Il coordinatore di Fli Scalia conferma le sue perplessità e i parlamentari regionali lo appoggiano: non sarebbe “gradita” la presenza occulta del Pd in giunta. E Romano rilancia: «Il presidente dica chi ha incontrato dell’Udc»
Raffaele Lombardo era stato poco prudente e di facili entusiasmi, ieri, nell’annunciare, da Roma, l’appoggio pieno di Fini e dell’Udc al suo nuovo governo tecnico. Per motivi diversi, vanno registrate nuove frenate al complicato rebus a cui il governatore sta cercando di trovare soluzione. Già ieri avevano fatto riflettere le parole del coordinatore regionale di “Futuro e Libertà” Pippo Scalia, che parevano andare in tutt’altra direzione rispetto al sì incondizionato di Fini: «Al momento – aveva detto – non persistono le condizioni per procedere a una nuova composizione del governo regionale e rimangono forti perplessità sul programma e sulla natura della nuova giunta». Poi è arrivato il sostegno al loro coordinatore dai cinque parlamentari regionali finiani, Alessandro Aricò, Pippo Currenti, Luigi Gentile, Carmelo Incardona e Livio Marrocco: «Condividiamo pienamente la posizione del nostro coordinatore regionale Pippo Scalia, che ha espresso forti riserve e chiede chiarimenti in ordine a prospettive, programmi, composizione e natura di un nuovo eventuale governo di tecnici che Raffaele lombardo intende varare in Sicilia».
Ma quali sono le vere riserve dei finiani? Il governo tecnico, e non politico, a differenza di Gianfranco Miccichè sta bene a Fli. Sta bene anche un’alleanza, seppur parziale, con l’Udc. Il vero veto è sul Pd. Un appoggio esterno è una cosa, la presenza “occulta” di suoi esponenti “mascherati” da tecnici è un’altra. E questo, in un momento così particolare, Fini non può permetterselo. Ecco perché, a conti fatti, Scalia e soci potrebbero chiedere la testa di Mario Centorrino, il messinese oggi assessore alla Formazione, ufficialmente tecnico, “ieri” assessore nella giunta Genovese del Pd a Messina, per dare l’ok al varo della nuova giunta.
Intanto, come prevedibile, dall’Udc arrivano i dovuti “distinguo” rispetto al lato B della dichiarazione ottimistica di Lombardo di ieri. «L’onorevole Lombardo – afferma il coordinatore regionale Saverio Romano – sia più preciso nelle sue comunicazioni poiché ad oggi l’Udc in Sicilia è rappresentata dal sottoscritto ed io non lo ho incontrato. Dica allora a chi si riferiva nel sostenere di avere incontrato l’Udc. Se qualcuno lo ha incontrato è giusto che si sappia». E’ chiaro che il canale comunicativo tra Lombardo e l’Udc non è più Romano (né tantomeno Cuffaro) da un bel po’ di tempo. Più facile che si tratti di Gianpiero D’Alia, che dal senato e da Messina guida i “lealisti” di Casini in Sicilia. Proprio lui, che insieme ai “quarantenni” fu tra i protagonisti del divorzio tra lo stesso Lombardo e l’Udc. Corsi e ricorsi storici.
