Ginevra Costantini Negri, giovane artista eclettica, ha offerto venerdì u.s., al Teatro Vittorio Emanuele di Messina, una performance originale e assolutamente gradevole, proposta dall’Associazione V. Bellini, in collaborazione con il Teatro V.E., secondo appuntamento di una rassegna primaverile-estiva curata dalla storica Associazione, di concerti finalmente dal vivo.
Lo spettacolo è stato un misto di recitazione e esibizione pianistica, attraverso il quale abbiamo vissuto gli ultimi anni della vita di Gioacchino Rossini a Parigi.
Alternando racconti sulla vita dell’artista, e brani pianistici tratti da i “Péchés de vieillesse” (“Peccati di vecchiaia”), Ginevra Costantini Negri ci ha immerso nella sofisticata vita parigina di inizio ottocento, vita culturale, artistica e di società, in seno alla quale Rossini era protagonista assoluto, ricercato ed acclamato dalla migliore società parigina.
La simpatica artista ha raccontato come la grave depressione, nella quale era sprofondato il celebre musicista a metà della sua vita – quando smise di comporre musica, dopo una impressionante serie di opere teatrali che riscossero enorme successo in tutta Europa, ma in particolare in Francia – fu curata principalmente grazie alla sua seconda moglie, Jolanda Pellissier, che ad un certo punto costrinse il marito, dall’Italia, a tornare a quella Parigi che tanto aveva amato il musicista, e a rifrequentare la società francese, che non lo aveva certo dimenticato.
È tuttora un mistero rimasto in parte irrisolto il fatto che Rossini smise di comporre proprio nel periodo più fulgido della sua parabola artistica (la sua ultima opera fu un capolavoro assoluto, il Guglielmo Tell, composto proprio a Parigi).
Ma nella capitale francese Rossini ritrovò una certa ispirazione artistica, che però non lo condusse più a scrivere opere per il teatro, bensì serie di brevi brani pianistici, quasi dei divertimenti, dal titolo “Péchés de vieillesse” (“Peccati di vecchiaia”), suddivisi in 14 Album, le ultime composizioni di Rossini, insieme però ad un altro grande capolavoro, la Petite Messe Solennelle.
E così ascoltiamo i racconti dei sabati sera a casa Rossini, un “must” per chiunque volesse far parte dell’alta società parigina, musicisti, artisti, banchieri, insomma la Parigi che “contava”.
Vi troviamo il grande scrittore Balzac, la cui villa estiva si trovava proprio vicino a quella di Rossini; Dumas, con il quale Rossini condivideva anche la passione culinaria – celebre l’episodio dei maccheroni napoletani, specialità della cucina di Rossini, il quale non volle rivelarne la ricetta a Dumas, in quanto quest’ultimo non se la meritava, non gradendo i maccheroni -; il banchiere Rothschild; musicisti come Liszt, Chopin, Bellini, il quale fu molto aiutato da Rossini, grazie all’intercessione della sua preziosa moglie, etc.
La Costantini Negri ha raccontato in modo accattivante e simpatico i vari episodi di questa fase della vita rossiniana, leggendo anche vari brani di lettere e biografie, dimostrando un notevole talento recitativo.
Alla narrazione l’artista ha alternato tre brani pianistici tratti dai “Péchés de vieillesse”: Les anchois – Thème et variations; Una pensée a Florence e Un petit train de plaisir.
Il primo (Le acciughe, tratto dall’Album “Quatre hors d’oeuvre et quatre mendiants”), mette in risalto in tutto il suo splendore l’ironia del compositore; si tratta di un brano complesso, in forma di variazioni, ricco di spunti interessanti, che da solo dimostra come il musicista aveva riacquistato la sua verve compositiva.
Il secondo (Un pensiero a Firenze tratto dall’” Album de chaumière”), si ispira al suo periodo, triste, passato nella città italiana, ed infatti trattasi di un brano intriso di una certa velata malinconia.
Il terzo (Un piccolo treno del piacere, da “Album pour les enfants dégourdis”) è una sorta di scherzo musicale, un racconto del tragitto di un treno a vapore – mezzo che Rossini non amava – ove ogni tratto è anticipato dalla voce recitante dell’artista che ne spiega il significato: la campana che annuncia la partenza del treno, i passeggeri che salgono, il fischio, le signore fatte scendere alla fermata, fino al deragliamento, con due morti – uno va in paradiso e l’altro all’inferno – e la “disperazione” degli eredi, resa con musica ironicamente allegra e briosa, a significare che si tratta tutt’altro che di disperazione!
Il pubblico, non molto numeroso, ha gradito parecchio il curioso e originale spettacolo, e la pianista ha concesso un graditissimo bis: il celebre Valzer di Musette, da “La Boheme”, che Puccini aveva scritto prima per pianoforte.
