Il laboratorio Sicilia e il grande ritorno della politica delle correnti

Il laboratorio Sicilia e il grande ritorno della politica delle correnti

Il laboratorio Sicilia e il grande ritorno della politica delle correnti

sabato 26 Giugno 2010 - 08:12

Il centrosinistra tra il Pd Sicilia del duo Lumia-Cracolici e l’area “Innovazione” di Cardinale e Genovese. Il Pdl spaccato tra i “capicorrente” Schifani e Miccichè, con la nascita di “Generazione Sicilia”. E l’autonomismo di Lombardo fa proseliti

Un merito va dato a Raffaele Lombardo: aver riportato la parola “autonomia” al centro dell’agenda politica dei grandi partiti (sempre che di veri partiti si possa parlare) ed in particolare delle segreterie siciliane. Ed è su concetti quali autonomia e federalismo che si giocano gran parte delle fratture che spaccano i due più grandi agglomerati politici, il Pdl e il Pd, con la terra siciliana che si conferma ancora una volta vero e proprio laboratorio quando ci sono da sperimentare manovre azzardate e giochi di correnti.

Partiamo dal Pd. Giuseppe Lumia, sostenuto da Antonello Cracolici, lavora alla nascita del Pd Sicilia, pur con le difficoltà e le inevitabili critiche del caso. «Un Pd autonomo e federato con quello nazionale – ha spiegato – libero dal correntismo romano, che progetta e decide nei territori per tradurre le istanze di cambiamento della Sicilia in azioni politiche incisive. È questa la questione che ho sollevato in modo chiaro e netto. Una linea politica ampiamente condivisa all’interno del Partito e non solo dalla mia mozione, ma che suscita reazioni scomposte da parte di chi non ha un’idea, un progetto, una strategia e vive solo di posizioni consociative e di supina fedeltà ai capicorrente». Lumia dichiara di «di volere un partito che lavori per dare attuazione alle riforme sostenute in Assemblea regionale e che continui sulla strada del riformismo per combattere i sistemi di collusione e intermediazione che bloccano lo sviluppo alla nostra terra».

Duro il commento di molti “lealisti” (ci si passi il termine) del Pd. Ieri così ha parlato Tonino Russo, parlamentare nazionale. «La corrente indipendentista del Pd di cui parla Lumia e che, nelle sue intenzioni, dovrebbe perfino andare oltre l’impresa di Miccichè e del Pdl Sicilia, è lontana anni luce dall’idea di partito democratico di Pierluigi Bersani. Il recente inaspettato autonomismo del senatore Lumia e dei suoi sostenitori senza l’avallo e la copertura di qualche “massimo” esponente nazionale del Pd avrebbero avuto la forza del due di coppe a briscola. Le uniche posizioni consociative che la storia più recente del Pd conosce in Sicilia – conclude Russo – sono quelle assunte a Termini Imerese da Lumia con Miccichè e che, oltre a danneggiare pesantemente il Pd e la sua immagine, hanno fatto, purtroppo, scuola. E’ venuto il momento di finirla con l’ipocrisia delle riforme e del governo che le dovrebbe realizzare. Il momento è critico e serve tutto tranne le fibrillazioni e le provocazioni che il senatore Lumia continua a lanciare».

Saranno solo provocazioni? Vedremo. Intanto cresce e si sviluppa l’ala “democristiana” del Pd, che curiosamente ha un nome che con la vecchia Dc c’entra poco, “Innovazione”. A guidare le truppe, in questo caso, l’ex ministro delle Comunicazioni Totò Cardinale, sostenuto in questo percorso, tra gli altri, dall’ex sindaco di Messina, origini democristiane doc, Francantonio Genovese. Capisaldi di questo movimento? Manco a dirlo: riforme, autonomismo e quant’altro. Compreso l’appoggio politico al governo Lombardo, origine delle spaccature interne al Pd che stanno rendendo sempre di più il “giovane” segretario generale un Lupo… solitario.

Nervi tesi anche nel Pdl: qui Gianfranco Miccichè aveva precorso i tempi col Pdl Sicilia, sostenuto coi finiani, gruppone che a sua volta non ha fatto mancare l’appoggio al governo Lombardo. Ieri a Palermo, con la benedizione di Italo Bocchino, finiano doc, è nata “Generazione Sicilia”, versione isolana del gruppo “Generazione Italia” fondato dal presidente della Camera. «In Sicilia – ha detto Bocchino – c’è un partito diviso in due, con due correnti interne: quello che ha come capocorrente la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Renato Schifani, l’altro guidato dal sottosegretario Gianfranco Micciché, di cui facciamo parte anche noi. Quest’ultima è un’area molto ampia e alla fine in politica dovrebbero essere i numeri a decidere». Sulla stessa linea il drappello di parlamentari siciliani che rappresenta l’asse di ferro a Montecitorio dell’ala finiana del Pdl: Pippo Scalia, Carmelo Briguglio, Fabio Granata e Nino Lo Presti. «Nel Pdl è caduto un tabù: si parla del presidente del Senato come soggetto in campo che fa politica attiva e leader di una corrente organizzata, né più né meno di ciò che viene imputato a Gianfranco Fini. E’ la pura verità che tutti sanno: Italo Bocchino ha la sola colpa di averlo dichiarato pubblicamente, dicendo ciò che pensa e che noi condividiamo pienamente. Sia chiaro: fuori dall’aula – aggiungono – Schifani fa politica attiva come si dice di Fini. Solo che si vorrebbe fare apparire il primo super partes e il secondo capo di una fazione. Un artificio che non regge e che Italo Bocchino ha smontato con intervento franco ma corretto e del tutto normale in una dialettica politica».

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