Il piano di riequilibro bocciato, pesano le assenze. E la Fenech...

Il piano di riequilibro bocciato, pesano le assenze. E la Fenech…

Danila La Torre

Il piano di riequilibro bocciato, pesano le assenze. E la Fenech…

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venerdì 02 Marzo 2018 - 08:21

Al di là delle giustificazioni personali addotte da alcuni consiglieri comunali, chi non c’è ha sempre torto. Perché votare e metterci la faccia, soprattutto quando in discussione ci sono delibere che possono incidere sulla collettività dovrebbe essere il primo dovere per un consigliere comunale

La bocciatura della rimodulazione del piano di riequilibrio a 20 anni sta avendo una grande eco. La giunta Accorinti ha reagito duramente di fronte alla scelta del Consiglio Comunale di respingere il provvedimento(VEDI QUI), cassato con 9 voti favorevoli, 6 astensioni e 3 voti contrari. Di fatto si è trattato di un “pareggio” tra favorevoli e contrari ma la regola vuole che in caso di parità tra sì, no ed astensioni nel computo dei voti prevalgano quelli negativi.Tuttavia, il dato più significativo è che più di mezzo Consiglio comunale era assente.

Mercoledì pomeriggio in Aula c’erano solo 18 consiglieri comunali su 40, due in meno di quelli che lo scorso 14 gennaio , in una seduta domenicale, avevano dato via libera all’adesione agli artt. 888 e 889 della Legge di Bilancio 2018 varata dal Governo nazionale che consentivano di estendere il periodo di attuazione del piano di riequilibrio ad un massimo di 20 anni.

In quell’occasione ad approvare il provvedimento predisposto dall’esecutivo erano stati in 12, vale a dire Carlo Abbate (Gruppo misto), Libero Gioveni (Allora gruppo misto oggi Pd), Cecilia Caccamo, Maurizio Rella e Ivana Risistano (CMdb); Claudio Cardile, Gaetano Gennaro e Giuppi Siracusano (Pd ); Peppuccio Santalco (Felice per Messina area Forza Italia); Giovanna Crifò e Pippo Trischitta (Forza Italia); Benedetto Vaccarino (Grande sud area Forza Italia).

Mercoledì sera 4 di questi 12 consiglieri non erano presenti durante le operazioni voto. Mancavano: Giuppi Siracusano; Peppuccio Santalco; Giovanna Crifò e Benedetto Vaccarino. C’è poi un’assenza che politicamente pesa più delle altre, quella della capogruppo di Cambiamo Messina dal Basso, Lucy Fenech, che non ha partecipato al voto né in occasione della seduta di domenica 14 gennaio né in quella decisiva di due giorni fa (alla quale ha presenziato sino alle 15 circa per poi allontarnarsi comunicando motivi familiari). Durante la conferenza stampa di ieri mattina, il vicesindaco Cacciola si è scagliato contro la presidente del Consiglio comunale Emilia Barrile, evidenziando che «il suo voto avrebbe potuto salvare la città», ma nessun cenno all’assenza di colei che in Aula guida il gruppo che sostiene l’amministrazione Accorinti e che dopo la bocciatura della delibera ha firmato insieme agli tre colleghi di CMdB (Caccamo Rella e Risitano) una nota per esprimere forti perplessità sulla scelta dei colleghi di affossare la rimodulazione del piano a 20 anni.

Cacciola, che non ha fatto alcun esplicito riferimento alla Fenech, ha comunque aggiunto: “Per me chi era assente ha votato no. Non salvo nessuno”. E del resto la capogruppo di Cambiamo Messina dal Basso era in “buona” compagnia, perché mancavano all’appello ben 22 consiglieri comunali. Non pervenuti: Piero Adamo, Angelo Burrascano, Nino Carreri, Andrea Consolo, Simona Contestabile, Giovanna Crifò, Nicola Crisafi, Nicola Cucinotta, Carmelina David, Lucy Fenech, Nino Interdonato, Franco Mondello, Francesco Pagano, Pierluigi Parisi, Mariella Perrone, Mario Rizzo, Giuseppe Santalco, Salvatore Serra, Giuppi Siracusano, Santi Sorrenti, Fabrizio Sottile e Benedetto Vaccarino.

Al di là delle giustificazioni personali addotte da alcuni consiglieri comunali, chi non c’è ha sempre torto. Perché votare e metterci la faccia, soprattutto quando in discussione ci sono delibere che possono incidere sulla collettività (se positivamente o negativamente sta alla libera scelta di ognuno deciderlo) dovrebbe essere il primo dovere per un consigliere comunale, che ha il compito di rappresentare i cittadini stando in Aula e non facendo finta opposizione sfuggendo alle scelte.

Danila La Torre

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