Continuano i fuochi incrociati all’interno del Popolo della Libertà tra ribelli e lealisti, che ieri hanno votato con l’opposizione. Si attende l’intervento di Berlusconi
La seduta di ieri all’Ars ha ovviamente avuto i suoi risvolti politici, dopo che la maggioranza di Raffaele Lombardo non ha retto sul Documento di programmazione economica e finanziaria 2010-2013 della giunta regionale, che è stato bocciato con i voti del Pd, dell’Udc e del Pdl. Col governo hanno votato solo l’Mpa e il gruppo “Sicilia” di Miccichè. Ed è proprio nel partito di Berlusconi, che continuano i fuochi dopo la nascita del PdL Sicilia all’Ars e l’ufficializzazione di un fronte interno tutto siciliano nel partito di Berlusconi e Fini, che come abbiamo visto ha fin da subito seguito una linea diversa rispetto a quella dei “coordinatori”.
Parole pesanti, dopo la mancata tenuta della maggioranza all’Assemblea regionale su Dpef, sono quelle del vicecapogruppo del Pdl a Montecitorio e componente la direzione nazionale del partito, Carmelo Briguglio, facente parte dell’area dei “ribelli” di Micciché: «Trovo singolare che il vertice nazionale del Pdl ancora non risolva il problema della conduzione del partito in Sicilia la cui guida attuale si è esposta a un atteggiamento di opposizione aperta al governo Lombardo, di cui il Popolo della Libertà fa parte a pieno titolo, fino a fare sommare i voti dei deputati regionali della corrente Schifani-Alfano a quelli dell’opposizione e segnatamente del Partito Democratico per bocciare il Dpef. In mancanza di idonee iniziative del coordinamento nazionale, sono certo che Berlusconi e Fini prenderanno in mano la situazione ormai vicina a un punto di non ritorno».
A confermare la crisi ma ad allontanare l’ipotesi del voto anticipato è lo stesso sottosegretario Gianfranco Micciché: «Viste le difficolta’ del governo Lombardo, il voto sarebbe una iattura, ma se Berlusconi non interviene sarà difficile trovare strade alternative. Serve una sua presa di posizione chiara, non si può far finta di nulla». «Cio’ che è accaduto ieri in Assemblea, con il voto contrario al Dpef da parte dei cosiddetti “lealisti” del Pdl, rappresenta la chiara indicazione di una incoerenza politica e di un risentimento personale cosi radicato fra di loro, da mettere in pericolo quel governo Lombardo che hanno fortemente voluto, sulle cui poltrone si sono abbondantemente accomodati, e rispetto al sostegno del quale avevano ottenuto un preciso mandato dagli elettori siciliani». Rincara poi Fabio Granata, tra i fondatori del “Pdl Sicilia”.
Un affondo a Lombardo, quasi una spiegazione/giustificazioe alle posizioni assunte ieri, arriva dal deputato del PdL, Roberto Corona, fronte “lealista”: «Chi è causa del suo mal pianga se stesso. È un detto popolare che vale anche in politica, insieme con il principio del chi la fa l’aspetti – dichiara il deputato regionale–. Lombardo, forse, è convinto di avere l’esclusiva e di essere, quindi, l’unico che possa difendere gli interessi dei siciliani e di poter dunque fare quel che vuole. Tutti gli altri, giunta di governo e parlamentari del Pdl, Udc, Pd e, perfino, Gruppo Sicilia-Mpa devono soltanto e in silenzio approvare senza mai poter esprimere le proprie idee, poiché questo, per il governatore, significa remare contro. Chiedo a lui di sedersi un attimo e di riflettere sul da farsi. Ma credo anche sia indispensabile sentire gli alleati e ricominciare dalla politica del confronto, della partecipazione e della condivisione».
La crisi quindi, figlia in primis delle forti correnti che soffiano sul PdL, appare ormai ufficiale. Ma la resa dei conti è stata rinviata alla settimana prossima. Da qui a martedì ci sarà il tempo per le grandi manovre che dovranno permettere al centrodestra di risolvere i problemi in casa. Tutti chiedono l’intervento di Berlusconi.
Intanto l’opposizione, fa il suo ruolo e rincara la dose. Secondo il capogruppo del Pd Antonello Cracolici, quanto accaduto «e’ la conclusione del governo Lombardo. E’ bene, a questo punto, che Lombardo dichiari la fine di questa maggioranza». Così invece Rudy Maira dell’Udc: «Il governo Lombardo cade alla prima prova d’Aula non avendo di fatto una maggioranza e facendo emergere che la Sicilia non merita di avere un esecutivo virtuale e lontano dagli interessi di una terra che merita sviluppo e buona amministrazione».
Ovviamente non si è fatta attendere la risposta di Raffaele Lombardo: «E’ evidente che si è aperta una crisi politica. Il Pdl ha usato strumentalmente il voto contrario insieme al Pd sul Dpef, sebbene il documento fosse stato condiviso e approvato dai suoi assessori in giunta. Con ciò si è assunto la responsabilità di un vero e proprio ribaltone». Questa la posizione che assumerà il Governatore: «Avvio – ha concluso – una verifica per accertare la sussistenza delle condizioni che permettano di assicurare alla Sicilia un Governo che possa garantire una azione di risanamento e di liberazione dal marciume, dai saccheggi e dagli sprechi».
