A distanza di due settimane, il 17enne investito è ancora in prognosi riservata al Policlinico di Messina
MESSINA – E’ rinchiuso nel carcere di Barcellona, in attesa del braccialetto elettronico che gli consentirà di andare ai domiciliari. Così ha deciso il giudice dell’udienza preliminare per il 19enne che nella notte tra il 7 e l’8 settembre ha investito un 17enne, sul lungomare di Marchesana, a Terme Vigliatore.
Il raduno non autorizzato e la velocità folle
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti attraverso i rilievi, le telecamere di videosorveglianza e video acquisiti da social e chat di WhatsApp, quella notte si stava svolgendo un raduno non autorizzato di moto e motorini in concomitanza con i festeggiamenti della Madonna del Tindari. Diversi centauri si erano dati appuntamento per sfidarsi in gare di velocità e prove di abilità, tra cui impennate ad altissima velocità tra due file di spettatori.
Poco dopo l’1 di notte, il 19enne, alla guida di un ciclomotore Piaggio Zip, privo di patente e assicurazione e con motore elaborato, sfrecciava a una velocità stimata di circa 100 chilometri orari dopo aver eseguito un’impennata. In quel momento, mentre transitava davanti all’area dell’hotel “Gabbiano Park”, ha travolto un 17enne che stava attraversando la strada. L’impatto ha sbalzato la vittima in aria prima di farla rovinare pesantemente sull’asfalto, provocandole un grave trauma cranico-facciale e ortopedico che ne ha imposto il ricovero in coma nel reparto di terapia intensiva del Policlinico di Messina.
L’intervento preventivo delle forze dell’ordine e la caduta precedente
Dalle testimonianze e dai verbali dell’ordinanza emerge che, poco prima dell’incidente, intorno a mezzanotte e 20, una pattuglia dei Carabinieri era intervenuta sul lungomare Marchesana in seguito alle segnalazioni dei residenti, determinando una momentanea interruzione del raduno e il blocco del via vai di motorini, ripreso però subito dopo l’allontanamento dei militari.
Inoltre, alcuni testimoni hanno riferito che, poco prima dell’incidente, un altro motorino con tre persone a bordo aveva perso il controllo durante un’impennata, facendo cadere i passeggeri a terra senza gravi conseguenze, tra gli applausi dei presenti e la ripresa immediata della marcia sempre su una sola ruota.
La chat WhatsApp e le testimonianze dei residenti
Le indagini hanno evidenziato l’esistenza di una chat denominata “Tindari 2026”, creata il 3 settembre 2026 e utilizzata per coordinare l’appuntamento, anche se diversi partecipanti hanno sostenuto che il gruppo servisse prevalentemente per la compravendita di pezzi di ricambio per motori.
Oltre alla cerchia dei giovani, l’ordinanza raccoglie le dichiarazioni di abitanti della zona, che hanno confermato che sulla strada si tenevano regolarmente gare a gruppi con prove di accelerazione e impennate, segnalando che i veicoli non impiegati nelle competizioni venivano parcheggiati vicino alle case.
Il tentativo di nascondere le prove e le lesioni dell’investitore
Le indagini condotte dai carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto e di Furnari hanno permesso di accertare un tentativo di inquinamento probatorio. Subito dopo lo scontro, infatti, alcune persone avrebbero spostato e nascosto il motorino sulla spiaggia adiacente, dove poi sono stati ritrovati pezzi di carena e un profondo solco di trascinamento lungo circa quaranta metri.
Nello scontro, lo stesso 19enne investitore ha riportato lesioni, tra cui un trauma alla mano destra con lesione dell’estensore, un trauma cranico con amnesia dell’accaduto e ferite al volto e al braccio destro. I carabinieri hanno inoltre sequestrato un completo sportivo nero con inserti rosa, trovato a casa sua e compatibile con le abrasioni da asfalto riportate nella caduta.
Il giudice ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza per il reato di cui all’articolo 9-bis del Codice della Strada, aggravato dall’evento lesivo e configurato quantomeno a titolo di dolo eventuale per la consapevolezza del rischio estremo corso sfrecciando a folle velocità in mezzo alla folla. Di fronte al pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove, il giudice ha optato per gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico.


Sequestro patente a vita e lavori socialmente utili idem
Tutto ciò purtroppo dimostra che la povera Giulia Scimone è morta invano
Risposta a Risoluzione: ma quale sequestro della patente? Guidava senza patente e assicurazione. E non è l’unico purtroppo.
Risposta a gigix: è possibile procedere ugualmente,la sequestro,cioè nel divieto a vita di prendere la patente di nessuna categoria .