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9 donne su 100 vittime di molestie e violenze sul lavoro: come riconoscerle

9 donne su 100 vittime di molestie e violenze sul lavoro: come riconoscerle

martedì 12 Dicembre 2017 - 11:21
9 donne su 100 vittime di molestie e violenze sul lavoro: come riconoscerle

Le molestie e le violenze nei luoghi di lavoro, come riconoscerle, prevenirle e contrastarle. Se ne è discusso nel corso del seminario organizzato dalla Cisl messina

Le denunce pubbliche che hanno sconvolto il mondo dello spettacolo è solo un esempio di come il tema delle molestie e dei ricatti a sfondo sessuale nei luoghi di lavoro, negli ultimi mesi, stia facendo discutere perché troppo spesso gli abusi e le molestie vengono considerati come normali. Ad affrontare il tema delle molestie sul lavoro è stato il seminario organizzato dalla Cisl di Messina per mettere al centro la tutela della persona e fornire gli strumenti per garantire le condizioni di benessere fisico, psicologico e sociale.

«Violenza e molestie esistono in tutti gli ambienti lavorativi, a tutte le latitudini», è stato sottolineato e i dati Istat parlano di 9 donne su 100 che nel corso della propria vita lavorativa sono state oggetto di molestie o di ricatti a sfondo sessuale sul luogo di lavoro (1 milione e 403 mila), ma che solo il 20% ne parla con qualcuno (di solito colleghi di ufficio) e solo lo 0,7% denuncia. «Una violenza, quella delle molestie e dei ricatti sul luogo di lavoro, che colpisce tutti i tipi di lavoratrici, dalle libere professioniste alle dipendenti, in maniera particolare quando la lavoratrice di trova in una condizione di debolezza, perché disoccupata, in cerca di lavoro o nei momenti di avanzamento di carriera».

«Spesso le molestie e le violenze vengono considerate quasi come un fatto privato – ha affermato la segretaria della Ust Cisl di Messina, Mariella Crisafulli – si ha paura a denunciare perché provocano imbarazzo, vergogna, timore di essere trattate male, mancanza di prove. Per questo si resta in silenzio, facendo restare le vittime in un clima di isolamento anche sociale. Bisogna rompere il muro di omertà».

Ma violenza è anche il ricatto di licenziamento per una lavoratrice incinta o per un immigrato il permesso di soggiorno, oppure le tante braccianti vittime del caporalato, costrette a lavorare in condizioni disumane. Quindi una violenza psicologica che incide sulla salute delle lavoratrici e dei lavoratori che porta a pericolose ed importanti situazioni di stress come la perdita dell’autostima, ansia, depressione, apatia, disturbi del sonno tanto per dirne alcuni e che possono persistere per anni dopo gli avvenimenti che li hanno originati, che portano ad assentarsi dal lavoro e che hanno un elevato costo sociale. Perché in questi situazioni magari ci si mette in malattia, per la difficoltà di andare a lavorare.

«Le molestie sul lavoro sono una realtà con la quale dovere fare sempre di più i conti – ha affermato la professoressa Giovanna Spatari, docente di Medicina del Lavoro dell’Università di Messina – Oltre il 50% dei lavoratori dell’Unione europea lamenta sintomi legati alla mancanza di benessere organizzativo e le molestie sui luoghi di lavoro si trasformano quasi sempre in una forma di disadattamento del lavoratore all’ambiente di lavoro. Da questo scaturiscono anche assenze per malattia, si genera un circolo vizioso, quindi nelle fasi avanzate portano a problemi di salute che hanno ripercussioni nella vita personale, familiare, sociale dell’individuo».

Come Sindacato che mette al centro la tutela della persona, abbiamo il dovere di garantire in ogni posto di lavoro un clima lavorativo che consenta a tutti coloro che vi operano condizioni di benessere fisico, psicologico e sociale. Perché la violenza si combatte anche con migliori condizioni di lavoro perché la violenza si annida spesso nelle frustrazioni dei luoghi di lavoro, nel divario di genere sempre più presente, dove le discriminazioni, il mobbing ed il sessismo sono spesso l’anticamera di fenomeni molto gravi.

«Il ruolo del sindacato – ha detto la segretaria regionale della Cisl Sicilia, Rosanna Laplaca – è ampio e importante, sia dal punto di vista sociale che all’interno dei luoghi di lavoro. È un impegno costante portato avanti negli ultimi anni con il codice di condotta tra uomini e donne, la denuncia dei fenomeni di mobbing sino ad arrivare all’intesa che lo scorso anno ha recepito l’accordo quadro europeo contro le molestie nei luoghi di lavoro. Un’intesa che mira a sostenere le forme di riconoscimento delle molestie, forme sottaciute di violenza, con la possibilità di declinare le misure a sostegno delle lavoratrici e dei lavoratori. Perchè non è un fenomeno solo legato alle donne ma le violenze, le minacce, gli abusi si configurano anche, ad esempio, per lavoratori disabili o deboli».

Importante quindi la contrattazione quale strumento per realizzare accordi e mettere in campo strumenti per prevenire qualsiasi discriminazione che possa sfociare in violenza, mobbing e molestie. Alcuni esempi sono in Poste Italiane, nel comparto bancario e nella pubblica amministrazione dove si deve riconoscere e valorizzare il ruolo dei Comitati Unici di Garanzia per le pari opportunità, per il benessere organizzativo e contro ogni discriminazione in attesa delle nuove norme annunciate già nella bozza del Contratto del Pubblico Impiego che prevede sanzioni e perfino il licenziamento, ovviamente verificato che la molestia sia stata particolarmente grave.

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