Caroniti: «La Vara trainata dal popolo intero è speranza di redenzione»

Caroniti: «La Vara trainata dal popolo intero è speranza di redenzione»

Redazione

Caroniti: «La Vara trainata dal popolo intero è speranza di redenzione»

mercoledì 13 Agosto 2008 - 15:05

L'assessore ai Rapporti con le Chiese: «Fa scandalo soprattutto vedere che i tiratori della Vara siano spesso dei pregiudicati e che alcuni di essi siano coinvolti in gravi inchieste giudiziarie»

Fra due giorni migliaia di cittadini messinesi si riverseranno su via Garibaldi, via I Settembre e Piazza Duomo per assistere all’evento più sentito dalla comunità, la processione della Vara. Sull’argomento interviene l’assessore ai Rapporti con le Chiese Dario Caroniti, che sottolinea il valore sociale e “politico- di questo momento d’aggregazione. «Da molti secoli la venerazione dell’Assunta rappresenta per i messinesi un fattore aggregante. L’identificazione stessa della comunità si fonda sul riconoscimento della Madonna della lettera come la particolare Mediatrice con la divinità universale, così come il popolo messinese costituisce una comunità particolare che è una componente della comunità universale degli uomini. In questo modo l’essere messinesi non comporta una esclusione o un contrasto con gli altri popoli, ma è il veicolo attraverso il quale è possibile riconoscersi nei propri tratti specifici senza perdere di vista la comune umanità».

«L’Assunta – prosegue Caroniti – è per noi la divinità fondatrice, intorno alla quale si costituisce l’ordine politico particolare, come lo è santa Rosalia per Palermo e sant’Agata per Catania. La Madonna identifica simbolicamente l’ordine giusto che deve ispirare le norme civili, etiche e morali che regolano e caratterizzano il costume di un popolo. La differenza sostanziale coi popoli pagani, per esempio quello ateniese, è che la Madonna non è, come Atena, una delle tante divinità dell’Olimpo, ma è la Serva della volontà del Dio unico, pur godendo di una specifica individualità. L’ordine civile messinese non può quindi essere in contrasto con la legge universale del creato, ma ne è una specifica componente inserita in un contesto più ampio: non si può essere messinesi senza sentirsi parte dell’umanità. Questo concetto può tuttavia essere rovesciato, così da affermare che non si può appartenere all’umanità senza sentirsi parte di una comunità particolare, così come non ci si può sentire uomini senza essere nati e cresciuti all’interno di una specifica famiglia. Da qui l’importanza dei momenti aggregativi della comunità, come appunto la processione dell’Assunta del 15 agosto, nella quale, attraverso il sacrificio (spingere la Vara correndo a piedi nudi), il popolo inscena la via verso la sua redenzione, tributando alla Madonna l’onore che si deve a chi incarna la giustizia e l’idea stessa di salvezza. Vivere “la festa- in ogni suo aspetto comporta il riconoscimento del principio assoluto di giustizia e la propria appartenenza individuale all’ordine giusto».

Secondo Caroniti «è per questo che “la festa-, pur essendo primariamente un evento di carattere religioso, ha una fondamentale valenza politica, al punto che, senza di essa, la stessa polis non esisterebbe neppure, perché sarebbe un mero aggregato di uomini: un dormitorio. Negli ultimi anni però “la festa- sta subendo le critiche sempre più accese della presunta élite dei messinesi, sia del clero che degli “intellettuali-. Fa scandalo soprattutto vedere che i tiratori della Vara siano spesso dei pregiudicati e che alcuni di essi siano coinvolti in gravi inchieste giudiziarie. Fermo restando che la risposta che una comunità riserva ai criminali è il carcere, vanno comunque incentivati e promossi i momenti di espiazione e redenzione. Il fatto che a tirare la Vara sia il popolo intero, in tutte le sue componenti, compresi i criminali, rappresenta semmai una speranza di redenzione. Significa che anche da parte del reo esiste ancora la coscienza dell’ordine giusto. Semmai il problema è lo scollamento di questa élite critica dal popolo: il non riconoscersi nella stessa festa, che comporta l’esclusione dalla comunità e da tutto ciò che essa rappresenta. Scollamento che è tanto più evidente in questi ultimi tempi – conclude l’assessore – in cui vari imprenditori cittadini, provenienti da famiglie che hanno scritto la storia della nostra comunità, hanno mostrato assoluta indifferenza verso le sorti dei propri operai, venendo meno ai loro doveri di responsabilità e chiamandosi così fuori da quell’ordine politico che ne giustifica la posizione economica e civile».

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