L’analisi del deputato nazionale del Pdl, che prospetta le possibili soluzioni ma «non ricette infallibili». Con un concetto chiaro ed evidente: siamo al punto di non ritorno
Messa in liquidazione dell’Atm, costituzione di una o più società nuove, apertura a partner privati. Queste alcune delle soluzioni che Enzo Garofalo, deputato nazionale del Pdl, suggerisce per uscire dal pantano in cui è sprofondato il trasporto pubblico a Messina. Soluzioni che non rappresentano né possono rappresentare «ricette infallibili», ma che sembrano indirizzate quantomeno a salvare il salvabile. Il deputato interviene in quelli che sono giorni decisivi per la disastrata azienda trasporti di via La Farina: i revisori dei conti (e la società nazionale di revisione Crowe Horwath) hanno di fatto bocciato l’ultimo bilancio dell’Atm, puntando pesantemente il dito contro le responsabilità del proprietario dell’Atm stessa, il Comune, ma anche contro la Regione. Entro la fine del mese il consiglio comunale si ritroverà per le mani la delibera del “vivi o muori” e non è chiaro come andrà a finire. Nel frattempo si naviga a vista, leccandosi ferite che sono state generate da anni di totale disinteresse, o meglio, di irresponsabile sciacallaggio, politico e non solo, a cui è stata sottoposta l’Atm.
«La situazione della Azienda Trasporti Messinese – evidenzia Garofalo – è da tempo nota e rappresenta uno dei problemi più gravi della comunità locale. L’enorme massa debitoria denunciata dalla stessa azienda è pari a 51 milioni di euro e, come anche dichiarato dalla società di revisione e dai revisori dei conti interni, non consente ragionevolmente di immaginare alcuna prospettiva di ristrutturazione aziendale, neanche nell’ottica della trasformazione in società per azioni. La mera modifica di -veste giuridica-, infatti, non può di per sè risolvere atavici problemi di gestione ed assicurare il ripianamento dell’ingente debito accumulato. Sotto il profilo dell’intervento esterno, peraltro, non si vede quali imprenditori privati possano essere interessati a rilevare l’attuale assetto organizzativo e, dunque, il corrente andamento d’esercizio. Non si dimentichi, infatti, che l’Atm genera, ogni anno, perdite pari a 12 milioni di euro circa, ad oggi coperte attraverso l’intervento dell’Ente proprietario (Comune di Messina) e l’appesantimento del relativo bilancio. Si aggiunga, che l’azienda presenta costi pari a circa 33 milioni di euro e ricavi per un totale di 21 milioni circa, dei quali 12,5 sono rappresentati dai trasferimenti regionali e 3 da quelli statali. Sussisterebbero, quindi, valori attivi limitati a 5,5 milioni di euro, rappresentati dagli incassi raccolti mediante la sosta a pagamento, i biglietti di viaggio e gli abbonamenti. In un’ottica di servizio pubblico, tuttavia, anche gli ingenti costi (non certo gli sprechi) potrebbero trovare giustificazione nella efficienza delle prestazioni rese. Ma, anche sotto questo profilo, lo scenario della mobilità urbana è assai desolante».
Garofalo si chiede dunque: «Quali le soluzioni possibili? E’ ovvio che, in una situazione talmente degradata, nessuno può avere la presunzione di presentare ricette infallibili. Direi che l’approccio più serio e prudente consiglierebbe, da subito, di arrestare l’emorragia economico-finanziaria e programmare una nuova gestione dei servizi di mobilità urbana. Ciò comporterebbe, a mio avviso, la necessità di legittimare ed avviare un tavolo tecnico che sintetizzi le competenze professionali ed amministrative di settore e persegua una serie obiettivi primari». Obiettivi che il deputato del Pdl elenca così: individuazione delle esigenze di mobilità legate all’utenza di riferimento; individuazione degli assets disponibili da parte del Comune di Messina per patrimonializzare la nuova gestione (immmobili, concessioni, reti tramviarie, altri diritti); individuazione dei servizi collaterali ed ancillari rispetto alla mobilità urbana; individuazione di partners privati interessati alla gestione efficiente e remunerativa di questi assets in favore dell’utenza messinese; trasferimento delle risorse regionali e comunali sulla partecipazione alla tariffa; redistribuzione e riorganizzazione dei dipendenti sul ventaglio dei nuovi servizi individuati in accordo con le organizzazioni sindacali; liquidazione dell’Azienda attuale e transazione delle posizioni debitorie; costituzione di una o più società nuove per l’affidamento del nuovo servizio di mobilità urbana e dei servizi collaterali».
«E’ comunque importante – conclude Garofalo – a prescindere dalle ipotesi formulabili, che i cittadini messinesi possano finalmente credere in una soluzione efficiente e di lungo periodo, che lasci definitivamente alle spalle il troppo tempo inutilmente trascorso».
