La storia di Mata e Grifone tra Messina e Palmi - Tempostretto

La storia di Mata e Grifone tra Messina e Palmi

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La storia di Mata e Grifone tra Messina e Palmi

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sabato 17 Agosto 2019 - 08:00

Un lettore di Tempostretto arricchisce le nostre conoscenze sulle origini dei Giganti

Con riferimento all’articolo sulla “Verità su Mata e Grifone”, riceviamo e pubblichiamo la riflessione e l’analisi fatta da un lettore di Tempostretto, Francesco Lo Vecchio.

“Ho letto l’ipotesi del prof.Riccobono e mi farebbe piacere che pubblicaste sullo stesso argomento la mia tesi che ho estratto da una pubblicazione che ho scritto proprio sulla storia dei Giganti.

Le origini


I due colossi di cartapesta rivestiti di stoffe variopinte che durante le feste patronali a Palmi vanno ballando per le vie della città allietando grandi e piccini, rappresentano e ricordano allegoricamente la conquista della libertà del popolo calabrese dai predoni Saraceni e Turchi che per secoli hanno devastato la regione apportando ovunque lutti e rovine. Il Gigante nero chiamato Grifone raffigura il truce Saraceno e nelle sembianze di una bella e prosperosa popolana Mata, la sua preda.

Fondatori di Messina

Secondo la tradizione confermata dalle scritture di alcuni autorevoli storici antichi, in essi si configurerebbero invece i mitici fondatori di Messina: Saturno Egizio e la moglie Rea o Cibele. A Saturno Egizio venne nel tempo aggiunto il nome di Zancle (Falce), per aver fondato la città siciliana in una insenatura di mare a forma di falce o, anche, per aver inventato l’attrezzo agricolo per mietere il grano. Per tale motivo la Città, prima ancora che le fosse imposto l’odierno nome dal conquistatore Messena, venne per molti secoli chiamata Zancle in onore del suo mitologico fondatore.

I fatti del 1190


La più attendibile e fantastica storia sulla nascita dei Giganti è legata ad un fatto storico realmente accaduto nel 1190. In tale anno Riccardo I Re d’Inghilterra, più comunemente noto col nome di Riccardo Cuor di Leone, giunse a Messina da dove doveva muovere la Terza Crociata indetta per liberare il Santo Sepolcro in Terrasanta. Durante la permanenza in città il Monarca si accorse che i Messinesi erano privi della libertà perché ancora oppressi dai Greci Bizantini. Essi si erano impossessati di tutte le cariche politiche, civili ed amministrative gestendo la giustizia a loro piacimento con provvedimenti impopolari ed inappellabili emanati dalla sicura fortezza di San Salvatore strategicamente posta all’imbocco del porto. Il Re d’Inghilterra, non volendo usare la forza per soggiogarli, pensò di dimostrare la sua potenza facendo costruire sul colle di Roccaguelfania, situato proprio difronte alla fortezza, un munitissimo ed inespugnabile castello. Prima ancora che venisse ultimato il popolo lo adottò battezzandolo col nome di Matagriffon coniando Mata, da Macta (ammazza) e Griffon da Grifone (ladro). I Greci-Bizantini dimostrarono di aver inteso il messaggio abbandonando per sempre la città, così che il popolo Messinese riacquistò la tanto sospirata libertà.

La festa


Per festeggiare l’evento e tramandarlo alle future generazioni, i Messinesi portarono nelle piazze il castello di Matagriffon in cartapesta per poi sdoppiarlo nel nome e con le sembianze dei fondatori della città. In tal modo la colossale coppia divenne l’emblema della loro libertà e l’omaggio agli antichi fondatori. Ai Colossi, rappresentati su due cavalli finemente addobbati, venne nel tempo accostato un finto cammello che veniva bruciato nelle piazze al termine delle feste di mezz’agosto per simboleggiare la sconfitta degli empi dominatori Saraceni scacciati nel 1060 dalla Città dal Conte Ruggero il Normanno.


