L’emergenza lavoro al centro del dibattito organizzato dal Pd. L'ex Ministro Damiano: “Governi incapaci di affrontare il problema”

L’emergenza lavoro al centro del dibattito organizzato dal Pd. L’ex Ministro Damiano: “Governi incapaci di affrontare il problema”

L’emergenza lavoro al centro del dibattito organizzato dal Pd. L’ex Ministro Damiano: “Governi incapaci di affrontare il problema”

martedì 28 Settembre 2010 - 06:57

Messa in sicurezza del territorio e rilancio di turismo, industria, agricoltura come alternativa di sviluppo invece del Ponte sullo Stretto, delle speculazioni edilizie e dei tagli indiscriminati.

Incontro sul “Lavoro” quello di ieri pomeriggio al Salone delle Bandiere al Comune di Messina. A dibattere ed intervenire, i rappresentanti del PD, fra cui l’ex Ministro Cesare Damiano, le forze sindacali CGIL, CISL, UIL, ORSA, il professore di Economia Applicata Guido Signorino, una giovane imprenditrice ed una precaria della scuola. Iniziativa con l’intento di superare le differenze fra le forze sociali del territorio, trovare soluzioni comuni in campi economico-territoriali e riappropriassi del governo della città contro la “macelleria sociale” del centro-destra: unico obiettivo, il lavoro.

E proprio di lavoro ed economia siciliana e messinese parla il prof. Guido Signorino che spiega come non è vero che la crisi globale colpisce solo gli scambi internazionali, ma anche e sopratutto realtà come quella siciliana e messinese dove la capacità di acquisto deteriorata e la scarsità della domanda portano alla crisi delle attività terziarie, le principali nell’economia messinese. Fenomeno che vede le aziende del mezzogiorno chiudere e licenziare migliaia di lavoratori mentre si concentrano, a discapito del sud, le risorse al nord per l’aumento di ore di cassa integrazione. Si è di fronte ad esternalizzazioni ed a chiusure di servizi storici come Molini Gazzi, Birra Messina, e le numerose vertenze in corso nel territorio messinese. Bisogna ripensare ad una nuova struttura economica cittadina invece di portare avanti il progetto Ponte che propagandisticamente promette 40000 posti di lavoro quando invece non saranno occupate più di 4000 massimo 6000 unità in tutto il periodo della costruzione. L’incremento occupazionale sarà bassissimo e vedrà alla fine dei lavori solamente 220 addetti stabili contro i 1234 posti di lavoro persi nel settore dei trasporti nello Stretto. Prosegue Signorino, “Quale occupazione? Quanta? Da dove? E Davvero? Quali prospettive? Sicuri che il Ponte sia un affare per l’economia cittadina? Bisogna puntare sulla messa in sicurezza del territorio, risolvere il problema del dissesto idrogeologico, rivedere l’edilizia cittadina, le sue speculazioni ed il suo fenomeno preoccupante del cemento depotenziato usato in quasi tutta la zona Sud, preoccuparsi nuovamente del traffico urbano e del pendolarismo nello Stretto, sfruttare le potenzialità del lunghissimo fronte marittimo e costiero con conseguente spettacolo paesaggistico che abbiamo a disposizione, rivalutare le valenze archeologiche storiche messinesi. Il tutto bisognerebbe articolarlo in una programmazione economica di breve, medio e lungo periodo, dall’incremento immediato di lavoro per la messa in sicurezza del territorio allo sfruttare la posizione strategica nel mediterraneo per poi finire alla ricerca e allo sviluppo, attivandosi sin da subito su tutti questi tre fronti temporali senza saltarne alcuno”.

Per quanto riguarda il Ponte sullo Stretto, dello stesso avviso è una giovane imprenditrice messinese che spiega la dannosità dell’opera faraonica anche per quanto riguarda i costi di trasporto maggiori di quelli dei traghetti, che poi andranno a gravare sul costo di produzione e quindi prezzi maggiori e minori vendite. A questo si aggiunge la scadente qualità di infrastrutture per i trasporti come la Salerno-Reggio Calabria e la difficoltà per i giovani di fare impresa visto che è necessaria una spesa minima di 120000 €, metà della quale è a carico del giovane che dovrà rivolgersi ai mutui bancari con tassi di interesse altissimi.

Intervengono anche i rappresentanti delle sigle sindacali che si concentrano sul fatto del distacco della politica dai problemi veri del Paese, sui fondi FAS “derubati” al Mezzogiorno, fondi tolti alle infrastrutture per dedicarli agli ammortizzatori sociali del nord, sulla priorità della distribuzione equa delle risorse e quindi riduzione dell’irpef ed aumento di imposizione fiscale sulle rendite, sul ripartire da ciò che abbiamo e quindi industrie, zona falcata, cercare di risolvere problemi secolari come la criminalità organizzata smettendola di fossilizzarsi su escort, casa di Fini ecc, e parlare di problemi veramente seri e soprattutto chiedere il ritiro dei tagli indiscriminati previsti nella legge 133 alla scuola, all’università, alla ricerca ed al welfare state nel complesso.

Termina l’incontro sul “Lavoro”, l’intervento dell’ex ministro Cesare Damiano, esponente del PD in linea con Bersani: “siamo in una situazione di particolare straordinarietà, siamo di fronte all’emergenza crisi, ma a differenza degli anni ’70-’80 non c’è il problema del terrorismo e della lotta armata, siamo di fronte ad una lotta morale, di democrazia, di significato dei partiti e dei sindacati di oggi, il ritrovare una strada comune per quanto riguarda l’occupazione, i redditi, le prospettive. Una situazione aggravata dal fatto che non ci sono dei governi adeguati e capaci di risolvere i problemi economico-sociali di oggi. Politica che sta dando di se una rappresentazione indegna, uno spettacolo osceno nel quale bisogna ribellarsi di tutto questo finche siamo in tempo. Non ci saranno soluzioni se non si seguirà il riscatto morale, una nuova visione del mondo. In un contesto dove il governo le sbaglia tutte e dove una gran parte degli elettori è narcotizzata dalla TV, dalle parole di Berlusconi e dalla demagogia populista della destra che domina la cultura della società, bisogna riuscire a trovare la via di mezzo fra l’addormentamento degli elettori e l’estremismo, e questa via di mezzo sta nel “riformismo”. Bisogna recuperare il rapporto fra Stato e Mercato visto che 30 anni di solo Mercato nella politica del liberismo e quindi tagli totali ed indiscrimati senza più investimenti ci hanno portato al disastro. Ci ritroviamo sostanzialmente senza governo e l’unica alternativa sta nel chiedere una revisione radicale della politica economica, individuare i possibili settori protagonisti dello sviluppo economico, diminuire la pressione fiscale su dipendenti e pensionati, tassare maggiormente le rendite, perseguire un piano graduale di assorbimento dei precari. E’ assurdo pensare che il futuro del paese siano dieci centrali nucleari ed un ponte e per quanto riguarda quest’ultimo, in attesa dell’ipotetico ponte sullo stretto, qual’è la politica economica del governo? Proseguire con i tagli? Smantellare le ferrovie e tutto?

Invito a coltivare il segnale di unione e di andare oltre le divisioni ricercando una grande unità, non esiste un libro che contenga le soluzioni di questa crisi, ancora non lo ha inventato nessuno, è tempo di grandi scelte prima che sia troppo tardi. Riapriamo il futuro alla generazione fantasma di oggi prima che, vista la precarietà e l’insabilità che li aspetta, possano esserci in futuro ondate di rancore e ribellione delle nuove generazioni”.

Giosè Venuto

foto Sturiale

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