"Messina Porta del Mediterraneo" passa anche dai soldi del Ponte: il disegno di legge e il dettaglio su fondi e spese
MESSINA – “Messina, Porta del Mediterraneo” è il titolo della legge speciale, oggi decreto legge depositato al Senato, che il Pd provinciale e regionale hanno lanciato già durante la scorsa campagna elettorale. Nella mattinata di ieri il senatore Antonio Nicita ha aperto il dibattito con enti, istituzioni e Terzo Settore, spiegando cosa prevede il piano.
I 7 capi della legge speciale
Il provvedimento è strutturato in 7 capi, con 27 articoli. Il primo riguarda finalità e principi, poi piattaforma logistica (porto, ferro, autostrada), economia del mare (cantieristica e refitting), flotta sostenibile, Zes-Stretto, Innovazioni e giovani, governance e copertura. Il messaggio è chiaro: Messina ha bisogno di un’accelerata che passa dai trasporti, dalle industrie e anche dalla sua gente. Perché se è vero che si parla di “oltre mille residenti persi all’anno”, tra le proposte all’interno del disegno di legge c’è anche la parte relativa al “trattenere il talento”.
Lavoro e capitale umano: dal “fondo rientro” al traghettamento
Lavoro e capitale umano sono una porzione cruciale del disegno di legge. Tra le idee, ad esempio, c’è quella relativa al 100% di decontribuzione per chi assume a tempo indeterminato, con un tetto di 8mila euro l’anno per lavoratore e durata di 36 mesi. Priorità avrebbero gli under 36, le donne e i disoccupati di lungo corso. Al pari vanno il “fondo rientro”, che garantirebbe contributi per l’acquisto o l’affitto della prima casa per giovani qualificati, con vincolo 5 anni, oltre a incentivi diretti alle imprese che li assumono. E poi la formazione, che passerebbe dalla sinergia con gli ITS e con Unime, con particolare attenzione a cantieristica, ICT e transizione energetica. A proposito di cittadini, poi, c’è anche il “traghettamento gratuito” per i residenti delle città metropolitane di Messina e Reggio Calabria.
Un miliardo per la legge speciale: ecco come
Quest’ultimo passaggio sarebbe garantito con 100 milioni extra, rintracciati nel Fondo insularità e utilizzati a compensazione dei gestori. Si aggiungere al miliardo di euro che coprirebbe l’intera legge, di cui il 60%, quindi 600 milioni, provenienti dalle risorse attualmente previste per il Ponte sullo Stretto. Nicita e i vertici del Pd regionale e provinciale hanno ribadito più volte l’esigenza di stornare questi fondi, sottolineando come sia stato già fatto nei mesi scorsi, destinando soldi siciliani e calabresi a progetti nazionali. Gli altri 400 milioni proverrebbero dai fondi Sviluppo e Coesione (200 milioni), dal fondo Continuità territoriale (100 milioni), 70 dal ministero dei Trasporti e 30 dai fondi euro (Fesr/Fse+).
Come sarebbe divisa la dotazione finanziaria
Ma detto delle coperture, come sarebbero poi divisi? La parte più importante, 250 milioni, andrebbero per la piattaforma logistica e ferroviaria. Poi 150 a testa per cantieristica (ed economia del mare) e per la Zes/attrazione investimenti. E ancora 100 ciascuno per innovazioni e formazione e per contrastare lo spopolamento, garantendo l’occupazione. Poi 80 per la mobilità sostenibile, 50 per la rigenerazione urbana e altrettanti per la rete idrica. Infine 30 alla sicurezza territoriale, 20 a turismo e cultura e 20 al funzionamento dell’agenzia. Quella “struttura” che metterebbe a regime tutto, dagli investimenti alle risorse, in tutti gli ambiti previsti dal piano.
“Da servitù nazionale a piattaforma europea”
Solo così, secondo il Pd, Messina può passare entro il 2030 “da servitù nazionale a piattaforma europea”. Una servitù, quella della città, che oggi passa da diversi elementi: il traffico pesante che attraversa ogni giorno lo Stretto; la pressione ambientale causata dalle emissioni navali e dall’usura delle infrastrutture; l’assenza di ritorni economici diretti per “il servizio logistico nazionale”. Per contrastarla servono strumenti normativi inediti. Ed è questo il punto cardine dell’intera legge.

