L'ex rettore dell'Università di Messina invita a congelare il passaggio in Biomorf "in attesa che il quadro processuale non risulti definito"
MESSINA – Caso Cuzzocrea e invito alla “neutralità dell’Università di Messina. Per prudenza occorre aspettare che il quadro cautelare e processuale risulti definito”. Interviene l’ex rettore Pietro Navarra sulla sua pagina Facebook: “Apprendo che il Consiglio di Dipartimento di Scienze Biomediche, Odontoiatriche e delle Immagini Morfologiche e Funzionali (Biomorf) dell’Università di Messina discuterà oggi della richiesta di afferenza del professore Salvatore Cuzzocrea (anche lui ex rettore di Unime, n.d.r.). Presumo che il direttore del Dipartimento, certamente in buona fede, abbia considerato l’inserimento del punto all’ordine del giorno un passaggio dovuto, anche forse alla luce della delibera di disafferenza votata nel Dipartimento di provenienza di Cuzzocrea. A mio avviso, però, non si tratta di un adempimento automatico. Anzi, una valutazione più prudente suggerisce che l’esame della richiesta, in questa fase, possa porsi in contrapposizione con esigenze di neutralità istituzionale, trasparenza e prudenza che l’amministrazione universitaria ha già correttamente dichiarato di voler presidiare su questa vicenda”.
“Fermo restando la presunzione d’innocenza, esistono ragioni di prudenza e opportunità”
Continua il professore Navarra: “Fermo restando il principio di presunzione di innocenza, risulta dagli organi di stampa che il Tribunale di Messina abbia disposto un sequestro per un importo superiore a 2,5 milioni di euro nell’ambito di un procedimento penale che riguarda l’ex rettore, in relazione a ipotesi di indebita destinazione o utilizzazione di fondi per la ricerca nel periodo 2019–2023. Le medesime fonti riportano, inoltre, che la Procura ha richiesto l’applicazione degli arresti domiciliari e che, pur a fronte del rigetto di tale richiesta, il Tribunale del Riesame abbia applicato una misura connessa a contestazioni di peculato, disponendo l’interdizione per un anno «dall’esercizio della pubblica docenza in qualunque sede di ateneo del territorio nazionale». In questo contesto, l’Università di Messina ha adottato scelte istituzionalmente comprensibili: l’avvio di un procedimento disciplinare poi sospeso, in ragione della pendenza del giudizio penale e dell’opportunità di evitare sovrapposizioni che possano interferire con l’accertamento dell’autorità giudiziaria. Si aggiunge, sempre secondo notizie di stampa, un ulteriore fronte di attenzione relativo a profili di affidamenti diretti oggetto di rilievi o accertamenti segnalati dall’Autorità Nazionale Anticorruzione”.
“Si sospendano o si rinviino gli atti relativi al professore Cuzzocrea”
Mette nero su bianco l’ex rettore di Unime: “Per coerenza con la linea di prudenza sin qui seguita, ritengo che l’amministrazione universitaria — e, per essa, le strutture dipartimentali — dovrebbe valutare l’opportunità di sospendere o rinviare anche atti e determinazioni amministrative che riguardino la posizione del professore Cuzzocrea e che, direttamente o indirettamente, possano interagire con la strategia difensiva o con gli effetti delle misure cautelari in essere. Sempre secondo quanto riportato, infatti, la difesa avrebbe richiamato, nell’ambito del riesame, la prospettiva di una disafferenza dal Dipartimento di attuale incardinamento e/o l’eventuale trasferimento presso altro Ateneo. È evidente che la misura interdittiva disposta potrebbe incidere in modo significativo su qualsiasi ipotesi di trasferimento, sia interno sia esterno, e che iniziative amministrative assunte “in pendenza” rischierebbero di essere lette — anche solo sul piano dell’opportunità — come un avallo istituzionale a istanze prospettate in sede giudiziaria. La neutralità dell’amministrazione non si esprime soltanto nella piena collaborazione con l’autorità giudiziaria, ma anche nel mantenere una rigorosa distanza da iniziative che potrebbero apparire funzionali alle richieste del soggetto sottoposto a indagini e, quindi, potenzialmente interferenti (o percepite come tali) con il corretto svolgimento del procedimento”.
“La scelta più lineare è il rinvio fino a quando il quadro cautelare e processuale non risulti definito”
Da qui la conclusione: “Per tutelare l’interesse dell’Ateneo, la serenità della comunità accademica e la credibilità delle istituzioni, la scelta più lineare, a mio giudizio, è il rinvio della trattazione della richiesta di afferenza fino a quando il quadro cautelare e processuale non risulti definito in modo più stabile”.
