Messina è di tutti, stop alle "privatizzazioni" dei suoi luoghi

Messina è di tutti, stop alle “privatizzazioni” dei suoi luoghi

Marco Olivieri

Messina è di tutti, stop alle “privatizzazioni” dei suoi luoghi

domenica 22 Giugno 2025 - 07:25

Gli accessi al mare, l'invasione dei tir, la Bandiera blu come responsabilità. In primo piano l'idea di bene pubblico in una città da liberare

di Marco Olivieri

MESSINA – Spazi pubblici da riconquistare. Per ritrovare un’identità e rinnovare l’immagine e l’essenza della città. Messina può rinascere se ritrova fiducia nelle sue tante zone da sottrarre all’oblio. C’è un filo comune tra la spiaggia ritrovata e festeggiata al Ringo, il recupero di un’area occupata all’Annunziata e il tema caldissimo degli accessi al mare. E si chiama bene pubblico, nel segno dell’uso collettivo di un patrimonio che appartiene a tutti. Così come la Bandiera blu è una responsabilità, e non un traguardo raggiunto, con il dovere di alzare il livello dei servizi e la cura del territorio.

Contro la privatizzazione di tanti spazi e la tendenza a deturpare la bellezza di Messina, o renderla accessibile solo a pochi, bisogna battersi. E non arrendersi mai. Anche da questo passa il recupero di una città che, nel tempo, necessita di un radicale ripensamento di luoghi e scenari. Dimensione della cittadinanza e democrazia vanno di pari passo con una riappropriazione di panorami, spiagge, palazzi e case abbandonate, squarci di bellezza che nemmeno immaginiamo di avere. Anche da qui parte un cambiamento necessario. Tocca a chi rappresenta le istituzioni accelerare questi processi.

L’articolo 41 della Costituzione è chiaro: “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”.

Dall’invasione dei tir in città all’acqua pubblica, liberare Messina si può

Questo significa che nessun privato (impresa o cittadino) può piegare a fini personali spazi e beni di cui devono usufruire tutti. Da qui passa una nuova qualità della vita che investe anche il traffico cittadino, le isole pedonali e il mare e la bellezza come scenario da valorizzare. Non meno importante, la liberazione dai tir in città, acuita dagli eterni problemi legati al porto di Tremestieri.

Aria, acqua pubblica (come ricorda il comitato “Vogliamo l’acqua dal rubinetto”), terra: liberare Messina si può. Ma serve una politica, a tutti i livelli, all’altezza delle necessità di una città per troppo piegata all’interesse privato.

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3 commenti

  1. Fra poco inizierà la schiavitú dei lavori del ponte…credo che ve ne stiate ricordando troppo tardi di liberare Messina

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  2. Marcella Millimaggi 23 Giugno 2025 07:58

    A quando l’apertura dei cancelli sul Tirreno nel tratto dal Pilone al lago? o quello non si puote perché non si vuole là ove “tutto” si puote? Vorrei dire che sono cancelli su suolo demaniale!

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  3. Nicola Comunale Rizzo 23 Giugno 2025 08:11

    Bisogna convincere la maggioranza dei cittadini che il bene pubblico è ancora più importante del bene della propria casa!

    Ricordo — a chi se lo fosse dimenticato — che il bene pubblico comprende:

    I beni culturali, da proteggere e rispettare (senza trasformare le piazze storiche in spiagge per sport su sabbia);

    La viabilità pedonale, continua e libera da ostacoli, buche e inciampi;

    La viabilità veicolare, scorrevole e ben organizzata;

    I parcheggi interrati, non quelli realizzati sulle strade che coprono i torrenti (come in zona Europa, Giostra, Annunziata, ecc.);

    Il tram, che non inquina, e, se possibile, siano realizzate tratte sotterranee dove sia necessario;

    Spiagge libere, pulite e attrezzate, con docce, servizi igienici, bagnini e pronto soccorso e senza barche di plastica, o abbandonate;

    Il fronte mare, visibile e fruibile senza impedimenti né privatizzazioni (porto storico, ex Fiera, Caronte & Tourist, distributori di carburante, club privati);

    Servizi pubblici efficienti, come la presenza attiva dei vigili urbani, acqua potabile, trasporti affidabili, ambulatori sanitari funzionanti;

    Il decoro urbano, tramite la rimozione legale di edifici pericolanti, abbandonati o che deturpano la bellezza del paesaggio urbano;

    Igiene e pulizia, sia nel tessuto urbano che lungo le strade che collegano la città ai borghi e alle statali;

    Arredo urbano in buone condizioni e illuminazione pubblica efficace, orientata verso il basso per illuminare le strade e non le stelle;

    Attività culturali autentiche, con musei e forti dei monti aperti e accessibili;

    Incentivi concreti, come l’esenzione fiscale per i primi tre anni, per favorire l’apertura di nuovi bar, meglio se con specializzazioni diversificate.

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