I Giganti, quali simbolo di libertà, vennero ben presto adottati in molte città siciliane e da alcune della fascia costiera Tirrenica e Aspromontana della Calabria, che come Messina, avevano profondamente subito le devastazioni Saracene e Turche. Mentre nel tempo scomparvero a Reggio Calabria ed in altri centri, sopravvivono ancora oggi a Tropea, Spilinga, Dasà, Brognaturo, Seminara, Palmi, e introdotti in tanti altri paesi della Piana dai Tamburinari o dalle Congreghe.

I giganti a Palmi

L’adozione dei Giganti a Palmi avvenne anticamente anche per ricordare l’evento storico dell’arrivo nella nostra città del Conte Ruggero il Normanno da dove mosse l’armata Normanna per conquistare la Sicilia. Raunato adunque il Conte l’esercito di mille, e settecento tra Fanti, e Cavalieri, a Palmi inviossi, e per Mare, poscia in Reggio; dove riposato quindeci giorni, con ventisei Galee, e Brigantini, tragittossi in Messina…
I Giganti che vengono fatti ballare nelle strade e piazze di Palmi da due robusti portatori camuffati sotto le loro vesti durante le feste patronali di San Rocco e della Varia, (da qualche anno data la proliferazione molte coppie inguardabili escono impunemente in qualsiasi occasione), appartengono alla Venerabile Congrega dell’Immacolata e San Rocco. Costruiti circa un secolo fa dai fratelli artigiani Virgilio e Francesco Cicala, sono stati eccezionalmente ammirati nel loro caratteristico “Ballo dei Giganti” anche a Foligno, Torino, Milano e Venezia suscitando grande interesse ed ammirazione.

Il cammello


Alla singolare ed avvincente esibizione partecipa un finto cavallo montato da un portatore (nei Giganti di Seminara anche un Cammello), che emergendo con metà busto dall’animale crea una mitica figura di novello centauro a due zampe. Durante il ballo il pittoresco destriero volteggia tra la coppia gigantesca cercando di allontanare il baldanzoso Grifone da Mata. A volte, scalpitando ed imbizzarrendosi, riesce a dividerli frapponendosi tra di loro e quasi sempre, visti inutili i suoi tentativi di dissuadere il Gigante Nero dal conquistare Mata, si rassegna marciando contento davanti alla coppia danzante e festosa. Il tutto avviene al ritmo cadenzato e frenetico scandito da una schiera di Tamburinari vestiti da Saraceni ed in un crescendo fragoroso, propiziatorio e liberatorio che penetra nell’intimo dello spettatore suscitando nel suo animo una sensazione di pace e di appagamento interiore.

Il Palio


Il caratteristico corteo viene preceduto dal Palio che consiste in una lunga e pesante pertica di legno sostenuta alla base da una sacca di pelle assicurata ai fianchi del portatore. L’asta termina in cima in un piccolo globo terrestre sormontato da una piccola croce, e in un drappo di seta color rosso-cremisi a Palmi, e celeste a Seminara, nei cui lati sono impressi lo stemma civico e il monogramma (M) della Madonna della Sacra Lettera, Patrona e Protettrice della Città. Il Palio viene fatto girare dal possente portatore nei crocevia delle principali vie, nelle piazze e davanti alle chiese, per supplicare la protezione della Sacra Vergine sulla città e sul popolo. Il movimento rotatorio del Palio creato dall’abile portatore a pochi centimetri dal suolo, fa assumere al drappo di seta un movimento leggero ed ondulato simulando simbolicamente la carezza della mano della Madonna, tanto che, anticamente, il drappo sfiorava le teste dei bambini posti genuflessi ed in cerchio per ricevere benedizione della Sacra Vergine.


I Giganti vogliono simboleggiare i progenitori del popolo Calabrese: un popolo forte, fiero, generoso ed orgoglioso delle sue tradizioni e della sua storia riccamente cosparsa di un glorioso passato sempre in lotta per la conquista della libertà.
Francesco Lovecchio

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