Kelemen Quartett: la musica da camera “colta” inaugura la stagione della Filarmonica Laudamo - Tempo Stretto

Kelemen Quartett: la musica da camera “colta” inaugura la stagione della Filarmonica Laudamo

Giovanni Franciò

Kelemen Quartett: la musica da camera “colta” inaugura la stagione della Filarmonica Laudamo

lunedì 21 Ottobre 2019 - 22:23
Kelemen Quartett: la musica da camera “colta” inaugura la stagione della Filarmonica Laudamo

La Filarmonica Laudamo ha coraggiosamente inaugurato la stagione musicale con un quartetto d’archi, un genere difficile che di solito non attira il grande pubblico. Il programma presentato dal Quartetto ungherese Kelemen Quartett inoltre si presentava assai complesso e impegnativo, anche per la presenza del modernissimo e difficile Quartetto n. 5 di Bela Bartok. La scelta, anche se non premiata da un pubblico gremito (tuttavia abbastanza numeroso) è stata comunque lodevole, in quanto i giovani musicisti hanno confermato la fama che li accreditava come fra i più interessanti complessi da camera nel panorama internazionale. Il concerto è iniziato con l’esecuzione del celebre “Quartettsatz” in do minore D. 703 di Franz Schubert. Si tratta del primo movimento di un quartetto rimasto incompiuto, come tante altre opere di Schubert, ma basterebbe da solo a darci un’idea dell’eccezionale ispirazione del musicista austriaco. Angosciante e drammatico, grazie anche alla tonalità di do minore, presenta due meravigliosi temi principali, il primo sottilmente inquieto e misterioso, il secondo più lirico e affettuoso. I due temi sono trattati in maniera assai libera, con un insistito utilizzo del tremolo, che gli conferisce quel carattere febbrile, di grande potenza espressiva, tale da doversi considerare senz’altro uno dei grandi capolavori di Schubert. È stata poi la volta del Quartetto in si bemolle maggiore Sz 102 di Bela Bartok. Si tratta del quinto della serie di sei quartetti per archi composti dal musicista ungherese che, con questo ciclo, può considerarsi, insieme a Shostakovich, il più importante autore del Novecento per quanto riguarda questo genere musicale. In cinque movimenti, alterna ai tre movimenti veloci (il primo “Allegro”, il terzo “Scherzo alla bulgarese” e il quinto “Allegro vivace”) due movimenti lenti (il secondo “Adagio molto” e il quarto “Andante”) dando vita a un forte contrasto fra il ritmo talora selvaggio, barbaro dei tempi veloci, e quello lunare, ieratico di quelli lenti, in particolare del bellissimo secondo movimento “Adagio molto”. Anche in questo capolavoro Bartok si ispira, trasfigurandole, alle musiche popolari del suo territorio, come testimonia soprattutto, il terzo movimento, dal curioso ritmo irregolare “Alla bulgarese”. La seconda parte è stata interamente dedicata al Quartetto in fa maggiore op. 59 n.1 di Ludwig Van Beethoven. È il primo e probabilmente il più perfetto dei tre quartetti che Ludwig Van Beethoven dedicò al conte Andrej Rasumovskij, diplomatico russo, cultore di musica e violinista dilettante molto dotato. Composti fra il 1805 ed il 1806 anni in cui vedono la luce alcuni dei grandi capolavori romantici di Beethoven, come la sinfonia n. 5 o il concerto per violino, i Quartetti op. 59 appartengono alla cosiddetta seconda maniera stilistica del musicista di Bonn, pertanto non sorprende ritrovare, in particolare nel primo, alcuni fra i temi indimenticabili del compositore, ora dolci e affettuosi, come l’incipit del primo movimento, ora umoristici, come l’”allegretto vivace e sempre scherzando”. Ma la vera perla del quartetto è il terzo movimento “adagio molto e mesto”, la cui invenzione melodico armonica, secondo il musicologo Quirino Principe, è “una delle più belle mai ideate da una mente umana in tutta la storia della musica occidentale”. In effetti il sentimento di dolore che promana da questa pagina angosciosa (sono gli anni dell’aggravarsi della sordità del musicista) non può che suscitare profonda commozione nell’ascoltatore. Conclude il brano, senza soluzione di continuità col terzo movimento, l’allegro, un’elaborazione del “tema russo” voluto dal conte Rasumovskij. Complessivamente eccellente la performance del Keleman Quartett, composto da Barnabas Kelemen e Katalin Kokas al violino, Dmitry Smirnov alla viola e Mon Puo Lee al violoncello. Molto attenti al valore significante di ogni nota, a mettere in rilievo le singole frasi musicali topiche di ogni movimento, hanno dimostrato un notevole affiatamento, ma anche una forte personalità, che si è esplicata, a mio avviso, soprattutto nella splendida e sentita interpretazione del Quartettsatz di Schubert. Eccellente esecuzione anche del difficile bis concesso, il quarto movimento “Allegro molto” dal Quartetto in do maggiore op. 59, il terzo Quartetto Rasumovskij, che ha entusiasmato il pubblico.

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