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Il dramma dei 25 lavoratori Papino, che il Coronavirus ha trasformato in tragedia

Rosaria Brancato

Il dramma dei 25 lavoratori Papino, che il Coronavirus ha trasformato in tragedia

mercoledì 01 Aprile 2020 - 09:27
Il dramma dei 25 lavoratori Papino, che il Coronavirus ha trasformato in tragedia

La storia di Rosario Cusmano e dei suoi 25 colleghi inizia nel 2009. 11 anni di battaglie. Da un anno senza stipendi e senza giustizia. Ed il colpo finale lo ha dato il covid.....

Questa storia drammatica non è nata con il Coronavirus, ma la pandemia l’ha fatta esplodere. Ha radici antiche, ed è una storia simbolo del perché in Sicilia, il coronavirus, farà più morti sotto il profilo economico che non sanitario. Raccontiamo questa storia attraverso Rosario Cusmano, e la sposiamo, e la urliamo affinchè qualcuno ascolti e intervenga.

Il dramma di 25 famiglie

La storia di Rosario, 42 anni, sindacalista Rsa Fisascat Cisl, è la stessa di altri 25 lavoratori del gruppo Papino che hanno condiviso 10 anni di battaglie e sofferenze. La pandemia scoppia quando sembravano essere arrivati ad un flebile traguardo. E li fa precipitare nell’abisso. Ecco la loro storia, da un anno senza un euro, senza lavoro, senza tutele, in attesa di una giustizia che, causa coronavirus, slitta in autunno.

“Tutto ha inizio nel 2009”

Mi chiamo Cusmano Rosario,ho 42 anni. Vi scrivo la presente per mettere in risalto una vicenda che ha portato me e la mia famiglia a problemi economici rilevanti. Tale situazione e pressocche’ identica per altre 25 famiglie che, come me,hanno perso il lavoro e del quale mi faccio portavoce. Tutto ha inizio quando EL.V.A. azienda leader nel settore di vendita al dettaglio di grandi elettrodomestici, nel 2009, causa crisi, decide di vendere. Elva era una realtà che imperava a Messina per serieta’, professionalita’ e qualita’ dei servizi resi alla clientela, numerosa e importante, che vedeva in tale azienda un punto di riferimento per Messina e provincia”.

Papino acquista i negozi Elva

Nel 2009 la famiglia Mazzeo cede il ramo d’azienda che comprendeva i punti vendita di Messina-Tremestieri, Messina-Maregrosso, Milazzo e Capo d’Orlando. Ad acquistare l’azienda, che all’epoca impiegava 80 lavoratori, nel luglio 2009 fu la Papino Elettrodomestici s.r.l. Con il passaggio di proprietà si è registrato  il transito di tutto il personale alle medesime condizioni di contratto, comprese qualifiche e anzianita’ . l posti di lavoro sono stati mantenuti ma la realtà si dimostrerà ben diversa.

Le prime chiusure, i licenziamenti

Nei primi anni si assiste ad una decadenza di qualità e di fatturati macroscopica, cosa a cui, permettetemi, malgrado la crisi, non eravamo abituati– prosegue Cusmano– La clientela che prima fidelizzavamo non c’era più, non si ritrovava e non si identificava in questa nuova realtà. Malgrado tutto, spinti da una professionalità senza eguali abbiamo tirato avanti. Nonostante ciò è stato chiuso il punto vendita di Maregrosso (presso SMA),con evidenti ricadute anche sul personale che senza nessun avviso, considerazione e ritegno veniva improvvisamente frazionato nei vari punti vendita che la Papino gestiva in tutta la Sicilia. Molti lavoratori, trasferiti lontanissimo da Messina hanno gettato la spugna e sono rimasti senza lavoro. Insomma un modo pulito per licenziare le persone!” Qualche anno dopo con le stesse modalità è stato chiuso il punto vendita di Torregrotta. Anche in questo caso i lavoratori che non hanno potuto sostenere la lontananza e i disagi si sono licenziati.

“Dimettiti e firma nuovo contratto”

Nel Dicembre 2018 la Papino comunica che entro l’Agosto del 2019 avrebbe chiuso il punto vendita di Messina-Tremestieri, trasferendo parte del personale nel nuovo punto vendita di Maregrosso (all’interno del centro commerciale che si stava realizzando). Anche in questo caso c’è una sorpresa. Chi vuol essere trasferito a Maregrosso era “invitato” a dimettersi dalla Papino SPA rinunciando a tutte le garanzie del contratto in essere e accettando per la nuova azienda denominata E.G.srl (riconducibile sempre alla famiglia Papino)  condizioni contrattuali di lavoro a tempo determinato discutibili, comunicate solo dopo aver effettuato le dimissioni.

