La sentenza al processo nato dalla denuncia di chi si era scoperto titolare a sua insaputa
Messina – E’ finita con tre assoluzioni e una condanna il processo a quattro messinesi accusati di aver fatto acquisti, in periodo di pandemia, con la Family Card di altre persone. O meglio, l’accusa contestata era truffa aggravata perché, secondo la Procura, i quattro (tre donne e un uomo) avevano usato i dati di altri cittadini per ottenere il beneficio riconosciuto nel 2020 dal Comune di Messina, compiendo poi con la card dei piccoli acquisti di generi alimentari. I reali titolari se ne sono poi accorti perché, quando hanno provato a registrarsi nell’apposita piattaforma, la procedura non è andata a buon fine perché risultavano già titolari del beneficio. Da lì la denuncia e il processo, concluso in primo grado davanti al Tribunale con una sola condanna. I quatto erano accusati di sostituzione di persone e truffa.
Spese con la family card altrui, la sentenza
La condanna è arrivata soltanto per Danilo Romano: un anno per quattro episodi, quattro “spese”, in sostanza, mentre tutte le altre accuse contestategli sono cadute. Assolte le tre coimputate ed ecco perché: il giudice ha riqualificato il reato da truffa a indebita percezione di erogazioni pubbliche, che viene punito penalmente soltanto sopra la soglia di circa 3 mila euro. Le imputate avevano invece compiuto spese per piccole cifre.
Spese piccole, sentenza assolutoria
Le tre quindi escono dal processo penale ma per loro scatteranno le sanzioni: il giudice in sentenza ha disposto la trasmissione del fascicolo all’autorità amministrativa per disporre quanto dovranno pagare. Il Tribunale ha quindi accolto le tesi dei difensori, gli avvocati Ignazio Panebianco, Cinzia Panebianco, Nino Cacia, Gabriele Lombardo e Salvatore Carroccio.

