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“Clandestini. Un lungo viaggio”: quando la necessità dell’integrazione passa dai ragazzi

Eleonora Corace

“Clandestini. Un lungo viaggio”: quando la necessità dell’integrazione passa dai ragazzi

mercoledì 03 Giugno 2015 - 05:39
“Clandestini. Un lungo viaggio”: quando la necessità dell’integrazione passa dai ragazzi

Gli alunni dell’Istituto Comprensivo S.Francesco di Paola, nell’ambito del progetto “Note Legali” hanno ideato una piece sui temi dell’immigrazione e sulla necessità dell’integrazione e di un mondo senza confini.

Un inno alla pace e all’integrazione. Quando la speranza per una cultura diversa, basata sulla cooperazione e la solidarietà tra popoli, passa dall’arte e dall’educazione dei più piccoli. E’ questo il senso più intimo della piece teatrale realizzata dagli alunni delle quinte classi della scuola Primaria e delle prime della secondaria inferiore dell’Istituto Comprensivo “S. Francesco di Paola”, dal titolo: “Clandestini. Un lungo viaggio”. Il lavoro, che sembra richiamare già dal titolo la traccia del musical “Notre Dame di Paris” – “Clandestini” appunto – di Riccardo Cocciante – in cui viene descritta con grande enfasi la difficile esistenza degli apolidi – tratta un tema di grande attualità come quello delle migrazioni. O meglio, lascia che siano i ragazzi stessi a cimentarsi con esso ed a interpretarlo, sotto la guida delle curatrici del progetto Mariachiara Millimaggi -che ha curato i testi, l’adattamento e la regia – Agnese Carrubba – pianoforte e arrangiamenti – del centro di didattica musicale “Progetto Suono” e con la supervisione e l’aiuto fattivo delle tutor Marilena Petrelli, Concetta La Rocca, Leonardo Virzì e Giuseppina Tomagra.

In questo modo, adolescenti dai 10 ai 12 anni hanno potuto esprimere i loro sentimenti di solidarietà e rispetto verso tutti popoli, tramite un lavoro ben riuscito e “regalando una lezione di civiltà al numeroso pubblico accorso per applaudirli”, come raccontano con meritato orgoglio le organizzatrici. Oltre agli alunni, il progetto ha coinvolto anche le famiglie che hanno aiutato i ragazzi ad allestire le scenografie o, come in qualche caso, hanno direttamente preso parte alla recita.

La piece è andata in scena nel corso della scorsa settimana sul palco del teatro “Annibale Maria di Francia” e giunge a conclusione del progetto “Note Legali”, dove il concetto di legalità si estende ad un più ampio orizzonte di giustizia sociale, come ha spiegato nel corso dell’introduzione allo spettacolo, la dirigente scolastica Renata Greco: ““Dalla consapevolezza che la legalità si sviluppa a partire dalle piccole azioni, nasce poi la volontà di privilegiare la tematica dell’accoglienza e dell’integrazione dei popoli e l’elemento che fa da collante è la musica, chiave d’accesso universale al vivere civile e alla costruzione di un bene comune”.

La rappresentazione prevedeva cinque quadri, in cui si alternavano parti recitate e una cantata, tutto rigorosamente live. Il primo quadro, introduttivo, dal titolo “Africa” vengono analizzate e spiegate le situazioni che portano i migranti a fuggire dai paesi di origine, ossia guerre, persecuzioni, povertà. Gli altri quattro quadri hanno cercato di raccontare quello che è il dramma dei migranti e le sofferenze e i disagi patiti durante “il viaggio della speranza” che troppo spesso si trasforma in dramma, soprattutto durante a traversata del Mediterraneo, con i numerosi naufragi che quasi quotidianamente vengono riportati dalle cronache dei mass media.

“Un viaggio – raccontano le ideatrici della piece – che rischia di essere brevissimo, dal momento che quando sbarcano in Italia non sono altro che dei clandestini che devono affrontare due ordini di problemi, quello giuridico – senza permesso di soggiorno si torna in patria – e quello sociale, l’incontro-scontro con una realtà che non è la loro e che li accoglie con indifferenza, o peggio con ostilità, dimenticando che anche noi italiani e noi siciliani in particolare abbiamo vissuto sulla nostra pelle lo stesso dramma nel nostro migrare verso il Nuovo Continente o il Nord Europa”.

L’ultimo quadro si intitola “integrazione” e racchiude il messaggio che gli adolescenti hanno voluto lanciare al pubblico e alla società intera: cioè che l’integrazione non è solo possibile, ma anche migliore di un mondo fatto di confini.

Eleonora Corace

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