L’inizio della fine: tutti in strada

Nell’aprile del 2019 transitano dal punto vendita di Tremestieri a Maregrosso 9 dipendenti (che accettano le nuove condizioni contrattuali). Ne consegue che il punto vendita di Tremestieri resta con soli 13 dipendenti e nel luglio 2019 viene chiuso dall’azienda. “Iniziamo il presidio in prefettura per chiedere all’azienda chiarimenti sul futuro di noi dipendenti- ricorda Cusmano- Chi resta si ritrova con mensilità arretrate, 13-esima e 14-esima compresa, sospesi dall’attività lavorativa e senza nessuna previsione sul futuro. Iniziano  tavoli sindacali, incontri in Prefettura, scioperi ad oltranza”.

81 licenziamenti

Nel frattempo l’azienda, a settembre, chiude anche il punto vendita di Milazzo ed altri in Sicilia (tra l’isola e la Campania all’inizio c’erano 36 punti vendita con oltre 300 dipendenti). Ad ottobre 2019 annuncia 81 licenziamenti in tutta la Sicilia, 21 dei quali a Messina e provincia.

Dicembre 2019: cassa integrazione

Quest’ultimo atto scatena ulteriori presidi e scioperi con l’aiuto e l’impegno ininterrotto della CISL di Messina, nella persona dell’allora segretario generale Tonino Genovese, dei confederati nella persona di Antonino Alibrandi (attuale segretario) e della categoria FISASCAT-CISL nella persona del segretario Salvatore D’Agostino. Grazie a loro riusciamo ad incontrare il ministro del lavoro Nunzia Catalfo, alla quale affidiamo un memorandum della nostra vicenda. Nel dicembre del 2019, l’azienda ritira gli 80 licenziamenti e avvia la procedura di cassa integrazione per crisi aziendale”.

Covid: udienza slitta a ottobre

Nel frattempo, il tribunale di Catania, al quale era stata depositata l’apertura di procedura di concordato preventivo, rigetta l’ istanza e dichiara l’azienda insolvente nominando un commissario giudiziale. L’udienza è fissata al 15 Maggio 2020. Il commissario, dopo aver analizzato la situazione di insolvenza aziendale, deposita la relazione al tribunale e scatta l’ amministrazione straordinaria dell’azienda Papino. Per l’ennesima volta cambia lo scenario. Con la dichiarazione di amministrazione straordinaria si deve riaprire nuovamente la richiesta di cassa integrazione e rifare nuovamente tutto l’iter. Ed è a questo punto entra in scena il coronavirus, che ha bloccato tutto.

“Senza giustizia, ridotti alla fame”

Il paradosso- conclude Cusmano– è che a distanza di un anno non abbiamo percepito nemmeno un euro, viviamo in una situazione che già precaria adesso è diventata drammatica. Mensilità bloccate dal tribunale per lo stato di insolvenza, con udienza spostata per motivi sanitari al 20 OTTOBRE 2020, cassa integrazione non ancora attivata, intere famiglie ridotte alla fame. Una tragedia per noi e per le nostre famiglie, persi dietro pastoie burocratiche che ad oggi, dopo quasi un anno in pratica,ci hanno fatto perdere la nostra identità di lavoratori. Non siamo né cassaintegrati, nè licenziati, non siamo lavoratori attivi, insomma non abbiamo nessuna certezza presente e futura.Siamo in attesa e ancora di cosa non sappiamo”.

E Papino non paga affitti da mesi

Alla drammatica situazione dei lavoratori dobbiamo aggiungere quella dei proprietari degli immobili affittati alla Papino che nonostante l’azienda sin da febbraio 2019 avesse annunciato di voler recedere dalla locazione, non sono l’ha fatto ma non paga il canone da mesi e mesi. Non solo, ma non assolve neanche a quanto richiesto dall’amministrazione straordinaria, di fatto “bloccando” immobili, soldi e speranze degli stessi proprietari di poter rientrare nel legittimo utilizzo dei loro beni a breve termine.

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