La verità sui giganti Mata e Grifone: non fondatori di Messina ma... - Tempo Stretto

La verità sui giganti Mata e Grifone: non fondatori di Messina ma…

Daniele Ferrara

La verità sui giganti Mata e Grifone: non fondatori di Messina ma…

martedì 06 Agosto 2019 - 07:30
La verità sui giganti Mata e Grifone: non fondatori di Messina ma…

il professor Franz Riccobono, componente storico del Comitato Vara, ci spiega alcune sue interpretazioni e ipotesi sui Giganti

Giorno 1 Agosto, sono iniziati i preparativi per questo Ferragosto 2019 con la benedizione del Cippo della Vara. Un altro Ferragosto sta arrivando con tutto il brio e la magnificenza che l’accompagna, ma non si finisce mai d’imparare sui molti significati quasi mai noti di questa festività.

La tesi del prof. Riccobono

Oggi il professor Franz Riccobono, componente storico del Comitato Vara, ci spiega alcune sue interpretazioni e ipotesi sui Giganti.

Molti erroneamente ripetono che Mata e Grifone siano i mitici fondatori di Messina, ma la verità è un’altra.

Mata e Grifone non fondatori di Messina ma…

La leggenda oggi nota fu soprapposta a un diverso significato originario. Possiamo individuare una simbologia religiosa nei due colossi equestri: con il nero, Grifone rappresenta la Chiesa Costantinopolitana, invece Mata simboleggia la Chiesa Romana, con il bianco.

I nomi

I nomi dei Giganti derivano dalla fortezza Matagrifone, cioè “Ammazza-Grifoni”; i Grifones erano gli uomini venuti dall’Oriente, gli “uomini neri”, greci o turchi, una fazione a Messina osteggiata da quella latina. Il Matagrifone infatti era costruito sulle colline alle spalle della città in opposizione al monastero fortificato del Santissimo Salvatore dei Greci, la base dei Grifones.

I monaci basiliani – di rito greco – perpetuarono la fede cristiana a Messina durante l’occupazione araba, ed è anche il motivo per cui Ruggero d’Altavilla la scelse per lo sbarco. Buona parte della popolazione in Sicilia era musulmana infatti e non vedeva di buon occhio l’arrivo d’un esercito cristiano.

La Chiesa orientale e la Chiesa Romana

Queste due figure rappresentano la Chiesa Orientale e la Chiesa Romana come continuità di culto cristiano prima e dopo del periodo islamico. Anzi, nonostante gli Altavilla fossero cattolici, fino al Quattrocento fu fortissima l’influenza dei Basiliani, fra i quali alcuni giurarono infine fedeltà al Papa. Mata, procedendo avanti, rappresenta il momento in cui la Chiesa Cattolica ha prevalso.

Questa interpretazione è convalidata dal fatto che in Calabria esistono Mata e Grifone in ventotto comuni del reggino. In generale, la presenza di figure gigantesche è diffusa in tutto il Mediterraneo a partire dalla Spagna, e serve a indicare che i propri antenati erano i più potenti, come i semidei che venivano rappresentati di proporzioni enormi.

Una nota artistica da sottolineare è che, secondo alcuni storici locali, il disegno dei cavalli fu fatto da Leonardo da Vinci o da Raffaello Sanzio. Un allievo di quest’ultimo, Polidoro Caldara da Caravaggio, potrebbe avere portato il progetto con sé quando venne a operare a Messina. Esiste anche un disegno (il Cavallo di Leonardo), inizialmente destinato a un monumento equestre di Francesco Sforza, Duca di Milano, che rappresenta un gigantesco cavallo del tutto simile ai nostri.

La testa e il busto di Grifone sono le parti più antiche, probabilmente cinquecentesche. La testa fu scolpita da Montanini o da Calamech, che probabilmente s’ispirarono alla statua di Giove Capitolino (lo Zeus d’Otricoli) custodita nei Musei Vaticani; il gigante infatti non è un africano, ma ha lineamenti greco-romani.

Questo per chiarire che i due personaggi che escono con la Vara non rappresentano il moro e la bella cammarota, che non sono i mitici fondatori di Messina, perché la città nacque ben duemila anni prima del tempo in cui visse la coppia.

