La Corte dei Conti avverte Palazzo Zanca: «Le criticità possono incidere sui futuri equilibri di bilancio»

La Corte dei Conti avverte Palazzo Zanca: «Le criticità possono incidere sui futuri equilibri di bilancio»

La Corte dei Conti avverte Palazzo Zanca: «Le criticità possono incidere sui futuri equilibri di bilancio»

sabato 10 Aprile 2010 - 09:17

Nella relazione della sezione di controllo evidenziati i problemi derivati dai debiti fuori bilancio, dal piano di dismissioni e dalla finanza derivata. Raccomandazioni anche sulla spesa del personale, nessun cenno sulle partecipate

«Si accerta la presenza di fattori di criticità tali a poter incidere sui futuri equilibri di bilancio e la necessità di adottare, in tempi certi, mirate misure correttive». E’ la “sentenza” della Corte dei Conti, che ha fatto le pulci allo stato di salute finanziario di Palazzo Zanca. Ravvisando che il paziente è malato, e non poco. I sintomi sono sempre gli stessi: debiti fuori bilancio, finanza derivata, pochi introiti dal piano di dismissioni. Ma delle novità che per certi versi si stupiscono ci sono: il particolare rilievo dato alle spese per il personale e l’assenza del benché minimo cenno alle società partecipate, solitamente tallone d’Achille del nostro Comune.

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Nell’ordinanza, la sezione di controllo della Corte dei Conti, presieduta da Rita Arrigoni, afferma che dall’esame della relazione dei revisori dei conti emerge «la sussistenza di profili di criticità tali da poter incidere sugli equilibri di bilancio: il riferimento è, in particolare, all’elevato ammontare dei debiti fuori bilancio, per la copertura dei quali è prevista anche la dismissione del patrimonio immobiliare, e il previsto disavanzo di competenza rilevato, peraltro, anche nel precedente triennio 2006-2008». Evidenziato anche «un incremento della spesa per il personale tale da incidere sul rispetto dei limiti previsti», incremento che, c’è da dire, gli impiegati di Palazzo Zanca hanno percepito poco (forse un po’ di più quelli ai “piani alti”). Non è stata approvato, infine, «il programma relativo agli incarichi esterni previsto dalla Finanziaria 2008».

Delegati del sindaco a confrontarsi con la Corte dei Conti sono stati, nei mesi scorsi, il ragioniere generale Ferdinando Coglitore, il dirigente del dipartimento Programmazione e bilancio Giovanni Di Leo e quello del Provveditorato ed economato, ormai in pensione, Giovanni Bruno. I quali hanno a loro volta fatto presente che «in sede di bilancio di previsione 2009 è stato previsto il finanziamento dei debiti fuori bilancio per la parte corrente attraverso la dismissione di parte del patrimonio comunale disponibile con ammortamento triennale, di cui euro 16,6 milioni a carico del bilancio 2009, mentre per la parte derivante da investimenti, mediante contrazione di mutui per un totale di 9 milioni di euro, poi non contratti».

Il problema è che «nel corso del 2009, nonostante l’Amministrazione si sia attivata, le entrate derivanti da dismissioni sono state pari a 451 mila euro, con le quali è stato pagato un debito dell’importo di 450 mila euro. Sono stati pagati, poi, sempre nel 2009 debiti fuori bilancio per 766 mila euro». Le parole della Corte dei Conti, se estrapolate da un contesto meramente burocratico, non fanno altro che certificare, attraverso anche i numeri, una condizione pessima delle casse comunali. Lo abbiamo ribadito più volte (vedi articolo correlato), il bilancio si è poggiato quasi per intero su un piano di dismissioni il cui “fallimento” (ci si passi il termine) è certificato, ancora una volta, dalle cifre: se a fronte di 16,6 milioni previsti per il solo 2009 entrano in cassa appena 451 mila euro, che qualcosa non vada è pacifico. Così come è pacifico che, sottovalutando questi campanelli d’allarme (ed è un eufemismo), il rischio dissesto finanziario sarà sempre più concreto.

Tornando agli incontri Comune – Corte dei Conti, per quanto riguarda il personale, Coglitore, Di Leo e Bruno hanno evidenziato che «l’incremento della spesa sarebbe stato recuperato già in sede di assestamento del bilancio di previsione 2009; ai fini del contenimento della spesa per il personale l’Amministrazione ha disposto il blocco parziale del turn over; nel 2009 non sono stati conferiti incarichi esterni, se non a titolo gratuito».

Ma c’è un’altra spada di Damocle, oltre la “fragilità” del piano di dismissioni: la finanza derivata. Dalle adunanze presso la Corte dei Conti è emerso, infatti, che «permangono gravi difficoltà ricollegabili anche ai rischi connessi ai probabili ulteriori effetti negativi derivanti dalle operazioni di finanza derivata». In definitiva la sezione osserva che «gli elementi forniti dall’Amministrazione denotano in modo chiaro il permanere delle criticità segnalate, pur in presenza di azioni positive volte alla loro risoluzione. Il riferimento – viene spiegato – è noi ai singoli fattori evidenziati, ma al loro combinarsi. Infatti la loro presenza congiunta, unitamente ai menzionati rischi di probabili ulteriori effetti negativi derivanti dalle operazioni di finanza derivata sottoscritte negli anni precedenti e il continuo ricorso ad anticipazioni di tesoreria per importi significativi, mette in luce l’esigenza di procedere ad un contenimento della spesa corrente, anche in considerazione della probabile esigenza di dover far fronte anche in futuro ad ulteriori spese non programmate, oltre alla necessità di monitorare le procedure di spesa dimostratesi non sempre corrette».

In riferimento alla spesa del personale, poi, «si rappresenta che dalla documentazione prodotta non risulta dimostrata, se si esclude il previsto parziale blocco del turn over, l’avvenuta attivazione delle necessarie misure di riduzione di tale voce di spesa, il cui controllo costituisce un elemento fondamentale per il mantenimento degli equilibri di bilancio».

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