Le crociate di Messina come i "Jalisse": prima "Fiumi di parole", poi.... - Tempostretto

Le crociate di Messina come i “Jalisse”: prima “Fiumi di parole”, poi….

Rosaria Brancato

Le crociate di Messina come i “Jalisse”: prima “Fiumi di parole”, poi….

domenica 04 Novembre 2018 - 08:19
Le crociate di Messina come i “Jalisse”: prima “Fiumi di parole”, poi….

Con la stessa veemenza con la quale ci appassioniamo per alcune settimane alle tematiche, poi ce ne dimentichiamo, come se non fossero mai esistite.

La verità è che ai messinesi manca la costanza, la perseveranza.

Periodicamente veniamo colti dal “sacro fuoco” per crociate che durano intere settimane, ma poi, così come sono apparse nel nostro orizzonte spariscono, inghiottite dal nulla. Per poi magari tornare di moda in vista di una campagna elettorale.

Spesso ho pensato di fare una rubrica fissa, dedicata al “comu finiu” per includere tutti quegli argomenti che finiscono in soffitta non perché siano stati risolti, ma per una strana forza di gravità che li fa finire nei cassetti.

Sono un po' come i Jalisse, che con il brano Fiumi di parole (il paragone calza a pennello), vinsero a Sanremo, ma finirono per tanto tempo dimenticati. Nel loro caso c’entra il controllo delle vendite tra gruppi di potere, ma così come i Jalisse furono una meteora, allo stesso modo accade a Messina con tante problematiche.

Proviamo a fare un piccolo elenco dei “Jalisse di Messina”, argomenti per i quali sono stati scritti e detti soltanto “Fiumi di parole”….

IL PATTO PER LA FALCE: era l’ 8 febbraio del 2016 quando fu firmato il Patto per la Falce, in pompa magna e alla presenza dell’allora presidente della Regione Crocetta (disse “è un momento storico”). Quel giorno si sfiorò l’incidente diplomatico tra l’ex Rettore Navarra e l’ex sindaco Accorinti per la “location” della firma. Quel Patto era già figlio di quasi due decenni di annunci, impegni solenni, proclami sul futuro della Falce. Venne presentato come un giorno epocale che avrebbe cambiato per sempre le sorti dell’”Araba Fenice”, facendola risorgere dalle ceneri dell’inceneritore di San Raineri. Il cronoprogramma si arenò quasi subito. Se ne è tornato a parlare, giusto il tempo di 24 ore, nella primavera di quest’anno, durante la campagna elettorale. Ma il momento storico dell’8 febbraio 2016 è destinato a diventare un momento come tanti altri. Il Patto per la Falce più che araba fenice è una figura mitologica, che non si sa più cosa sia, quando diverrà reale e con quali tempi.

LA SEDICESIMA AUTORITA’ PORTUALE: l’Autorità portuale dello Stretto, è nata, come ormai accade spesso a tutti i livelli, per comunicato stampa dopo quattro anni di polemiche. In principio, il 18 agosto 2014, fu il “Patto per l’Autorità portuale di Messina e Gioia Tauro”. Per i successivi due anni a scadenza periodica, scoppiava la polemica e la protesta. L’ex ministro Delrio, incurante di qualsiasi voce venisse da Messina, ci accorpò a Gioia Tauro nel 2016. “A babbo morto” la protesta si fece più veemente per altri due anni. Cambiato il governo l’unica cosa reale che abbiamo è l’annuncio della nascita della sedicesima autorità portuale. Non siamo né carne né pesce. Nel frattempo il commissariamento sta per scadere.

EX OSPEDALE MARGHERITA: In base al periodo storico ed a chi guidava il Comune o la Regione, le sorti dell’ex ospedale cambiavano. Un po' come il “prezzemolo” che può stare in più pietanze, lo stesso è stato con la storica struttura. C’è chi vi ha visto un parcheggio, chi un polo museale, chi la cittadella della salute, chi cittadella dello sport, chi il distaccamento dei vigili del fuoco. Frattanto spesso e volentieri vandali e vagabondi l’hanno usata come base d’appoggio. L’ultimo risultato l’ha ottenuto l’ex presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, fissando la destinazione definitiva di una parte dell’area per realizzare la Cittadella della cultura (dovrebbe trasferirsi lì anche la Sovrintendenza ai beni culturali). Al momento è usato un solo padiglione dall’Asp.

