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Omicidio Scipilliti, ergastoli definitivi per la coppia Ceccio-Caminiti

Alessandra Serio

Omicidio Scipilliti, ergastoli definitivi per la coppia Ceccio-Caminiti

martedì 13 Aprile 2021 - 08:54
Omicidio Scipilliti, ergastoli definitivi per la coppia Ceccio-Caminiti

Cassazione conferma carcere a vita per gli amanti di Savoca responsabili dell'omicidio del vigile del fuoco di Roccalumera

E’ definitiva la condanna all’ergastolo per Fabrizio Ceccio e Fortunata Caminiti, alla sbarra per l’omicidio del vigile del fuoco Roberto Scipilliti, trovato riverso nella neve, con un colpo di pallottola alla nuca, nei dintorni di Roccalumera, la sera dell’8 gennaio 2017.

La I sezione della Cassazione ha detto no al ricorso degli avvocati Massimo Marchese e Salvatore Silvestro, rendendo definitivo il verdetto del carcere a vita emesso per la coppia nel 2019.

Nel corso del processo la Caminiti aveva cercato di scagionare il compagno, assumendosi per intero la colpa del delitto e raccontando che l’uomo non si trovava sul posto, quella sera.

Ma la Corte evidentemente non le ha creduto. La coppia di Savoca dovrà inoltre risarcire i familiari di Caminiti, assistiti dagli avvocati Antonio Roberti,Maria Pia D’Arrigo e Giovanni Longo.

Scipilliti aveva 55 anni. Mancava da casa dal 5 gennaio. La sua auto fu ritrovata nell’immediato, chiusa a chiave, in centro. Il suo corpo, invece, rinvenuto circa 3 giorni dopo senza vita. La neve ne aveva tumefatto i tratti ma l’autopsia trovò il foro di proiettile e le indagini puntarono verso la coppia Ceccio-Caminiti, che il sedici gennaio erano stati fermati dai carabinieri perché l’uomo era latitante da settimane. Nell’auto la coppia trasportava armi.

Interrogato, Ceccio aveva scagionato la compagna, assumendosi tutta la responsabilità del trasporto delle due pistole con matricole abrase e colpo in canna. La coppia era stata intercettata ai traghetti all’atto di sbarcare in Sicilia, provenienti dalla Toscana.

Ad incastrarli sono stati i carabinieri della Compagnia Messina Sud e del Nucleo Operativo, guidati dal colonnello Ivan Boracchia, che ha ricostruito tutta la vicenda e i movimenti dei due amanti.


In Toscana Ceccio mancava all’appello da settimane, malgrado dovesse scontare una condanna per fatti vecchi, un giro di truffe relative a veicoli ricettati. Gli investigatori hanno puntato alla coppia subito: contro di lei, soprattutto, le intercettazioni telefoniche e le conversazioni on line con Scipilliti, risalenti a qualche giorno prima, le tracce di sangue trovate sull’auto di lei e le immagini delle telecamere della zona, che hanno ripreso i transiti del veicolo.

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