L'analisi dell'ing. Salvatore Leocata, ex dirigente di Rfi, sulla ferrovia Messina - Catania
Il destino della tratta ferroviaria storica tra Fiumefreddo e Giampilieri, destinata a essere superata dal nuovo raddoppio, continua a far discutere. Salvatore Leocata, ingegnere e già dirigente di Rete Ferroviaria Italiana, traccia i confini normativi e le prospettive di sviluppo per il territorio.
Il dibattito sulla stazione di Letojanni e la linea storica
“È in corso un dibattito tra sindaci, Regione, Rete Ferroviaria sul paventato mantenimento in esercizio dell’attuale linea storica, anche a lavori di raddoppio ferroviario completati, previsto in un atto della Giunta Regionale di ‘Apprezzamento’ di modifiche progettuali chieste dal Comune di Taormina, in coordinamento con Comuni di Letojanni e Giardini, per il miglioramento della nuova stazione di Taormina e altri interventi tra i quali la eliminazione della cosiddetta interconnessione di Letojanni di collegamento tra nuova linea e l’attuale stazione di Letojanni, auspicando, per quest’ultima indicazione, una ponderata riflessione per una scelta che priverebbe Letojanni di una propria stazione per cittadini e turisti”.
I vincoli della Valutazione di impatto ambientale
Per trattare l’argomento del riuso della linea storica, che riguarda in particolare la tratta Letojanni – Giampilieri mentre la Letojanni – Alcantara – Fiumefreddo presenta proprie problematiche che meritano un apposito intervento, l’ingegner Leocata sostiene che “occorre partire della indicazioni della Valutazione di impatto ambientale (VIA) nella quale concorrono le determinazione del Ministero della Cultura, documenti sono tutti recuperabili nel sito del Ministero dell’Ambiente”.
“Le indicazioni contenute nella VIA per la linea da dismettere sono: ‘… dovrà essere privilegiato il criterio di un suo recupero nella sua continuità, finalizzato al suo recupero come potenziale percorso ciclo pedonale vista la rilevanza storica del tracciato e il suo interesse paesaggistico. Questa soluzione potrà costituire un’alternativa di mobilità dolce per i collegamenti tra gli abitati costieri…’,” aggiunge l’ex dirigente Rfi, ricordando inoltre che “cinque anni prima della dismissione il Proponente dovrà sottoporre all’approvazione dl Ministero e degli enti a quella data presenti, il piano esecutivo della dismissione e del ripristino ambientale delle aree interessate dall’opera… con interventi a carico del Proponente”.
Fondi accantonati e tutela delle opere d’arte
Infine, prosegue Leocata, vi è “una ultima necessaria e fondamentale informazione, prevista dall’Ordinanza 49 di approvazione del progetto da parte del Commissario di Stato, ‘riguarda le modalità di utilizzo’ dell’importo di 30,7 milioni di euro accantonato per le prescrizioni che saranno oggetto di apposito Tavolo tecnico, coordinato dalla Regione Siciliana, con RFI, Enti territoriali e Soprintendenze competenti, sul riuso della linea storica e/o opere compensative non correlate direttamente alla funzionalità dell’intervento, con la ripartizione indicata nei QE riportati nella presente Ordinanza”.
In sintesi, sostiene l’ingegnere, “l’assetto progettuale per la linea storca Letojanni – Giampilieri privilegia un uso continuo come green-way di salvaguardia naturalistica a compensazione delle nuove opere, indica scadenze tempestive per il tavolo tecnico coordinato dalla Regione per l’utilizzo delle somme a disposizione per gli interventi di riuso. A completamento occorre ricordare che le richieste dei diversi comuni espresse in conferenza di servizio ne indicavano un riuso come via di fuga di protezione civile. In tale contesto non è coerente, e ritengo difficilmente accettabile, la proposta che prevede la demolizione di ponti e altre opere per ridurre a semplice sedime tali aree, opere sotto tutela per legge (anche Gallerie) che non possono essere demolite o modificate senza il parere della competente Soprintendenza dei BBCC di Messina che ritengo si misurerà con l’attuale contenuto progettuale”.