IL WATER FRONT: questo è un tema appassionante solo in campagna elettorale. Cronisti e candidati ai vari ruoli istituzionali si lasciano andare ai sogni, immaginano un lungomare come quello di Barcellona di Spagna o più prosaicamente di Reggio Calabria. Abituati come siamo alla discarica di Maregrosso ed alla costa ridotta a letamaio, persino la riqualificazione della Fortezza di San Salvatore ci sembra una chimera. Eppure, parafrasando Shakespeare sono solo sogni di una notte di mezza campagna elettorale. Chiuse le urne l’affaccio a mare torna ad essere quello che è.

Il fallimento di una città che è seduta su uno scrigno ma lo utilizza come sgabello (per non dire altro).

POLO ONCOLOGICO: una delle ultime immagini che ho in mente è il taglio del nastro dell’ex assessore regionale alla sanità Massimo Russo all’inaugurazione DI UN REPARTO. Il sogno di Saverio D’Aquino sembra il film “Pensavamo fosse amore ed invece era un calesse”. L’ex leader del Pli, ex sottosegretario, sognava l’oncologico al Papardo, ma in scena è andato un altro film, quello di una guerra tra baroni della sanità. Mentre scorrevano i titoli di coda l’eccellenza è andata a Catania (si sa, tra i due litiganti il terzo gode) ed a Messina al Papardo abbiamo applaudito per l’inaugurazione di un reparto. Un paio di anni dopo quel taglio di nastro per quel che restava dell’oncologico, fu l’ex dg del Papardo Vullo a denunciare d’aver trovato scantinati macchinari e apparecchiature rimaste intatte (intatte come la vergogna di chi ci ha rappresentato in questi decenni).

ISOLA PEDONALE IN VIA DEI MILLE: Così come l’estate di San Martino annuncia che l’inverno è alle porte, allo stesso modo quando si inizia a parlare dell’isola pedonale di via dei Mille, capisci che il Natale è vicino e inizi a prendere gli addobbi dallo sgabuzzino. Per 5 anni è stata una crociata, la tematica ha rappresentato il confine tra il bene e il male, tra i buoni (chi era a favore) e i cattivi (chi era contro). Se al riguardo non avevi un’opinione venivi guardato con sospetto e rischiavi l’esclusione da qualsiasi dibattito, conviviale o tavolata tra amici. Ma dopo tanti anni siamo sempre al punto di partenza. Come direbbero i Jalisse: Fiumi di parole tra noi……

IL PONTE: è l’ ever green che scandisce le campagne elettorali sin dai tempi di Cesare Augusto. E’ come quegli artisti che incidono un brano solo a Sanremo e poi si eclissano per un anno. Puntuale il Ponte torna ad ogni discorso elettorale, per sparire già il giorno delle votazioni. Non importa se vince un “pro” o un “contro”. Sistematicamente l’argomento viene seppellito per gli anni successivi.

CASA DEL PORTUALE: Se non l’avessero occupata, nella primavera del 2013, nessun messinese si sarebbe preoccupato delle sorti dell’immobile. Invece per quasi due anni, tra occupazione, sgombero, rioccupazione e risgombero, divenne argomento tra favorevoli e contrari. Cessata l’occupazione è tornata nell’oblio ed il fervore che aveva fatto puntare il dito in quei mesi, svanì nel nulla. Da due anni al messinese perbenista e moralista non importa più nulla delle sorti di quell’edificio. Al messinese non importa un fico secco dei beni da valorizzare o riqualificare. A noi importa solo che se qualcuno indica la luna noi non solo guardiamo il dito, ma glielo mozziamo proprio.

……

Questi puntini sono per tutte le altre canzoni che abbiamo cantato per una sola stagione dimenticandole subito dopo.

Rosaria Brancato

LA RICHIESTA DI PRECISAZIONE DELL'UFFICIO STAMPA DEI JALISSE

In qualità di ufficio Stampa dei Jalisse Le chiedo gentilmente le motivazioni per cui gli stessi Jalisse debbano essere considerati meteora utilizzando in extremis il concetto di oblio. Nel periodo di assenza dall'Italia, il duo ha lavorato a livello internazionale per poi ritornare "vincitore" nel nostro Paese, più forte di prima.

Gli stessi Jalisse stanno vivendo un momento mediatico importante e in particolare Alessandra Drusian: perché continuare a gettare scredito su artisti che tutto hanno tranne l'oblio? Auguro a chiunque di vivere il percorso che Fabio e Alessandra hanno e stanno professionalmente vivendo, nonostante continui e gratuiti attacchi, soprattutto nell'ambiente politico. E' forse perchè ci sarebbe più bisogno di persone come loro…con la loro professionalità e umanità?

Voglio pensare che – non avendo altri termini di paragone abbia voluto far riferimento solo per gli storici "Fiumi di parole".

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Un commento

  1. Mi dispiace doverlo ammettere, ma forse è vero che la definizione di “bbuddaci” calza a pennello ai messinesi…

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