Irio De Paula a Tempostretto.it: «Non ho mai studiato, e ogni volta la musica che suono è diversa»

Lei ha iniziato a suonare la chitarra a 5 anni…

Sì, addirittura ricordo le prime note che ho suonato. La prima chitarra che presi in mano l’aveva comprata mio padre per sé: lui non imparò niente, mentre io subito me ne innamorai. Ho iniziato a suonare con i mie fratelli, e mia sorella ci accompagnava col canto…

Come spiegherebbe ad uno studente del conservatorio il fatto che lei, senza studiare, sia arrivato ad essere definito «il più affascinante dei chitarristi brasiliani»?

L’importante è avere uno stile proprio, cercare di non imitare nessuno. Essendo autodidatta, ogni brano che suono, lo posso suonare mille volte, ma sarà sempre diverso. È una creatività continua, anche quando si suona un brano già fatto…

Se non avesse fatto il musicista, cosa avrebbe fatto?

Questa è un domanda che andrebbe fatta alla Natura. Forse nulla. Già a sette anni, in Brasile mi chiamavano il “bambino prodigio” perché facevo cose che gli altri musicisti non sapevano fare. Ogni tanto penso tra me e me: come sono arrivato a questo punto, senza avere maestri, senza nessuno che mi correggesse?

Come mai giunse in Italia e perché decise di restare?

Io sono venuto in Italia con una cantante brasiliana molto nota negli anni ’60 – ’70, Elza Soares, che mi convinse a fare una tournée in Europa. Debuttai al famoso Lunedì del Sistina, a Roma, che, al tempo, ospitava tutti i big americani. La musica brasiliana non era ancora conosciuta. Alla fine di quello spettacolo venne a trovarmi in camerino un signore bassetto, elegante. Era uno degli organizzatori dell’unico Festival internazionale di jazz che esisteva in Italia, il Pescara Jazz. Dovevo restare solo pochi mesi ed invece, dopo quarant’anni, eccomi qui. Eppure io dico spesso che la sorpresa è sempre dietro l’angolo.

Il Brasile di ieri e il Brasile di oggi. Nota miglioramenti?

Sì, vedo un grandioso progresso. Quando vivevo lì non si poteva aprire bocca, ora c’è libertà di parola. In più ricordo che a Copacabana alla dieci di sera era tutto chiuso. È stato il Presidente Lula ad imprimere quella straordinaria forza al paese.

Con che gusto segue la musica italiana?

Io non vedo Sanremo, per esempio. Non per snobismo, ma non mi interessa quel genere di musica. Seguo invece con interesse tutti gli altri generi, anche la musica classica.

C’è un termine tipicamente brasiliano intraducibile che è la saudagi (“a saudade”), questo sentimento del non ritorno, della nostalgia. Cos’è?

Per noi brasiliani, se non esiste la saudade non esiste musica, se non c’è la tristezza non c’è samba. A saudade è una cosa più forte della nostalgia, non c’è traduzione. Il mio cuore è pieno di questo sentimento e perciò anche la mia musica.

Che progetti ha per i prossimi anni?

Oggi si usa molto questa parola, “progetto”, ma non ho mai fatto progetti nella mia vita. Il mio progetto è suonare, sempre.

(CLAUDIO STAITI)

Irio De Paula (nome completo Irio Nepomuceno De Paula) (Rio de Janeiro, 10 maggio 1939) è un chitarrista, musicista e compositore brasiliano, specializzato nei ritmi brasiliani e sudamericani come bossa nova e samba. Nel mondo è riconosciuto come uno dei più qualificati musicisti del genere. Vive in Italia dagli anni settanta dove arrivò a seguito della cantante Elza Soares, insieme al percussionista Mandrake ed al batterista Afonso Vieira, facendo presto conoscere il suo straordinario talento, che lo portò, come sessionman, a collaborare in numerose incisioni discografiche. Significativa la sua partecipazione a Per un pugno di samba, album realizzato a Roma da Chico Buarque de Hollanda con gli arrangiamenti di Ennio Morricone. De Paula acquisisce una vasta notorietà presso il pubblico italiano quando la sua canzone Criança viene inserita nella colonna sonora de L'ultima neve di primavera (1973) e viene pubblicata sulla facciata B del 45 giri del tema principale del film, che raggiunge il primo posto nella hit parade. Ha pubblicato più di cinquanta album, da solo o in varie formazioni, spaziando dalla musica brasiliana agli standard della musica americana. Ha accompagnato alla chitarra i più popolari artisti della musica latinoamericana quali Sergio Mendes, Elza Soares, Baden Powell, Eumir Deodato, Astrud Gilberto e ha inoltre partecipato come ospite, sia dal vivo che in studio, a incisioni di prestigiosi jazzisti quali Gato Barbieri, Chet Baker, Tal Farlow, Archie Shepp.