A Papardo il presidente della Camera accolto da una donna che racconta: -Mia sorella vittima di un errore di malasanità-. Nel corso dell'incontro a teatro le testimonianze di alcuni rappresentanti del mondo del lavoro. «La flessibilità non deve diventare precarietà». Nessuna dichiarazione sul caso Ruby. In basso i video integrale degli interventi di Fini, Briguglio, D'Alia e Lo Monte
Il presidente Fini è giunto al Teatro Vittorio Emanuele dove è stato accolto da una banda che ha intonato l’inno nazionale. L’esponente di Fli non ha lasciato nessuna dichiarazione, specificando che si discuterà solo di lavoro, senza lasciare spazio alle polemiche, soprattutto sul caso Ruby. Prima dell’avvio dei lavori è stato proiettato un video attraverso cui si è cercato di rappresentare ciò che l’Italia dovrebbe essere. Un’Italia difficile, così come raccontato dallo studente, dalla giovane donna e dall’imprenditore che sono intervenuti sul palco del Vittorio Emanuele per raccontare la propria esperienza di lavoro.
– Dopo gli interventi di Briguglio e D’Alia, prende la parola Fini: -Il sud possiede delle risorse intellettuali che nulla hanno da invidiare a quelle del nord. Dobbiamo però cercare di puntare sulla cultura della legalità-.
– -I ragazzi hanno paura di stare domani peggio di come stanno oggi. C’è un deficit di futuro. La politica deve darsi delle priorità partendo dalle esigenze delle nuove generazioni. Lo ha ribadito anche il presidente Napolitano nel discorso dell’ultimo dell’anno-.
– -Quella di oggi è la prima manifestazione tematica sul lavoro, e non a caso abbiamo deciso di partire da una città importante come Messina. In tema di sviluppo bisogna superare le logiche antitetiche del secolo scorso fra capitalismo e comunismo, oggi dobbiamo lavorare per superare lo scontro e avviare nuove relazioni industriali-.
–Sulla Fiat – -Per tutelare i diritti dei lavoratori le fabbriche devono essere aperte. Senza lavoro non possono esserci diritti-.
– -Senza legalità non ci può essere la condizione necessaria per la ripresa economica. e’ necessario snellire la giustizia-.
– Federalismo – -Maggiore certezza dei rapporti tra Roma e la Regione. L’autonomia va definita in modo dettagliato, lo statuto siciliano è un ottimo esempio-.
–Ponte – -Al di la del ponte bisogna superare il deficit infrastrutturale del Mezzogiorno-.
–-La riforma Gelmini permette di premiare la qualità e di selezionare il merito-. Dichiarazioni queste ultime che hanno incontrato la netta opposizione dei ricercatori e dei dottorandi che hanno organizzato un sit-in di fronte la sede del Vittorio Emanuele urlando vergogna ed esponendo uno striscione con su scritto: -Il Fini giustifica i mezzi-.
–I nostro sistema produttivo si fonda sulle piccole e medie imprese; è la politica che deve investire sulla ricerca, le piccole imprese no ne hanno la possibilità. Serve la mano pubblica; imprenditori siciliani hanno stupito il mondo con prodotti d’eccellenza-.
– E’ finito il tempo del contratto indeterminato, ma la flessibilità, che non è necessariamente negativa, non deve diventare precarietà.
–Ci poniamo una sfida impegnativa, ma dobbiamo cercare di guardare sia al mercato globale che a quello mediterraneo-.
– -Nel 2011 l’Italia e la Sicilia devono rappresentare un faro e un punto di riferimento nel Mediterraneo, simbolo di coesione e sintesi di culture, religioni, storie diverse-.
«Viva la Sicilia, viva l’Italia», sono le ultime parole del presidente della Camera Gianfranco Fini che lascia il Vittorio Emanuele tra gli applausi dei propri sostenitori. Tanti i temi affrontati nel corso del dibattito la maggior parte dei quali rivolti alle esigenze dei giovani che, aggiungiamo noi, tutti dicono di conoscere senza che poi nessuno si mostri però effettivamente capace di soddisfarle.
Al Tribunale Fini, giunto con circa mezz’ora di ritardo al Tribunale, ha incontrato il presidente della Corte D’Appello dottor Nicola Fazio, il Presidente del Tribunale Giovambattista Macrì, il Procuratore Generale dottor Franco Cassata, i dirigenti del distretto giudiziario e il presidente dell’Ordine degli avvocati Francesco Marullo di Condojanni. Ad accompagnarlo anche i deputati nazionali di Fli Fabio Granata, Nino Lo Presti e Carmelo Briguglio.
Nel corso del suo intervento Fini ha elogiato l’impegno profuso da molti magistrati nella lotta al terrorismo e alla mafia, ed ha per questo invitato tutti a non dividersi in Parlamento sul tema della giustizia cercando invece di trovare un punto di incontro.
«I 150 anni dell’Unita’ d’Italia – ha continuato Fini – non devono essere solo ricordo di belle pagine di storia ammantate di retorica ma devono farci interrogare su cosa significa oggi essere italiani, ed al centro di questo c’e’ sicuramente la giustizia. Io sogno un giorno – ha detto Fini nei 20 minuti di intervento a braccio – in cui in Parlamento, nella dialettica democratica, maggioranza e opposizione trovino un momento di unita’ in uno o due punti strategici per la riforma vera della giustizia. Il nostro Paese investe poco sulla giustizia ed e’ anche per questo che siamo poco competitivi».
Un discorso, quello del presidente della Camera, frutto anche dell’analisi dei dati presentati nel corso dell’incontro e che paragonano la giustizia del nostro Paese a quella di Francia, Germania, Spagna o Inghilterra. Fini ha sottolineato che non sono un caso i richiami della Corte europea dei Diritti dell’Uomo per la eccessiva lunghezza della durata dei processi, se si pensa che sono state contestate 1095 infrazioni contro un centinaio in media degli altri partners europei.
Dopo una breve -pausa-pranzo- al Vittorio Emanuele, il presidente Fini, come da programma, si è recato all’ospedale Papardo. Ad accoglierlo una donna che ha raccontato all’esponente di Fli di aver perso la sorella proprio a causa di errore di malasanità: -Quando è arrivata al Pronto Soccorso – spiega la cittadina – non hanno capito che c’era un’emorragia interna-. Fini rivolge le condoglianze alla donna e afferma: -Se ci sono responsabilità, la magistratura ha il dovere di fare luce ed accertare la verità-.
La terza carica dello Stato ha poi incontrato il direttore generale Armando Caruso, il direttore sanitario Eugenio Ceratti e il direttore amministrativo Fiorenza Mugno. Successivamente visita al reparto di neuro-chirurgia e cardio-chirurgia.
In basso i video degli interventi di Briguglio, D’Alia e Lo Monte
