore di vita errato dei ragazzi, i docenti intervengano”. Il preside Napoli: “Pretendiamo rispetto per l'istituzione scolastica. L’obiettivo non è sospendere ma il dialogo"

Luigi Napoli
Ascolta l’intervista integrale al dirigente Luigi Napoli
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di Carmelo Caspanello

TAORMINA – “Nelle prime classi ci sono studenti che conducono un tenore di vita errato: discoteca fino a notte fonda, sveglia tardi la mattina e altro. I docenti devono assolutamente prendere posizione con sospensioni e bocciature”. La lettera aperta di un genitore ha acceso un faro sulle numerose sospensioni degli alunni delle classi prime e seconde dell’Istituto “Pugliatti” di Taormina. Quello citato è il plauso amaro di un padre, che confida nell’istituzione scolastica per il cambio di atteggiamenti che si registrano tra i giovanissimi, a Taormina come altrove. Una trentina di sospensioni in meno di un mese sono il segno più evidente di un lavoro educativo certosino che è stato avviato da dirigente e docenti.

Dirigente, c’è stato un aumento delle sospensioni degli alunni nella sua scuola. Una lettera aperta di un genitore ha acceso un dibattito sul ruolo della scuola e della famiglia nell’educazione dei ragazzi. Quali sono le ragioni dell’aumento delle sospensioni?
“Non è accaduto nulla di eccezionale, ma ci teniamo a sottolineare la nostra fermezza nel sanzionare i comportamenti reiterati che violano le regole scolastiche. Il regolamento d’istituto e il patto educativo di corresponsabilità, sottoscritto annualmente con le famiglie, sanciscono l’assunzione di responsabilità da parte del ragazzo e della famiglia stessa, che si impegna a partecipare attivamente alla vita scolastica. Affinché il patto educativo non rimanga lettera morta, è fondamentale concretizzare il rispetto delle sue clausole. Ci preoccupano particolarmente alcuni atteggiamenti irriguardosi verso l’istituzione e la struttura scolastica, come l’uso improprio del telefono o l’incapacità di differire la gratificazione. Riteniamo che i ragazzi stiano perdendo di vista l’obiettivo di una crescita graduale, che richiede saper ascoltare, realizzare e analizzare”.

“Le famiglie non possono delegare la Scuola…”

“Quando intercettiamo questi comportamenti, cerchiamo di far capire ai ragazzi che non sono accettabili, ma non ci limitiamo a questo. Andiamo oltre e cerchiamo di coinvolgere le famiglie. Rileviamo una generale disattenzione da parte delle famiglie verso il mondo della scuola. Le famiglie spesso si dichiarano impotenti di fronte ai comportamenti incomprensibili dei figli, delegando alla scuola la gestione di tali situazioni. Esempi emblematici sono frasi come: “Avete ragione, diteglielo voi” o “Glielo faccia fare lei che non si deve usare il cellulare”. Per questo motivo, stiamo organizzando un incontro tra alunni, genitori e scuola per confrontarci sul tema. Invitiamo i genitori a partecipare attivamente a questo confronto. In alcuni casi, proponiamo attività sociali da svolgere all’interno della scuola durante le sospensioni. I genitori dovrebbero supportare tali iniziative anche a casa. L’obiettivo del seminario è confrontarci con le famiglie per trovare soluzioni condivise e rafforzare il patto educativo di corresponsabilità”.

Lei ha tracciato la strada, le chiedo dove a suo avviso si potrà arrivare. Ci potrà essere un punto di contatto tra genitori, istituzione scolastica ed alunni? E poi le chiedo: quali sono le classi più a rischio”
“Il contatto con le famiglie è fondamentale, ed è questo il nostro obiettivo. Non si tratta di assegnare punizioni come fossero schedine (“tre giorni a te, cinque giorni a te, due giorni a te”), dividendo gli studenti in buoni e cattivi o in “play off” e “play out”. Il nostro obiettivo è ritrovare una comunicazione verbale che sostituisca lo schermo. I ragazzi vivono immersi nei social network, che offrono profili falsi e una costante ricerca di approvazione: essere belli, buoni, vestiti bene, bravi. Noi invece sosteniamo che il confronto è l’essenza della vita. Come diceva Danilo Dolci, “comunicare è l’arte della vita”. Non possiamo perderla.

Le classi a rischio

Riguardo alle classi a rischio, il biennio è un momento delicato. In questa fase di passaggio dalla scuola media alla superiore, i ragazzi si sentono quasi adulti e tendono a emulare i più grandi. Questo può portare a una disattenzione verso la scuola, con il rischio di dispersione scolastica e abbandono. Dobbiamo quindi combattere anche le cattive abitudini. Non entriamo nel merito del fatto che i ragazzi vadano in discoteca o meno. Se vogliono farlo, non possiamo certo negarlo. L’importante è che sappiano distinguere il luogo di lavoro dalla vita privata. Nella vita privata ognuno è responsabile di sé stesso, ma nel luogo di lavoro c’è un rispetto da tenere per l’istituzione, per gli altri e per l’ambiente. E questo rispetto lo pretendiamo. Le classi più a rischio in questo senso sono quelle del biennio, le prime e le seconde. Tuttavia, siamo convinti che vinceremo insieme questa sfida. È giusto affrontarla con la giusta decisione, perché è in gioco il futuro dei nostri ragazzi”.

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