Tra scoop e smentite, la giornata di ieri ha creato fermento negli ambienti politici regionali ma anche locali. Dove aleggia un dubbio: si tornerà alle urne? Retroscena dai corridoi del palazzo
All’alba, sulla prima pagina di “Repubblica”, il più diffuso quotidiano italiano, la notizia: chiesto l’arresto di Raffaele Lombardo e del fratello. Qualche ora più tardi la nota ufficiale del procuratore capo di Catania, Vincenzo D’Agata: non è vero, «ogni differente notizia al riguardo, comunque diffusa e a qualsiasi personaggio politico riferita, è pertanto del tutto priva di ogni fondamento». Logico chiedersi: che diavolo sta succedendo? Se è vero che nessuno può permettersi di mettere in dubbio l’autorevolezza di un quotidiano come “Repubblica”, messo su da cronisti che non si sognerebbero mai di dedicare quattro pagine più un richiamo in prima ad una notizia senza alcun fondamento, è altrettanto vero che nessun altro può mettere in discussione l’autorevolezza del massimo vertice della Procura da cui quella notizia sarebbe venuta fuori. E dunque siamo alla domanda di partenza: che diavolo sta succedendo? Se lo sono chiesti tutti per l’intera giornata di ieri. Compresi i parlamentari regionali, che non hanno parlato d’altro. Mentre Lombardo si affrettava a lanciare strali sulle fughe di notizie, il componente del Pdl in Antimafia Fabio Granata chiedeva «l’invio degli ispettori a Catania, anche a tutela di quella magistratura» e le reazioni si sprecavano.
Nei corridoi di Palazzo dei Normanni, poi, è stata una giornata fatta di conciliaboli e di summit improvvisati. Con un quesito di fondo, serpeggiato a Palermo ma con inevitabili ripercussioni anche sui vari fronti locali aperti, tra cui Messina: si tornerà alle urne? «Se fosse vero…», il leit motiv. Già, se fosse vero. Ma se fosse vero, come si spiegherebbe la smentita di D’Agata? E intanto c’era chi si faceva due conti: se Lombardo si autosospendesse gli subentrerebbe il vice, Michele Cimino. Governo di salute pubblica fino all’autunno e poi elezioni. Fantapolitica, almeno per il momento, perché Lombardo sembra proprio che l’intenzione di autosospendersi o peggio ancora di dimettersi non ce l’abbia proprio. Tanto che diversi parlamentari (non troppi, per la verità), tirano un sospiro di sollievo, perché la ricca pensione da deputato è distante ancora qualche mese. E, si sa, la formichina è sempre più saggia della cicala.
Ma il «se fosse vero» ha tenuto banco anche lontano da Palermo. A Palazzo Zanca, ad esempio, il quesito era accompagnato da un altro: «Cosa succederebbe se…». Il riferimento è, inutile negarlo, a Giuseppe Buzzanca. Che oggi, nonostante la Consulta e gli strali del Pd, mantiene il doppio incarico di sindaco e deputato regionale. Ma se il governo dovesse cadere e si tornasse a votare, il doppio incarico verrebbe a cadere e per tornare all’Ars e dunque candidarsi alla carica di deputato Buzzanca dovrebbe dimettersi da sindaco. «Follie», sentenziava qualcuno al Comune ieri mattina. «E’ vero, eppure…», mormorava qualcun altro. In realtà sono tanti i tasselli del puzzle, la Regione è solo uno di questi. Le condizioni finanziarie del Comune di Messina ne rappresentano un altro. «Se il Comune dovesse andare al dissesto, ad esempio per la crisi Atm, che motivo avrebbe Buzzanca di continuare a fare il sindaco con le mani legate?». Del resto sono in tanti a pensare che, se presto o tardi Buzzanca dovesse essere messo di fronte a una scelta, non sarebbe scontata l’opzione per la fascia tricolore. E poi c’è un terzo puzzle: il precario equilibrio del Governo nazionale. I bene informati dicono che Buzzanca aspirerebbe non poco ad un posto a Montecitorio. Ma da sindaco, siamo sempre lì, non potrebbe mai candidarsi. E se il Governo cadesse prima del tempo e si andasse ad elezioni anticipate anche per Roma? Tutti discorsi fumosi e campati in aria, ce ne rendiamo conto, ma è certo che nei palazzi e nelle segrete stanze dei partiti se ne parla, eccome. Con un quesito di fondo che rimane inquietante: che diavolo sta succedendo?
