"Invece del ponte" insiste: "La Commissione europea chiede alle autorità italiane di pronunciarsi". E la strategia bellica lascia perplessi
di Marco Olivieri
“Chiariamo: la Commissione europea non ha dato alcun “disco verde” per la classificazione militare
del ponte sullo Stretto di Messina. Il portavoce della Commissione ha dichiarato perentoriamente:
“Spetta alle autorità italiane valutare se lo scopo principale del ponte sia militare o civile”. Il concetto di “scopo principale” è determinante. Per essere considerata militare, un’opera deve essere pensata, gestita e utilizzata prioritariamente dalle forze armate, come accade per gli ospedali militari, che operano in strutture militari e sotto comando militare, e occasionalmente e senza uso prevalente sono destinati a funzioni civili”. A sostenerlo è l’associazione “Invece del ponte”.
Continua la nota: “Il ponte, al contrario, è stato progettato, promosso e appaltato come infrastruttura civile, con gestione affidata a un General Contractor privato orientato al traffico commerciale e passeggeri. Le forze armate non sono mai state coinvolte nella progettazione e, quando hanno espresso giudizi, hanno definito “vulnerabile”, costoso e insostenibile il progetto di un ponte sospeso sotto il profilo della difesa. La presunta valenza militare è emersa solo di recente, in un tentativo strumentale e poco credibile di giustificare l’opera o aggirare i vincoli europei e Nato. Si tratta di una narrazione priva di fondamento. Attribuire oggi al ponte uno “scopo militare principale” sarebbe una forzatura inaccettabile, destinata a essere smentita dai fatti e contestata nelle sedi opportune”.
“Il ponte infrastruttura strategica militare? Un’attribuzione postuma e posticcia”
Sono molti gli elementi che rendono perplessi sulla scelta del ponte come opera militare strategica. Di recente, su Tempostretto, così si è espresso l’avvocato Nicola Bozzo: “il concetto di infrastruttura strategica ha una sua portata, una sua autonomia e una sua logica. Per cui non può attribuirsi in maniera postuma e posticcia all’opera qualunque altro significato, qualunque altro senso e qualunque altra finalità eterogenei rispetto alla ragione costitutiva dell’opera stessa, come goffamente è stato fatto proprio nel report Iropi (Motivi imperativi di rilevante interesse pubblico), adducendo ragioni di ogni sorta: dalla siccità al transito delle truppe Nato, quasi non si avesse l’autorevolezza necessaria per legittimare in sé questo intervento infrastrutturale e quindi, tentando di carpire, seguendo un po’ l’aria del tempo la benevolenza dell’Unione europea”.
La Giunta Caminiti chiede garanzie sulle soluzioni alternative e l’impatto ambientale”
In più, ha osservato la Giunta Caminiti,, di Villa San Giovanni: “La mancanza della valutazione dell’alternativa zero, così come la mancata prospettazione e valutazione delle altre soluzioni alternative (a priori scartate) compromette la decisione resa. Gli atti del progetto devono essere rimessi alla Commissione europea, l’unica titolata ad autorizzare mitigazione e compensazioni, dal momento che la commissione Via Vas (Valutazione d’impatto ambientale e Valutazione ambientale strategica) non ha escluso effetti negativi sui siti Natura 2000. Continuiamo a sostenere con forza che l’approccio corretto al progetto ponte deve essere quello tecnico-scientifico, per cui sia fugato ogni dubbio sulla fattibilità dell’opera, sulla sua sostenibilità economica, sulla tutela dell’ambiente e del paesaggio quale valore costituzionalmente garantito”.
La Sicilia al centro degli scenari di guerra
Mentre assistiamo al disastro politico e strategico dell’Europa, e il mondo è governato da personalità prive di ogni scrupolo, ad alimentare nuove inquietudini sono le dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto: “La Sicilia sarà il primo luogo al di fuori degli Stati Uniti dove verranno formati i piloti degli F-35. Così come siamo l’unico Paese al mondo dove vengono assemblati gli F-35, a Cameri” (fonte Ansa).
“L’elmetto” al ponte sullo Stretto
Invece di pensare a una difesa europea comune, e a una politica all’altezza sul piano diplomatico, si insiste in una deriva nazionalista e l’Italia ci tiene a coltivare un rapporto privilegiato con l’America di Trump. Nel frattempo, per la gioia di Vannaccci e company, è stato messo l’elmetto pure al ponte sullo Stretto.

Sul ponte di Salvini bandiera nera…
Quanti ponti nella nostra storia militare…
Ricordi di grandi azioni…
Caporetto…Perati in Grecia, il ponte Primodole in Sicilia…
Quante legnate….La meglio gioventù va sotto terra, cantavano gli alpini….
Ma vorrei capire difenderci da chi? Dov’è questo nemico? In realtà uno c’è anzi due l’unione europea e il nostro governo.
E’ ben risaputo che , in tempo di guerra, i ponti rappresentano importanti obbiettivi strategici da difendere dalle incursioni nemiche (come via sullo la quale spostare le proprie Forze Armate (mezzi, personale, rifornimenti) oppure da far saltare in aria per limitare gli spostamenti di truppe avversarie in caso di invasione. Personalmente, avrei accuratamente evitato di dare questa connotazione “militare” ad un opera palesemente “civile” come quella del Ponte sullo Stretto di Messina. Invece, avrei cercato di porre l’enfasi sul fatto che i costi di costruzione vengono sostenuti dai privati, i quali rifaranno grazie ai proventi dei pedaggi, mentre la Pubblica Amministrazione opera un rigido e costante controllo sulla sua realizzazione. Ovviamente, questo in linea di principio. Infatti non mi è chiara, in sostanza, la ripartizione dei fondi per quest’ opera di collegamento stabile. Avverto solo (forse mi sbaglierò) la forte tendenza a far pesare, in un modo o nell’altro, i costi di quest’opera, sulle finanze pubbliche. Ecco, almeno su quest’aspetto sarebbe importante una pubblica smentita in merito. Comunque, non prevedo, a lume di naso, tempi brevi per la sua realizzazione. Forse, date le caratteristiche dell’ Area dello Stretto, sarebbe stato meglio agire nel senso di un potenziamento generale della rete di trasporti (a proposito : è mai possibile che se decido di arrivare in aereoplano al Tito Minniti, per raggiungere Messina debbo prendere un bus per la stazione di Reggio Calabria e da li’ il treno per Villa San Giovanni e poi la navetta per il Porto di Messina (di fronte alla Stazione Marittima) ? Diverso era, invece negli anni ’80, quando bastava solo il pullman della Ditta Cavaleri, che faceva la spola tra Messina ed il Tito Minniti, partendo da Piazza della Repubblica o da Piazza Duomo ( vi ricordate la corsa delle 5 del mattino ?). Mi aspetto risposte su quest’ultimo punto.
E’ SOLO UN INUTILE MODO DI SPERPERARE FINANZE SENZA FARE UN SOLDO DI BENE ALLA CITTADINANZA SICILIANA E CALABRESE INNANZITUTTO POI NAZIONALE EUROPEA E MONDIALE .
I No Ponte non sanno più a cosa aggrapparsi per ostacolare la costruzione del ponte e il direttore Olivieri fa la parte della spalla di appoggio, e l’avvocato Bozzo è diventato il padrone del Verbo.
RASSEGNATEVI !!!