Alla ricerca della verità dopo ventotto anni
Era il 15 gennaio 1998, esattamente 28 anni fa. Il chirurgo messinese Matteo Bottari veniva ucciso mentre era a bordo della sua auto, mentre era di rientro a casa. Ora la Procura di Messina ha ufficialmente riavviato le procedure inquirenti, ipotizzando un filo rosso che collegherebbe quell’esecuzione a un altro fatto di sangue avvenuto quindici anni dopo e al suicidio del gastroenterologo Giuseppe Longo.
Il nesso tra due delitti e un suicidio
Il magistrato Antonio D’Amato, attualmente a capo degli uffici inquirenti di via Tommaso Cannizzaro, sta coordinando un pool composto da Rosa Raffa e Piero Vinci per esaminare possibili convergenze tra il caso Bottari e l’assassinio del guardiacaccia Epifanio Zappalà, ucciso nel territorio di Cesarò nel marzo 2013.
L’elemento di contatto sarebbe proprio Longo: sospettato in passato di aver avuto un ruolo nel delitto del collega universitario, il medico finì poi sotto la lente della magistratura etnea per la morte del forestale di Misterbianco. Le attuali verifiche mirano a stabilire se dietro i due omicidi possa esserci una matrice comune o, addirittura, l’impiego della medesima strumentazione balistica.
Le tecnologie odierne per un caso freddo
Le operazioni, condotte sul campo dai Carabinieri sotto la direzione del colonnello Lucio Arcidiacono, stanno sfruttando le moderne potenzialità delle analisi scientifiche. Sotto esame ci sarebbero reperti dell’epoca e testimonianze raccolte di recente, nel tentativo di dare un senso a quel mosaico di reticenze e zone d’ombra che per quasi tre decenni ha protetto i responsabili dell’agguato avvenuto lungo il viale Regina Elena.
L’obiettivo degli inquirenti è scardinare quel sistema di complicità interne agli ambienti accademici e criminali che portò all’archiviazione del caso come un mistero insoluto. La comparazione dei profili genetici e lo studio degli armamenti utilizzati rappresentano i pilastri di questa nuova offensiva legale contro il tempo e l’oblio.
Un labirinto di sospetti tra le corsie del Policlinico
La riapertura del faldone scuote nuovamente le fondamenta dell’Ateneo messinese, ricordando il clima di tensione che culminò con la morte di Bottari. Le vecchie carte processuali, che videro Longo uscire pulito dalle accuse di infiltrazioni malavitose, vengono ora rilette alla luce del suo tragico gesto finale, avvenuto proprio quando la pressione investigativa per il caso Zappalà si era fatta più stringente.
