Milazzo, la storia del quartiere di San Papino - Tempo Stretto

Milazzo, la storia del quartiere di San Papino

Santi Cautela

Milazzo, la storia del quartiere di San Papino

giovedì 12 Settembre 2019 - 11:31
Milazzo, la storia del quartiere di San Papino

Non tutti conoscono la storia del quartiere che vive tra i due mari e contiene oggi gran parte della popolazione del centro milazzese.

Non molti sanno che il quartiere più popoloso di Milazzo conserva una storia affascinante. Scopriamo quindi, con l’aiuto di Massimo Tricamo e degli archivi della Società Storia Patria, le vicende di questo grande quartiere.

Correva l’anno 1618 ed il Padre Benigno da Genova giungeva a Milazzo per rilevare l’antica chiesa di S. Papino, annettendovi un convento di nuova costruzione che avrebbe dovuto ospitare i Frati Minori Riformati. Un convento che sarebbe sorto in aperta campagna, in una zona periferica di Milazzo. Proprio in quegli anni il fronte occidentale della città veniva protetto da una possente cinta muraria, che dall’odierna piazza Nastasi avrebbe percorso la via XX Settembre sino a giungere a piazza Roma e raccordarsi poi al costone roccioso di S. Rocco. Quella cinta muraria avrebbe separato la campagna dal centro abitato, al quale si accedeva attraverso due porte: Porta Palermo (odierno incrocio vie XX Settembre e  Cosenz) e Porta S. Papino (incrocio piazza Roma – via Pistorio).

Il quartiere di S. Papino, oggi densamente fabbricato ed abitato, era dunque un tempo aperta campagna. A parte qualche terreno coltivato ad ortaggi, la gran parte del terreno si presentava incolto, colmo di fichi d’india e canne scosse dall’impetuoso vento di ponente. Proprio per questo la vasta area al di là della cinta muraria e verso il “mare di dietro”, soprattutto tra S. Papino e Tremonti (così si chiamava il quartiere in prossimità della Scuola Media Rizzo), veniva impiegata come discarica. Purracchìtu la chiamavano i Milazzesi.

Un’area periferica e marginale. Questo erano S. Papino ed i quartieri circostanti dal Seicento all’Ottocento. Unica eccezione era rappresentata dal convento dei Padri Riformati, una sorta di oasi nel deserto col suo elegante ed ospitale chiostro. Un convento che spesso fu costretto a coabitare cogli accampamenti militari delle numerose guerre che tormentarono Milazzo. E’ il caso dell’Assedio spagnolo del 1718/19. Fu allora che da S. Papino «s’intesero da lontano alcuni canti con bellissima armonia»: in una giornata piovosa e sotto un tendone da campo, le truppe imperiali austriache di fede luterana si riunirono in preghiera coi cappellani sotto il Castello, nel tratto terminale del Purracchìtu, ossia nello stesso luogo ove erano accampate le truppe imperiali.

Un altro accampamento fu ospitato un secolo più tardi, ai tempi dell’occupazione militare britannica del 1806-1815. Tra S. Papino e Tremonti furono costruiti i baraccamenti che ospitavano i militari inglesi, prima entro piccole costruzioni in legname, poi in più confortevoli casermette in muratura. L’accampamento britannico sopravvisse nella toponomastica milazzese. Nei primi decenni del Novecento via Risorgimento si chiamava ancora via Campo Inglese. Ed in via Campo Inglese aveva sede il «premiato vivai di viti americane» del Comm. Antonino Bucca. Qualche fotografia degli anni Venti del Novecento documenta i vasti appezzamenti del vivaio (vi si producevano barbatelle, ossia piantine di viti) in un’area oggi densamente popolata a ridosso di S. Papino e contraddistinta da denominazioni che rimandano all’epopea dei Mille: via Catalafimi, Gaeta, Volturno etc. etc. Lo sviluppo urbanistico attorno a piazza S. Papino ha dunque origini recenti e spesso invasive. E’ il caso delle antiche fortificazioni che un tempo difendevano Milazzo dagli attacchi nemici: nei nuovi fabbricati sorti attorno al complesso condominiale “Verde Villaggio”, proprio di fronte alla chiesa di S. Papino, sopravvive la stella fortificata posta a coronamento dell’ala occidentale del Quartiere militare di via Impallomeni, oggi in parte adibito ad Antiquarium archeologico. E’ però stridente l’effetto visivo delle auto dei condomini posteggiate proprio lungo le antiche fortificazioni.    

Il resto è storia recente. L’edilizia che avanza timidamente negli anni Trenta con basse casette e con graziosi villini a pian terreno, il convento di S. Papino che con Padre Bonaventura Pistorio e Padre Teofilo formava generazioni di Milazzesi tra gli anni Quaranta e gli anni Cinquanta, e di nuovo l’edilizia, che dagli anni Sessanta diventa aggressiva coi suoi palazzoni di 5 piani che seppellivano mano mano quei graziosi villini. Il campo dei parinèddi ed il mercato del giovedì, ospitato nei primissimi anni Ottanta proprio in piazza S. Papino, ravvivano la piazza, che sul finire degli anni Ottanta acquisiva l’aspetto odierno, con un progetto a firma dell’arch. Antonino Giardina. E mentre si intitolava la via attigua alla memoria di Padre Bonaventura Pistorio, faro di generazioni di liceali milazzesi, apprezzato per la sua profonda e brillante eloquenza e preparazione, S. Papino diventava gradualmente una piazza abbandonata al degrado, come attesta il trattamento subito dalle diverse imbarcazioni della tonnara del Tono, ivi ospitate e distrutte dall’inciviltà e dal vandalismo. Ne rimane soltanto una, a simbolizzare inequivocabilmente questo degrado crescente. 

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