Il pianeta in fiamme tra guerre a Gaza e in Ucraina, muri e lotta ai migranti, corsa al riarmo. Ma un'altra politica è possibile
di Marco Olivieri
L’orrore del mondo irrompe sempre. Anche quando ci occupiamo delle tante ferite che colpiscono Messina. Una città bella e a tratti disperata ma che merita un futuro. E ha notevoli potenzialità. Lo stesso è il mondo. Terribile, oscuro, inquietante. Ma merita un futuro. Anche quando si moltiplicano le notizie allarmanti.
Il terremoto, le destre illiberali, i massacri a Gaza e in Ucraina
Il terremoto a Myanmar, ultimo disastro naturale di una catena che non si spezza mai. La crisi delle democrazie e il vento forte delle destre illiberali. L’invasione russa dell’Ucraina e la guerra in corso. La strage continua di palestinesi a Gaza dopo l’orrore dei tagliagole di Hamas. Un genocidio frutto di un governo israeliano che non trova nessun argine in un diritto internazionale con le armi spuntate. Il tutto senza dimenticare tanti altri conflitti sparsi ovunque e che, da occidentali stanchi, facciamo finta di non vedere. O non vediamo perché ci appaiono distanti e poco interessanti.
E ancora: Putin, Orbán, Erdoğan, Trump, Netanyahu e le numerose leadership nocive per il pianeta. Ma chi si oppone culturalmente a tutto questo? Di certo, non un’Europa così miope che, invece di puntare su una difesa comune e su una politica diplomatica degna di questo nome, è animata da un’ossessione suicida per il riarmo dei Paesi che la compongono. Una folle corsa a un’economia della guerra quando è la politica a dover tornare al centro della scena. E, in questo quadro, si deve discutere pure di una difesa comune, quella sì necessaria.
Tra gli orrori del mondo anche, e soprattutto, l’odio nei confronti dei migranti, i muri, le ingiustizie sociali, l’aggressione al Welfare, l’assurda posizione del governo Meloni su centri di rimpatrio e tomba del diritto in Albania. Chi parla pià di ius soli? Menti chiuse ci governano.
Il mondo è in fiamme e politici come la presidente del Consiglio e il ministro Salvini non sono certo rassicuranti. E non propongono un modello alternativo di democrazia avanzata nel segno dei diritti e della giustizia sociale. Anzi, il contrario. Per non parlare della criminalizzazione del povero dopo l’abolizione del reddito di cittadinanza.
Le organizzazioni non governative e la cittadinanza attiva mentre la politica è in crisi
Tuttavia, esistono realtà come le odiate organizzazioni non governative, o del volontariato e della cittadinanza attiva, che ovunque portano avanti un’idea di mondo alternativa al liberismo e alla dittatura del profitto. O all’idea della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti. Ma, per fronteggiare questa crisi strutturale delle democrazie, manca una politica degna di questo nome sul fronte progressista, della sinistra, e liberale.
I valori universali di pace e giustizia sociale nel segno di Emergency
“Abolire la guerra è l’unica speranza per l’umanità”, sottolineava Gino Strada, nel segno di Emergency. Oggi il diritto universale è sbeffeggiato ma la sconfitta dei valori di pace e giustizia sociale non è un destino ineluttabile. Anche in mezzo a questo caos, funzionale a dittatori e nemici delle libertà individuali e collettive, è lecito mantenere una fiamma di speranza attiva. La democrazia ha bisogno di ognuno di noi. Ogni giorno qualcuno, senza saperlo, salva il mondo. Ma, per migliorarlo davvero, occorre che partiti, movimenti e associazioni riscoprano la parola noi senza indugiare in culti della personalità.
“Il perdente di adesso/sarà domani il vincente/perché i tempi stanno cambiando”, cantava Bob Dylan. Era il 1964 ma pure nel 2025 i destini non sono segnati, anche se domina il buio. Il perdente di adesso può vincere domani. Un’altra politica è forse possibile. E non bisogna arrendersi.
Foto del terremoto in Myanmar, da Italpress.
