Ricordare il telecronista sportivo e l'attrice, con la loro capacità di lasciare un segno nella memoria, rinnova un rito collettivo
di Marco Olivieri
La morte di un personaggio famoso e amato dal pubblico fonde pezzi di memoria individuale e collettiva. Sarà banale ma è un rito che stupisce sempre per la sua forza emotiva e sentimentale. Bruno Pizzul, telecronista e giornalista, era la voce elegante capace di narrare, tra epica e senso della storia, una nazionale italiana che a volte ci faceva sognare. E a volte disperare. Ed Eleonora Giorgi, attrice che si è cimentata pure nella regia e produzione, era la giovane diva capace di turbare ma anche la divertente partner di Carlo Verdone nell’indovinato “Borotalco”.
Cultura, intelligenza, garbo e competenza in Bruno Pizzul. Fascino, sensualità, coraggio e vitalità trascinante in Eleonora Giorgi. Due personalità che, con la loro morte, lasciano una scia di ricordi ed emozioni nella dimensione pubblica.
Se l’intera esistenza assume un senso solo nella fine, come suggeriva Pasolini, lo stile fino al crepuscolo di Pizzul e il modo in cui ha affrontato la malattia Giorgi ci ricordano quanto l’essere umano possa essere complesso e stimolante per i suoi simili.
“Buonanotte, anima mia. Adesso spengo la luce e così sia”, cantava Lucio Dalla in “Cara”. Lui manca da un po’ più di tempo (4 marzo 1943-1 marzo 2012).
Foto di Bruno Pizzul da Italpress.