Ci sono ancora molte verità e curiosità sul Ferragosto messinese, per le quali non basterebbe un solo articolo.

Nei prossimi giorni, mano a mano che ci avviciniamo al caldo della festa, si potranno leggere altri scritti utili a prepararsi a vivere questa solennità con pienezza e nella più viva consapevolezza delle sue (e nostre) radici.

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2 commenti

  1. FRANCESCO LOVECCHIO 9 Agosto 2019 23:59

    Ho letto l’ipotesi del prof.Riccobono che ho anche ascoltato aPalmi domenica scorsa senza aver avuto la possibilità di intervenire, e mi farebbe piacere che pubblicaste sullo stesso argomento la mia tesi che ho estratto da una pubblicazione che ho scritto proprio sulla storia dei Giganti. Ringrazio per l’attenzione e porgo distinti saluti.
    La storia dei Giganti
    I due colossi di cartapesta rivestiti di stoffe variopinte che durante le feste patronali vanno ballando per le vie della città allietando grandi e piccini, rappresentano e ricordano allegoricamente la conquista della libertà del popolo calabrese dai predoni Saraceni e Turchi che per secoli hanno devastato la regione apportando ovunque lutti e rovine.
    Il Gigante nero chiamato Grifone raffigura il truce Saraceno e nelle sembianze di una bella e prosperosa popolana Mata, la sua preda.
    Secondo la tradizione confermata dalle scritture di alcuni autorevoli storici antichi, in essi si configurerebbero invece i mitici fondatori di Messina: Saturno Egizio e la moglie Rea o Cibele. A Saturno Egizio venne nel tempo aggiunto il nome di Zancle (Falce), per aver fondato la città siciliana in una insenatura di mare a forma di falce o, anche, per aver inventato l’attrezzo agricolo per mietere il grano. Per tale motivo la Città, prima ancora che le fosse imposto l’odierno nome dal conquistatore Messena, venne per molti secoli chiamata Zancle in onore del suo mitologico fondatore.
    La più attendibile e fantastica storia sulla nascita dei Giganti è legata ad un fatto storico realmente accaduto nel 1190. In tale anno Riccardo I Re d’Inghilterra, più comunemente noto col nome di Riccardo Cuor di Leone, giunse a Messina da dove doveva muovere la Terza Crociata indetta per liberare il Santo Sepolcro in Terrasanta. Durante la permanenza in città il Monarca si accorse che i Messinesi erano privi della libertà perché ancora oppressi dai Greci Bizantini. Essi si erano impossessati di tutte le cariche politiche, civili ed amministrative gestendo la giustizia a loro piacimento con provvedimenti impopolari ed inappellabili emanati dalla sicura fortezza di San Salvatore strategicamente posta all’imbocco del porto. Il Re d’Inghilterra, non volendo usare la forza per soggiogarli, pensò di dimostrare la sua potenza facendo costruire sul colle di Roccaguelfania, situato proprio difronte alla fortezza, un munitissimo ed inespugnabile castello. Prima ancora che venisse ultimato il popolo lo adottò battezzandolo col nome di Matagriffon coniando Mata, da Macta (ammazza) e Griffon da Grifone (ladro). I Greci-Bizantini dimostrarono di aver inteso il messaggio abbandonando per sempre la città, così che il popolo Messinese riacquistò la tanto sospirata libertà.
    Per festeggiare l’evento e tramandarlo alle future generazioni, i Messinesi portarono nelle piazze il castello di Matagriffon in cartapesta per poi sdoppiarlo nel nome e con le sembianze dei fondatori della città. In tal modo la colossale coppia divenne l’emblema della loro libertà e l’omaggio agli antichi fondatori. Ai Colossi, rappresentati su due cavalli finemente addobbati, venne nel tempo accostato un finto cammello che veniva bruciato nelle piazze al termine delle feste di mezz’agosto per simboleggiare la sconfitta degli empi dominatori Saraceni scacciati nel 1060 dalla Città dal Conte Ruggero il Normanno.
