Le cinque sigle sindacali, divise sulle modalità di lotta, concordano sull'urgenza di provvedimenti da parte dell'ammnistrazione e del Consiglio comunale
I numeri del bilancio consuntivo 2009 dell’Atm e l’ipotesi di soppressione dell’azienda (vedi articolo correlato) hanno messo in allarme lavoratori e sindacati.
In particolare, l’Orsa e l’Ugl, preoccupati per il futuro dell’azienda speciale e dei suoi dipendenti, intendono affrontare le delicate questioni sul tappeto in un’assemblea retribuita dei lavoratori da tenere nei locali aziendali.
L’attuale situazione, secondo le due sigle sindacali, mette in serio pericolo sia «i livelli occupazionali che la sopravvivenza dell’azienda», con il rischio che si sia arrivati ad un passo dal definitivo «collasso del trasporto pubblico locale».
Sulla crisi dell’Atm, l’Orsa era già intervenuta, nei giorni scorsi, con un documento nel quale si evidenziavano le responsabilità non solo della dirigenza ATM e delle varie Amministrazioni Comunali ma anche quelle della Regione.
«L’Assessorato Regionale ai Trasporti che da tempo penalizza l’ATM – si legge testualmente – prima di minacciare la sospensione dei contributi in caso di mancata trasformazione in SpA nei tempi previsti, dovrebbe ammonire se stesso per aver omesso di erogare i contributi dovuti, per legge, all’azienda messinese. Dall’Anno 2003 l’ATM fornisce il servizio tram senza alcun sostegno regionale e l’Assessorato ha usato mezzi subdoli e cavilli burocratici per evitare di riconoscere il contributo per i chilometri percorsi in luogo dei bus soppressi dopo l’inaugurazione della linea ferrata, privando le casse dell’azienda pubblica di circa 11 milioni di euro che gravano pesantemente sul bilancio in rosso»
Ma secondo l’Orsa c’è anche dell’altro: «la legge – scrive ancora – ha imposto il pagamento dei chilometri percorsi attraverso la linea tranviaria a partire dall’anno 2008, pertanto, la Regione avrebbe dovuto riconoscere all’ATM almeno il contributo relativo agli anni 2008, 2009, 2010 e invece ha erogato solo il contributo dell’anno in corso e nessun segnale arriva da Palermo per il riconoscimento degli arretrati».
Il sindacato invita l’Amministrazione ed il Consiglio Comunale a «non lavarsene le mani» e a scongiurare il fallimento dell’ATM.
Lo stesso appello era stato lanciato lo scorso 25 ottobre dalle sigle sindacali FILT-CGIL,FIT-CISL, UILT-UIL, che – ricordano oggi in un comunicato- avevano inoltrato «specifica richiesta di incontro a tutti i consiglieri comunali ed anche al sindaco Buzzanca per chiarire quale convenienza abbia la città nell’urgente trasformazione dell’azienda in Spa, per far comprendere che sulla pelle di oltre 600 famiglie non può esserci alcun scontro politico e non di meno per verificare le reali disponibilità».
Tale richiesta – sostengono le tre organizzazioni sindacali – fu fatta cadere nel vuoto dai consiglieri comunali e «l’unico intervento fu quello del sindaco Buzzanca che in una apposita riunione, ci assicurò l’imminente approvazione del bilancio e quindi il via libera per cambiare la natura giuridica dell’ente in società di capitali. L’ottimistica previsione fatta dal primo cittadino rischia però adesso, con la mancata certificazione del bilancio, di essere smentita e ciò, di conseguenza, impedirà la trasformazione dell’ATM in società per azioni».
Secondo FILT-CGIL,FIT-CISL, UILT-UIL, «adesso siamo ad un punto di svolta dove purtroppo a nessuno è consentito un ulteriore rinvio del problema, perché occorre decidere in fretta cosa e come fare per uscire da questa situazione che mette a rischio, oltre il futuro dei dipendenti, l’intero assetto della mobilità urbana.In queste condizioni di estrema difficoltà dove occorrono, più che sforzi muscolari, sereni e pacati confronti che portino all’individuazione di idonee soluzioni, evitiamo di prestare ogni ulteriore alibi a quanti preferirebbero la confusione e rinviamo la mobilitazione della categoria, ma ribadiamo l’invito per un incontro con tutto il consiglio comunale e l’amministrazione al fine di decidere responsabilmente quale percorso intraprendere».
