Lo sguardo di un professionista milanese innamorato dello Stretto: la qualità della vita, la bellezza del patrimonio e le note dolenti su pulizia, doppia fila e rispetto delle regole stradali
Riceviamo e pubblichiamo una lettera arrivata in redazione da un nostro lettore, Paolo Beretta.
Gentile Direttore, scrivo queste righe come un messinese adottivo. Sono un professionista del mondo dei media, vivo a Milano ma da quattro anni scelgo di trascorrere lunghi periodi a Messina. Dopo esperienze all’estero e in città italiane di dimensioni simili, ho scorto qui qualcosa che altrove non ho mai trovato: un equilibrio, un carattere, una qualità della vita che nel tempo mi hanno conquistato. Quest’anno sono in città da quattro mesi e ne trascorrerò almeno altri quattro. Messina mi ha accolto, mi diverte, mi sorprende, e soprattutto mi sembra una città in miglioramento. Lo percepisco parlando con molti messinesi e lo ritrovo anche nel recente risultato elettorale, che ha visto una fiducia pienamente riconfermata nell’attuale sindaco.
Non pretendo certo di affrontare la complessità dell’amministrare una città, né di esaurire i problemi che inevitabilmente la riguardano. Vorrei però condividere due osservazioni che, vivendo Messina quotidianamente, mi colpiscono come osservatore esterno.
I problemi di pulizia e manutenzione
La prima riguarda il decoro urbano. Pur riconoscendo che passi avanti siano stati fatti, siamo ancora lontani dagli standard europei e da quelli di molte città italiane. Vivo da quattro mesi in via Noviziato Casazza e non ho mai visto la strada essere spazzata. In giro per la città scorgo operatori ecologici – pochi – teneramente armati di sola scopa, davanti a cumuli di foglie e rifiuti. A loro va il mio rispetto, agli incivili che sporcano va invece una menzione di disonore. Ma mi chiedo: dove sono i mezzi meccanici? Perché non si vedono? Si rinnovano le flotte dei bus, e questo è positivo, ma perché non investire con pari decisione in strumenti adeguati per la pulizia? La mancanza di decoro non è solo pulizia carente: è marciapiedi divelti, aiuole non curate, reti arancioni che coprono buche da mesi, quel senso di sciatteria che fatica a scomparire, seppur in regressione. Mi domando se non sia possibile immaginare un intervento straordinario, concentrato, che dia un segnale forte in questo senso.
La giungla della strada tra rossi bruciati e doppia fila
La seconda riguarda la sicurezza stradale. Guidando molto più del solito, ho assistito a un fenomeno che definirei senza esitazioni scioccante: motorini – e spesso anche auto – che bruciano il rosso a ogni incrocio. Non esagero, accade veramente sempre. È un comportamento criminale, mai visto nelle molte città in cui ho vissuto. È davvero impossibile installare telecamere e sanzionare? A questo si aggiunge la quasi totale assenza di segnaletica orizzontale: strisce pedonali, stop, linee di margine. Anche questo è decoro, oltre che sicurezza.
Infine, un tema che so essere molto sentito: la doppia fila. Mi è capitato più volte di restare imbottigliato per questa abitudine ricorrente. Una sola volta ho visto intervenire dei vigili urbani: sul Viale Europa, hanno fatto spostare le auto, senza elevare multe. Risultato: dopo cinque minuti la doppia fila era di nuovo lì, identica. Su questo punto invocherei la massima severità: multe, multe e ancora multe. Non per punire, ma per educare. La scusa della mancanza di parcheggi regge poco: cercando, un posto si trova quasi sempre (inviterei gli amici messinesi a cercare parcheggio a Milano, lì si è un vero inferno). Mi pare piuttosto che molti preferiscano scendere dall’auto ed entrare nel negozio senza fare nemmeno qualche passo, incuranti del senso civico e del disturbo che recano agli altri cittadini.
La bellezza che resiste e la riscoperta della città
Queste criticità cozzano ancor di più con la bellezza che Messina sa regalare ogni giorno con i suoi squarci di cielo azzurro e limpido sullo Stretto, incorniciati dalle guglie di Cristo Re e del Duomo, con il Pilone che chiude un panorama che sembra un’opera d’arte viva. È una città ricca, gelosa delle proprie tradizioni culturali e culinarie, dotata di un patrimonio artistico che resiste ed esiste, nonostante la caduta rovinosa del 1908. In questi mesi mi sto anche avvicinando – con qualche fatica dovuta al mio siciliano ahimè ancora zoppicante – agli scritti di Maria Costa, che restituiscono una Messina poetica, profonda, radicata. Proprio per questo, anche da ospite, sento il desiderio di contribuire con un punto di vista costruttivo, nella speranza di vedere questa città fiorire ancora di più.