Una strategia condivisa per il territorio
“Tale contesto è una occasione per una strategia condivisa tra i Comuni per: la qualificazione urbanistica dei centri e dei lungomari, uno straordinario accesso con modalità ecologiche alle zone di balneazione e storiche, la sicurezza di centri abitati che necessitano di viabilità alternative rispetto all’unica strada che le attraversa, obiettivi che difficilmente potranno essere tutti raggiunti ma che ritengo debbano essere di ispirazione per le proposte da avanzare. In tal senso una soluzione è quella di attrezzare la piattaforma ferroviaria con una pista ciclopedonale estesa per l’intera linea storica che nell’ambito dei centri abitati abbia le caratteristiche di corsia stradale da utilizzare alla necessità per via di fuga. Le caratteristiche della linea e la larghezza della piattaforma consentano di realizzare tale riuso”.
L’ipotesi del trasporto metropolitano gommato
Un secondo livello più complesso, secondo l’analisi di Leocata, “può prevedere l’utilizzo della sede ferroviaria, con una sistemazione di base, per un collegamento di trasporto metropolitano tra i Comuni Jonici caratterizzati da una conurbazione spesso senza soluzione di continuità, per un accesso veloce tra i centri abitati e alle zone di balneazione e, al bisogno, una viabilità di sicurezza. Un servizio da realizzare con mezzi elettrici gommati di dimensioni ridotte di cui esistono già esperienze. Si tratta di una soluzione che mantiene tutte le caratteristiche di una green way di assoluta sostenibilità ambientale che può farla apprezzare nei tavoli istituzionali per il riuso della linea, richiede però la valutazione di investimenti e di gestione economica che oltre ad una visione condivisa dei Comuni coinvolge anche Provincia e Regione”.
“Altre soluzioni possono emergere da un dibattito che ancora ha dei margini di tempo,” conclude l’ex dirigente, “con la scommessa che le Amministrazioni dialoghino per un coordinamento che consenta di realizzare soluzioni di successo per tutti”.

Per certi versi fa piacere leggere oggi riflessioni e ipotesi di soluzione su una problematica che affonda le sue radici alla fine degli anni Settanta. Sono temi che riportano alla memoria un periodo in cui il territorio messinese era attraversato da grandi trasformazioni infrastrutturali, destinate a incidere profondamente sulla vita quotidiana di intere comunità.
In quegli anni l’Ufficio Tecnico Speciale delle Ferrovie, con sede nel palazzo del “Toro” nella centrale via dei Mille, era impegnato nella gestione dei lavori per il raddoppio della linea ferroviaria Messina–Catania. Particolare attenzione era rivolta alla tratta Giampilieri–Fiumefreddo, un segmento delicato sia per la complessità del territorio sia per la presenza di centri abitati e collegamenti viari già allora sottoposti a forti pressioni.
I cantieri si concentrarono soprattutto nell’area di Messina e nella sua provincia, dando origine a numerosi interventi che non riguardarono soltanto la ferrovia in senso stretto, ma anche una serie di opere collaterali destinate a migliorare la viabilità locale. Tra queste è significativo ricordare l’adeguamento dello scavalco ferroviario di Ponte Schiavo, un intervento che consentì finalmente un collegamento più agevole tra le zone collinari comprese tra Santa Margherita e Pezzolo e la fascia costiera.
Per gli abitanti di quelle aree l’opera rappresentò un cambiamento concreto: meno isolamento, percorsi più sicuri e una maggiore fluidità negli spostamenti quotidiani. Un esempio di come un’infrastruttura pensata per esigenze “macro” potesse produrre benefici tangibili anche a livello locale.
Riguardare oggi a quegli interventi significa non solo ricostruire una pagina importante della storia recente del territorio, ma anche comprendere come molte delle questioni attuali abbiano origini lontane. La memoria di quelle scelte, dei cantieri e delle soluzioni adottate può ancora offrire spunti preziosi per affrontare con maggiore consapevolezza le sfide infrastrutturali del presente e del futuro.
Ho iniziato col dire che “per certi versi fa piacere”, ed è davvero così. Ma farebbe altrettanto piacere poter conoscere soluzioni condivise e realmente orientate al mantenimento della storia del nostro territorio e alla salvaguardia di un paesaggio di straordinaria bellezza, unico al mondo. Auspico che vengano adottate scelte progettuali fondate sul rispetto dell’uomo e dei suoi ricordi, di chi vive questi luoghi ogni giorno e di chi li attraversa per scoprirne il fascino, offrendo la possibilità di muoversi e trasferirsi con comodità ed efficienza.
Chi scrive porta nel cuore la bellezza e l’incanto della Sicilia e, in particolare, ogni anfratto di quella costa che da Messina si spinge verso Taormina e Catania, un patrimonio che merita attenzione, cura e visione.