    I Giganti, quali simbolo di libertà, vennero ben presto adottati in molte città siciliane e da alcune della fascia costiera Tirrenica e Aspromontana della Calabria, che come Messina, avevano profondamente subito le devastazioni Saracene e Turche. Mentre nel tempo scomparvero a Reggio Calabria ed in altri centri, sopravvivono ancora oggi a Tropea, Spilinga, Dasà, Brognaturo, Seminara, Palmi, e introdotti in tanti altri paesi della Piana dai Tamburinari o dalle Congreghe.
    L’adozione dei Giganti a Palmi avvenne anticamente anche per ricordare l’evento storico dell’arrivo nella nostra città del Conte Ruggero il Normanno da dove mosse l’armata Normanna per conquistare la Sicilia. Raunato adunque il Conte l’esercito di mille, e settecento tra Fanti, e Cavalieri, a Palmi inviossi, e per Mare, poscia in Reggio; dove riposato quindeci giorni, con ventisei Galee, e Brigantini, tragittossi in Messina…
    I Giganti che vengono fatti ballare nelle strade e piazze di Palmi da due robusti portatori camuffati sotto le loro vesti durante le feste patronali di San Rocco e della Varia, (da qualche anno data la proliferazione molte coppie inguardabili escono impunemente in qualsiasi occasione), appartengono alla Venerabile Congrega dell’Immacolata e San Rocco. Costruiti circa un secolo fa dai fratelli artigiani Virgilio e Francesco Cicala, sono stati eccezionalmente ammirati nel loro caratteristico “Ballo dei Giganti” anche a Foligno, Torino, Milano e Venezia suscitando grande interesse ed ammirazione.
    Alla singolare ed avvincente esibizione partecipa un finto cavallo montato da un portatore (nei Giganti di Seminara anche un Cammello), che emergendo con metà busto dall’animale crea una mitica figura di novello centauro a due zampe. Durante il ballo il pittoresco destriero volteggia tra la coppia gigantesca cercando di allontanare il baldanzoso Grifone da Mata. A volte, scalpitando ed imbizzarrendosi, riesce a dividerli frapponendosi tra di loro e quasi sempre, visti inutili i suoi tentativi di dissuadere il Gigante Nero dal conquistare Mata, si rassegna marciando contento davanti alla coppia danzante e festosa. Il tutto avviene al ritmo cadenzato e frenetico scandito da una schiera di Tamburinari vestiti da Saraceni ed in un crescendo fragoroso, propiziatorio e liberatorio che penetra nell’intimo dello spettatore suscitando nel suo animo una sensazione di pace e di appagamento interiore.
    Il caratteristico corteo viene preceduto dal Palio che consiste in una lunga e pesante pertica di legno sostenuta alla base da una sacca di pelle assicurata ai fianchi del portatore. L’asta termina in cima in un piccolo globo terrestre sormontato da una piccola croce, e in un drappo di seta color rosso-cremisi a Palmi, e celeste a Seminara, nei cui lati sono impressi lo stemma civico e il monogramma (M) della Madonna della Sacra Lettera, Patrona e Protettrice della Città. Il Palio viene fatto girare dal possente portatore nei crocevia delle principali vie, nelle piazze e davanti alle chiese, per supplicare la protezione della Sacra Vergine sulla città e sul popolo. Il movimento rotatorio del Palio creato dall’abile portatore a pochi centimetri dal suolo, fa assumere al drappo di seta un movimento leggero ed ondulato simulando simbolicamente la carezza della mano della Madonna, tanto che, anticamente, il drappo sfiorava le teste dei bambini posti genuflessi ed in cerchio per ricevere benedizione della Sacra Vergine.
    I Giganti vogliono semboleggiare i progenitori del popolo Calabrese: un popolo forte, fiero, generoso ed orgoglioso delle sue tradizioni e della sua storia riccamente cosparsa di un glorioso passato sempre in lotta per la conquista della libertà.
    Francesco Lovecchio

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    1. Storia bellissima e fantastica, anche se questa libertà assoluta il Sud non l’ha mai raggiunta , la colpa di chi è? Una volta il Sud ricco e fiorente non aveva bisogno di nessuno, oggi è stato depredato da tutte le sue ricchezze

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