Nessuna responsabilità per il decesso di Matteo nel 2024. Ecco perché i 6 medici escono dagli accertamenti
Va in soffitta il caso del piccolo Matteo, il neonato venuto alla luce all’ospedale Papardo il 15 luglio 2024 e deceduto il giorno dopo. La giudice per le indagini preliminari Arianna Raffa ha archiviato l’ipotesi di reato di responsabilità medica per i sei camici bianchi inizialmente indagati, difesi dagli avvocati Antonia Russo, Giovanni Randazzo, Nunzio Rosso, Giuseppe Carrabba, Antonino Cappadonna e Manuela Mancuso. Per la Procura, che ha chiesto l’archiviazione del fascicolo penale, non sono ravvisabili responsabilità dei ginecologi e gli altri professionisti coinvolti nella vicenda. La conclusione della PM Anna Maria Arena, titolare dell’inchiesta, si basa sul dossier dei medici legali che, dopo aver effettuato l’autopsia sul corpo del piccolo, hanno analizzato le cartelle cliniche e gli esiti degli accertamenti.
Morte del piccolo Matteo, caso archiviato ecco perché
In estrema sintesi le conclusioni dei dottori Fabrizio Venaria, Nicola Cassata e Marco Farina indicano che non sono ravvisabili condotte penalmente rilevanti, da parte dei medici. La consulenza ricostruisce il travagliato parto: i tracciati precedenti al ricovero, il ricovero con una data stabilita per il parto, poi anticipato (senza averlo previamente concordato, dicono i genitori del piccolo nella denuncia formalizzata con l’avvocata Maria De Salvo. Il parto sembrava essere andato regolarmente e inizialmente Matteo stava bene. E’ stato però intubato prestissimo ed è spirato in poche ore. La causa della morte è, secondo i consulenti, una infezione che ne ha compromesso le capacità cardio respiratorie. L’aver anticipato il parto e aver optato per il cesareo anziché il parto naturale ha influito? Non c’è letteratura che indichi quale scelta fare, nel caso presentato dal bambino al momento del ricovero, scrivono i consulenti, e non potendo analizzare la placenta – smaltita dopo il parto – non è possibile avere informazioni in più sulla bontà della scelta del medico di anticipare ed effettuare il cesareo. Perché Matteo ha contratto l’infezione? In mancanza di indagini sulle condizioni ospedaliere è più probabile che l’infezione sia stata contratta durante il parto stesso, dalla madre, concludono i periti della Procura, indizio ne sarebbe anche il fatto che il neonato ha accusato prestissimo i primi problemi.
Una gravidanza travagliata
La morte di Matteo è stata una tragedia immane per i genitori. La madre aveva provato per anni a dare alla luce un bimbo, non riuscendo a portare a termine varie gravidanze per molteplici problemi e questa volta aveva fatto ricorso alla procreazione assistita. All’inizio di luglio la ginecologa di fiducia che aveva ipotizzato di anticipare il parto, fissato per il 5 agosto, perché il feto sembrava sotto peso. Un secondo ginecologo li aveva invece indotti ad andare avanti col parto naturale come inizialmente fissato, non ravvisando problemi al feto. Il 12 luglio la donna era entrata in ospedale dove il 15 luglio le era stato comunicato che il parto sarebbe avvenuto col cesareo, il giorno stesso. Matteo è venuto alla luce ma il suo cuore ha smesso di battere il giorno dopo.

