Il piccolo è venuto al mondo con una encefalopatia dopo una ischemia in grembo, nel 2017, al Papardo. Scagionati altri due camici bianchi
MESSINA – Francesco è nato nel febbraio 2017 al Papardo ed è salvo per miracolo, ma porta ancora i segni del parto travagliato della madre. Secondo il giudice la colpa è del ginecologo di turno che l’ha assistita, adesso condannato ad un anno è mezzo. La sentenza è del giudice monocratico Monica Marino che ha emesso il verdetto per il dottor Giovanni Cocivera.
La sentenza
Oltre alla condanna, ancora in primo grado e che sarà rivalutata dai giudici dei prossimi gradi di giudizio, il camice bianco dovrà pagare alla famiglia una provvisionale di 30 mila euro a testa. Scagionati invece gli altri due sanitari inizialmente indagati, il ginecologo di fiducia della donna e l’ostetrica, assolti dal giudice monocratico Monica Marino per non aver commesso il fatto. Erano assistiti dagli avvocati Domenico Andrè, Andrea Borzì, Giuseppe Torre, infine e Nicola Giacobbe per Cocivera, al centro di altre inchieste penali, negli ultimi anni.
La vicenda
La storia al centro del processo risale al 3 febbraio 2017. La giovane madre, alla quarantunesima settimana di gravidanza, si accorge della rottura delle acque e corre in ospedale. Qui attende di partorire fino alle 17 e oltre. Un parto naturale, ma il piccolo ha qualcosa che non va. La diagnosi arriva tre giorni dopo: sindrome ipertonica, encefalopatia ed ischemia. Francesco è rimasto troppo nell’utero, stabilirà l’inchiesta del sostituto procuratore Marco Accolla. Eppure il tracciato ha rilevato, intorno alle 16, la sofferenza fetale. Anche a questo punto, però, non è stato disposto il parto cesareo. In più, diranno i consulenti della Procura, il feto doveva essere monitorato prima, secondo procedura. Questo forse avrebbe rilevato i problemi del piccolo prima e consentito un tempestivo parto cesareo, evitando le lesioni al bambino.
