“Messina anni 50”, monumentale spaccato di costume e società di una città elegante e identitaria - Tempostretto

“Messina anni 50”, monumentale spaccato di costume e società di una città elegante e identitaria

Tosi Siragusa

“Messina anni 50”, monumentale spaccato di costume e società di una città elegante e identitaria

mercoledì 11 Marzo 2020 - 08:59

IN COPERTINA ACCADEMIA DELLA SCOCCA DI GIUSEPPE ZONA La Biblioteca Reg.le “ Giacomo Longo”di Messina possiede questo testo del 1999, Edizioni G.B.M., la cui seconda edizione è del Febbraio 2008 e prelude ad altre. Geri Villaroel, il prolifico autore, ringrazia per le foto, che inpreziosiscono in verità il testo, fra gli altri, i Di Paola, Vincenzo Franza, Massimo Mollica, Teresa Pugliatti, Franz Riccobono, Michelangelo Vizzini e Angelo Falzea. La prefazione, asciutta, di Vanni Ronsisvalle, apre con riferimento alle cose del mondo in quel decennio trattato nel testo, futili e non, come Roger Vadim che crea Brigitte Bardot e la guerra di Corea americana; ricorda poi che sul finire, quando Quasimodo vinse il Nobel, Montale “ne soffrì come un gattino col mal di pancia”. 20 anni dopo, riferisce il prefatore, ci sarebbe stata la frase di Sciascia nella prefazione a un Suo testo, “Messina non esiste”, poichè si lacrimava su quella realtà ( o irrealtà) a cui terremoto e guerra avevano consegnato la città . I Messinesi degli anni 50, che in linea dal resto del mondo parlavano di ricostruzione e rinascita, non avrebbero però mai compreso . Ronsisvalle ricorda gli emigranti siciliani per Germania, Belgio e Australia con le loro valigie di cartone, ma lo scempio edilizio era ancora da venire e gli intellettuali locali riparavano a Milano e a Roma, come Felice Canonico. Benemerito è senz’altro chi è rimasto e può, secondo Ronsisvalle, raccontare quegli anni di eroi, antieroi e trucibalde macchiette senza la melassa della nostalgia, prima della caduta dei platani e della voglia di emulare Las Vegas dei Messinesi. A mio avviso, però, l’intensa scrittura di Villaroel non è caratterizzata da un puro descrivere con asettico commento i fatti trascorsi, i personaggi e gli eventi, poichè ora il passato turba l’autore (e la sua rievocazione, a confronto con il pesante presente, lo lascia trasparire) ora è oggetto di ironia bonaria, difficilmente la si può definire un mero resoconto . Così come, l’intitolazione vuole solo significare che il focus è su Messina in quegli anni, mitici, di ripresa per la nostra città, anche se inevitabile diviene l’andirivieni fra passato e futuro e che la narrazione si arricchisca, allargando gli orizzonti spaziali, anche a enunciare i fatti salienti del mondo. Oggi che piazza Cairoli è tematica trattata con il connesso progetto di rigenerazione, mi voglio soffermare sul ritrovo Irrera, elemento di polarità allocato nella piazza in parola, rifatto dall’arch. Filippo Rovigo, con pannelli pregevoli, raffiguranti la favola di Orfeo, di Peppino Mazzullo con il ceramista Melandri, e sulla sua emanazione “Irrera Mare”, terrazzo a mare della Fiera, che accolse la Rassegna Internazionale della nuova Produzione Cinematografica, e Messina si aprì al fantasmagorico mondo del cinema e ai divi internazionali. Renato Irrera era il proprietario e gestore, il Comm. Ballo il gran patron della manifestazione . Nel 1958 arrivarono i David di Donatello. Film rappresentativi del decennio “ La Valle dell’Eden” e “ Il Gigante” con James Dean; Elsa Martinelli, mannequin, rappresentò il contraltare alle maggiorate americane come Marilyn Monroe e alle