Messina. Eredità contesa, al centro nota gioielleria

Messina. Eredità contesa, al centro nota gioielleria

Alessandra Serio

Messina. Eredità contesa, al centro nota gioielleria

mercoledì 26 Agosto 2026 - 20:23

La compagna del defunto si rifà una vita e i soci l'estromettono dalla più nota rivendita autorizzata di Rolex cittadina. Indaga la Procura

Messina – Lui 55 anni, lei 20 di meno. Lui titolare della più prestigiosa gioielleria di centro città, centro autorizzato Rolex, lei la compagna non ricca di famiglia. Una unione solida tanto che dalla coppia nascono due figli. Quando lui muore, però, scoppia la contesa per l’eredità e lei e i figli vengono estromessi dall’azienda di famiglia. Adesso sul caso indaga la Procura di Messina che ha aperto una inchiesta. Ad accendere i riflettori della magistratura è la denuncia della donna, assistita dagli avvocati Salvatore Silvestro e Francesco Di Giovanni, che accusa i parenti del defunto: “Hanno prodotto atti falsi”.

“Non puoi rifarti una vita, sei fuori”

Tutto comincia nel 2023 quando il titolare della notissima rivendita di centro città muore, lasciando in eredità alla compagna, a nome dei due figli ancora minori, il 20% della società. Le quote valgono poco meno di 159 mila euro, su un ammontare sociale di 790 mila euro circa. All’inizio del 2024 il giudice tutelare autorizza la donna a subentrare nell’esercizio delle quote e quindi a partecipare alla vita della società. Lei, vedova e giovane, nel frattempo si rifà una vita e comincia a frequentare un uomo. Una cosa che non piace alla famiglia del gioielliere scomparso che, nell’autunno dello stesso anno la estromette di fatto dall’azienda, accusandola – denuncia lei – proprio del “tradimento” della memoria del defunto.

Contesa ereditaria in gioielleria, la denuncia

Nel 2026 per lei una ulteriore doccia fredda: scopre infatti per pec che, con atto notarile, i soci hanno estromesso formalmente lei e i figli. Nell’atto del notaio i parenti del defunto dichiarano infatti che lei non ha mai partecipato alla vita della società e di aver liquidato la quota degli eredi, ascrivendo alcuni bonifici proprio alle somme della liquidazione. Ma quelle somme, sostiene invece lei, rappresentano la ripartizione degli utili societari del periodo precedente e non la liquidazione delle quote, alla quale non avrebbe mai acconsentito. Da qui la denuncia per falso e altri reati e la richiesta di sequestro cautelativo delle somme.

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