Il deputato regionale del Pdl ha presentato una mozione all’Ars chiedendo il sostegno di tutti i parlamentari messinesi, il commissario straordinario dell’ente risponde piccato
Sull’Ente Porto continua quella che è una guerra politica, di interessi, di “territori”. Una guerra lunga, quasi storica, che vede l’area più prestigiosa della città, la zona falcata, al centro di un tira e molla e di un conflitto di competenze che non interessa ai cittadini, stufi di diatribe i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti: degrado e abbandono, nulla più. L’ultimo fronte di battaglia lo ha aperto il deputato regionale messinese del Pdl Nino Beninati, il quale ha presentato una mozione all’Ars, invitando tutti i parlamentari di Messina a sostenere «l’avvio delle procedure di scioglimento dell’Ente Porto di Messina». Una richiesta che non lascia spazio ad interpretazioni e a cui ne segue un’altra: l’immediato intervento della Corte dei Conti, «per il danno erariale che si sta perpetrando e per i vizi di legittimità delle procedure poste in atto a discapito degli interessi generali della nostra città». Ovvia e tempestiva la replica del commissario straordinario dell’Ente Porto Rosario Madaudo, già presidente dell’ente, rimesso in sella dal presidente della Regione Raffaele Lombardo dopo che lo stesso sembrava volesse mettere in liquidazione l’ente stesso. Una delle tante schizofrenie di questa vicenda. E chiaramente lo stesso Lombardo è finito nel mirino di Beninati.
L’unica “colpa” di Lombardo, secondo Madaudo, «aver salvato, per Messina e la Sicilia, il Punto franco, un’opportunità di sviluppo economico irripetibile, caldeggiata anche dal Governo nazionale». Lo spunto a Beninati, sostiene il commissario straordinario dell’Ente Porto, sarebbe giunto dal recente incontro avvenuto tra il sindaco Giuseppe Buzzanca, il presidente dell’Autorità portuale Dario Lo Bosco (nella veste anche di presidente di Rfi) e l’ex presidente dell’Authority, il deputato Pdl Enzo Garofalo. Incontro, «avvenuto a Roma – perché non a Messina – per decidere come utilizzare le aree già dimettibili e quelle che saranno dismesse a breve dalle Ferrovie nel territorio messinese, che unite a quelle dello sbaraccamento, costituiranno un consistente compendio, che si estenderebbe dalla Zona falcata alla via S. Cecilia».
Beninati, afferma Madaudo, «con poca fantasia rinnova le accuse del suo collega di partito, l’assessore provinciale Michele Bisignano, già confutate con dovizia di particolari da questo ente, aggiungendo solo la figura della “zona franca del bunkeraggio”, del tutto inventata, e chiama alla crociata la deputazione messinese contro l’Ente Porto ed il presidente Lombardo, che volendo realizzare il Punto Franco, sottrarrebbero quei 144 mila metri quadri alle future speculazioni con minacce di denunce alla Corte dei Conti». Madaudo risponde dunque a Beninati che «la sua iniziativa è insufficiente, perché oltre la magistratura contabile dovrà intervenire anche quella penale. I messinesi hanno il diritto di essere rassicurati ed avere certezze sul loro futuro, che deve essere discusso a Messina ed in loro presenza e non in oscuri tavoli della Capitale».