italiane, le Miss, Loren, Lollobrigida, e Bosè, che poi sarebbero state felicemente avviate al mondo cinematografico. Il turismo era florido e adeguata la ricettività alberghiera( come per es. il Grand Hotel di Musco). L’opera dei Pupi imperversava ancora e la goliardia delle tradizioni, anche accademiche, era un tratto caratteristico, così come la sfilata dei carri allegorici per le principali vie cittadine. Le chiese e i conventi ospitavano rappresentazioni teatrali . Gli spettacoli teatrali e la rivista avevano quali protagonisti nomi di richiamo, come al cine-teatro Savoja con Toto’, Macario, Wanda Osiris e D’Apporto. Al piano superiore del Savoja si affittò a M.Mollica una saletta, ove venne creato il “ Ridottissimo”. Il tram era affollatissimo, i Bagni “Vittoria” erano frequentati dalla Messina chic, e poi lo furono gli stabilimenti “ Principe Amedeo” poi ancora i lidi di Mortelle. La città si reggeva sulla riuscita triangolazione Ritrovo Irrera, Libreria Ospe di Antonio Saitta e la Barberia del Cav. Giuseppe Parisi. Nel 54 iniziava il servizio televisivo, il dialetto imperversava, ma anche le lingue straniere. Espressioni come “di chi bai” “spitittatu” “ chi nic nac” “ a tinchitè” e “caravigghianu” oggi non si sentono più e i venditori di gelsi neri sono scomparsi, come lo “ strazzafacenni “ nei pressi degli uffici pubblici, la pescheria sul lungomare, le putie e le cucine popolari, da Don Fano a Costa. Fra i ristoranti allora primeggiavano “Nunnari “, “Borgia”, e lo “Sporting Club”, e “ Lina “ e “ La Napolitana” sui laghi di Ganzirri e più avanti era in auge il ritrovo “Granatari”. Le “ Varette”, il “Vascelluzzo” e la “ Vara “ con la sfilata di Mata e Grifone erano momenti d’eccellenza e in pieno fervore i miti, come Scilla e Cariddi e Colapesce, legati al mondo della marineria messinese, e la caccia del pescespada sulle feluche. Iniziavano a tenersi comizi politici (De Gaspari Almirante,Togliatti). Lo sport era presente a vari livelli , si disputavano le gare automobilistiche, e i concorsi ippici, la Fiera Campionaria era in pieno auge, le boutique cominciavano ad apparire e così gli ateliers per signora, come Madama Ferraro, De Domenici, Rotino, Siracusano, che organizzavano defilè con capi d’alta moda. Fra i circoli, quello della Borsa,il Thalatta, il Rotary Club, la Società Messinese di Storia Patria, il Gabinetto di Lettura. L’Accademia della Scocca e il Gruppo del Fondaco si riunivano all’Ospe; l’Accademia Peloritana dei Pericolanti era in grande spolvero e al Rettore Gaetano Martino succedeva Salvatore Pugliatti; da Messina partivano i fervidi momenti della conferenza dall’1 al 3 giugno del 55, che diedero vita alla CEE nel 1957 , si parlava già del Ponte di Messina e le architetture del dopo terremoto presentavano elementi di liberty e di eclettismo, che assommava gli stili neorinascimentale e neoclassico. Importanti furono le opere del messinese Camillo Puglisi Allegra, di Gino Coppedè, Cesare Bazzani, Antonio Zanca , Marcello Piacentini, Ernesto Basile , Camillo Autore e Alessandro Giunta. Gli anni 50 si aprirono con il VI governo De Gasperi, Gronchi divenne Pres. Rep., dopo Enaudi; l’Italia veniva ammessa all’ONU, La Loggia era Pres. Reg. Sic. e poi sarebbe stato rieletto; in Francia si avvicendava il governo De Gaulle e poi Charles De Gaulle sarebbe diventato Capo dello Stato; Eisenhower veniva rieletto Presidente degli Stati Uniti ; nel 1959 la Rivoluzione Cubana, con Batista deposto da Fidel Castro. Moriva Lugi Sturzo.

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