Mediterraneo sempre più caldo e tornado più frequenti: ecco lo studio - Tempostretto

Mediterraneo sempre più caldo e tornado più frequenti: ecco lo studio

Daniele Ingemi

Mediterraneo sempre più caldo e tornado più frequenti: ecco lo studio

giovedì 08 Settembre 2022 - 12:07

Lo studio scientifico ha evidenziato come un Mediterraneo sempre più caldo sia più avvezzo alla formazione di questi fenomeni vorticosi, anche con appena 1 grado di differenza

Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad un moltiplicarsi di avvistamenti di trombe marine e tornado sulle coste italiane, in parte dovuto anche alle nuove tecnologie e agli odierni social network, che rendono questi fenomeni sempre più visibili, rispetto a qualche decennio fa. Al netto di tutto ciò, negli ultimi anni, soprattutto sul Mediterraneo, si sta riscontrando una tendenza all’aumento di questi fenomeni meteorologi estremi, rispetto alla media climatologica degli ultimi decenni.

Come si sviluppano i tornado e le trombe marine?

Intanto bisogna precisare che trombe d’aria e tornado sono la stessa identica cosa. Per convenzione anche una banalissima tromba marina può essere definita un tornado, come ci spiega l’ampia letteratura scientifica. L’unica vera differenza fra un tornado e una tromba d’aria risiede nel temporale che l’ha generata. I tornado si formano dentro le celle temporalesche che presentano, al proprio interno, un moto vorticoso, indotto dalla presenza di una piccola bassa pressione dentro il cumulonembo, definita “mesociclone”.

Tali temporali, provvisti di un moto vorticoso interno, vengono chiamati “supercelle” e rappresentano il tipo di temporale più violento che si trova in natura. Anche da noi in Italia i temporali a “supercella” sono tutt’altro che rari, e possono formarsi sia in mare aperto (vedi il tornado di Pantelleria dello scorso anno) che sulla terra ferma.

Quale nesso esiste fra questi fenomeni e il cambiamento climatico?

Per rispondere a questa domanda, molto complessa, occorre usare il metodo scientifico, avvalendoci quindi delle leggi della termodinamica, rappresentata nei modelli meteorologici, attraverso la descrizione degli scambi di vapore acqueo e dei flussi di energia e calore tra il mare e l’atmosfera. La termodinamica, in questo caso, ci dice che per lo sviluppo di questi eventi molto localizzati, come un tornado, un parametro importantissimo è la temperatura superficiale del mare.

Questo perché un mare più caldo fornisce più energia ad un tornado, facendolo diventare anche particolarmente violento. Fino a quando questi tornado rimangono in mare, o si abbattono su aree non densamente abitate il problema non si pone. Quando, pero, questi eventi toccano terra, attraversando centri abitati, città o grandi poli industriali andiamo incontro a gravissimi danni, e purtroppo anche a tragedie.

Il nuovo studio scientifico sui tornado mediterranei

Un recente articolo scientifico, pubblicato sulla rivista internazionale Scientific Reports, ci spiega esattamente perché un mare più caldo, della media climatologica, può incentivare questi fenomeni vorticosi, come quelli osservati la scorsa settimana in gran parte della Sicilia meridionale. In questo articolo scientifico, gli autori, prendono come esempio il tornado che colpì la zona portuale di Taranto e lo stabilimento dell’ILVA, il 28 novembre 2012, causando un morto (un operaio dello stabilimento) e danni per ben 60 milioni di euro. Parliamo di un tornado, molto simile, per intensità, a quelli osservati lo scorso autunno nel sud-est della Sicilia.

Durante quell’evento tornadico la temperatura dello Ionio era di circa +1°C sopra la media climatologica del periodo (tra l’altro una media molto recente, perché riferita al ventennio 1985-2005, e dunque relativa ad un periodo in cui il riscaldamento globale era già avanzato).

Utilizzando i dati della temperatura del mare hanno applicato un modello meteorologico ad alta risoluzione (circa 1 km di passo di griglia), che si è rivelato in grado di riprodurre correttamente il percorso della “supercella”, da cui è nato il tornado di Taranto.

Gli stessi autori hanno effettuato un’altra simulazione con lo stesso identico modello, mettendo pero come riferimento temperature del mare con valori prossimi alla media climatologica del periodo. Quest’ultima simulazione ha dimostrato come, con una temperatura del mare di solo -1°C (quindi in media), la famosa “supercella” non si sarebbe formata, e quindi il tornado non si sarebbe sviluppato.

Lo studio, condotto da illustrissimi autori, come Mario Marcello Miglietta, Jordi Mazon, Vincenzo Motola e Antonello Pasini, ha messo in evidenza come il nostro Mediterraneo, diventando sempre più caldo, sia sempre più avvezzo a questo tipo di fenomeni violenti, che un tempo avevano tempi medi di ritorno decennali, se non addirittura secolari. E’ la loro intensità è destinata ad aumentare in modo più rapido una volta superato un certo valore di temperatura, con inevitabili ripercussioni sui nostri territori.

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