Il sindaco reagisce così alle notizie sul ricorso presentato da un cittadino tramite l’avv. Catalioto sull’incompatibilità tra le cariche di primo cittadino e deputato regionale
«Con il consenso dei cittadini sono abituato a vincere le campagne elettorali. La mia elezione all’Ars e quella alla carica di sindaco di Messina sono avvenute legittimamente secondo le norme vigenti». Così il sindaco Giuseppe Buzzanca replica a proposito del ricorso contro il suo “doppio incarico”. «Sono anche abituato – ha poi detto Buzzanca – a subire le “forzature” che tendono a sovvertire la volontà popolare . I ricorsi si discutono nei tribunali ed io intendo avvalermi di tutti gli spazi di tutela previsti dall’ordinamento. Nessun passo indietro, pertanto, perché è mio dovere, nel rispetto del voto dei messinesi, far di tutto per dare completa attuazione al mio programma elettorale».
A presentare ricorso, lo ricordiamo, un cittadino non legato, ufficialmente, ad alcun partito, tale Vincenzo Salimbeni, elettore messinese ma originario di Vibo Valentia, ma l’avvocato è Antonio Catalioto (insieme a Francesco Amalfa), in passato assessore all’Urbanistica quando sindaco era l’attuale deputato nazionale del Pd Francantonio Genovese. L’udienza è fissata per il 22 settembre dinnanzi al Tribunale di Messina, presidente Adolfo Fiorentino, relatore Antonino Orifici. Il sindaco, una volta avuta la notifica del ricorso, ha 10 giorni di tempo per optare tra la carica di sindaco e quella di deputato. Diversamente, si assumerà il rischio del giudizio, che lo potrà dichiarare “d’imperio” decaduto da primo cittadino.
Catalioto non è nuovo a iniziative giudiziarie del genere. Da un suo ricorso è venuta fuori l’incostituzionalità proprio del doppio incarico, che ha spinto i parlamentari Giovanni Ardizzone e Fortunato Romano a dimettersi da assessore. Ironia della sorte, proprio su un altro ricorso presentato da Catalioto per conto del primo dei non eletti dell’Mpa, Santino Catalano, Romano ha perduto pure la poltrona di deputato regionale, in quanto illeggibile secondo una recente sentenza della Cassazione. Ma il caso che più somiglia a quello che riguarda oggi Buzzanca è quello recentissimo del presidente della Provincia di Caltanissetta Pino Federico. Anche lui, come il sindaco di Messina, a differenza di Ardizzone e Romano non ha rinunciato al doppio incarico dopo la pronuncia della Consulta sull’incostituzionalità.
Anche Federico, come Buzzanca, ha deciso di sfruttare fino in fondo i “privilegi” legati alla famosa leggina votata dall’Ars nel marzo 2009, che consente di attendere tutti e tre i gradi di giudizio prima di dover optare per l’uno o l’altro incarico. Ma anche per Federico, come per Buzzanca, un cittadino qualunque, con avvocato Catalioto, ha presentato ricorso. E nel caso di Federico il Tribunale di Palermo ha sollevato la questione dell’incostituzionalità della “leggina”, inviando il tutto alla Corte Costituzionale. Non è dunque impossibile, tutt’altro, che anche i magistrati di Messina possano orientarsi in questo senso. E in tal caso Buzzanca avrebbe i mesi contati.
