Progetti e programmi: ma quale futuro reale per la cittadella fieristica? Proviamo a capirlo riflettendo sugli errori del passato
Si fa un gran parlare in questo periodo della Fiera, dell’Ente Autonomo, ma soprattutto delle aree che per anni hanno ospitato uno degli eventi più carichi di tradizione della storia di Messina: la Campionaria. Sfruttare diversamente la cittadella, stato attuale degli spazi tra scarsa considerazione e degrado, futuro dell’Ente, responsabilità. Già responsabilità, troppo semplice indicare come colpevoli gli ultimi che hanno afferrato il timone di una barca in altomare e senza apparenti scialuppe di salvataggio. Per capire come e perché si è arrivati a questo stato di cose è necessario guardare indietro, in un passato neanche troppo lontano. Quali sbagli sono stati fatti? Chi li ha commessi? Cosa hanno comportato? E’ possibile trovare oggi soluzioni per rimediare? Interrogativi non da un milione di dollari, ma da qualche milione di euro, tanti quanti i debiti che l’Ente si porta con sé da tempo. Denari che reclamano i creditori ma anche l’Autorità portuale, che oggi chiede le chiavi della cittadella. Ma andiamo con ordine.
Ieri. L’Ente Fiera dieci anni fa chiede l’autorizzazione per costruire i padiglioni e altre strutture sulle aree demaniali che ha in concessione dall’Autorità portuale, ottenendola. Sono anni di splendore. Fino al 90′-91′, quando solo con la Campionaria si riesce a racimolare una cifra che oggi si aggirerebbe intorno agli 800 mila euro, utile a pagare i dipendenti, a finanziare l’edizione successiva, a fare felici tutti: politici, espositori, cittadini. Poi arrivano gli anni di crisi, del mercato, della liquidità, ma probabilmente incidono anche la scarsa propensione al rinnovamento, delle gestioni della macchina poco sveglie e attente, vicende politiche che frenano e rendono sempre più debole l’offerta e il prodotto. Intanto crescono i debiti dal punto di vista finanziario e anche l’Autorità portuale comincia a bussare alla porta.
Oggi. Si organizzano incontri, si cerca di studiare piani e programmi di sviluppo e di rilancio, di cui probabilmente bisognava discutere un po’ prima. Attualmente la manutenzione ordinaria e straordinaria della cittadella fieristica è affidata all’Autorità portuale, mentre la custodia è di competenza dell’Ente Fiera, che all’interno dell’area ha pure gli uffici. Poche dunque le spese per l’Ente stesso: di gestione (telefono, elettricità, etc) e per i dipendenti, attualmente circa quindici. L’Autorità portuale ha chiesto le chiavi della cittadella fieristica all’Ente pluricommissariato (in questo momento in carica c’è Giuseppe Grazia, che dovrebbe rimanere fino a dicembre) per farci dell’altro, si è detto “per ridarla ai messinesi-, in pratica allungare la passeggiata, ma si è parlato anche di nuovo approdo crocieristico. Occhi pesanti dei privati? Intanto gli eventi e le manifestazioni stentano, anche se alcune, come la “Fiera della Birra- lo scorso anno, sono riuscite ad ottenere buoni numeri puntando sulla novità. Gli introiti provenienti della Campionaria, nonostante le strategie e gli sforzi mirati ad attirare la gente (Milan Village, i concerti e le altre attrazioni, senza dubbio apprezzabili) sono stati deludenti. La maggior parte degli espositori e dei messinesi è rimasta delusa, e anche il fatturato, in confronto a qualche anno fa, è nettamente diminuito. Mancano servizi e accoglienza, ma probabilmente ancor di più la progettualità e la volontà di rendere veramente Fiera quello che attualmente sembra più essere un mercato estivo. Lacune che purtroppo non possono essere superate neanche da una buona campagna pubblicitaria. Dunque difficoltà evidenti, sul piano dei bilanci e sul piano degli appuntamenti. Meglio chiudere tutto o tentare la risalita dalla profonda voragine?
Domani. Quale progetto, quale destinazione? Questo è quello che ci si continua a chiedere nei tavoli di confronto, ai quali però, in alcuni i casi, non viene nemmeno presa in considerazione la volontà del commissario dell’Ente Fiera. Se realmente l’obiettivo è quello di abbattere le barriere riconsegnando il lungomare alla cittadinanza, lo si faccia davvero, ma con cognizione, programmazione e attraverso sistemi specifici di vigilanza e controllo, non alla -messinese-. Se si immagina una passeggiata in stile lungomare di Reggio, bene, si liberi tutta l’area dalla Batteria Masotto fino al Ringo, compresa la rada al momento ancora in concessione ai privati. Una porzione di territorio realmente in grado di offrire l’accesso al mare, in una città sempre più soffocata da case e costruzioni. Altri progetti non sono da bocciare, come quello del Museo del Mare proposto dall’assessore Isgrò, a patto che vengano posti in essere per la città, non del prossimo privato di turno pronto ad arricchirsi. Di idee ce ne sarebbero a migliaia, ma le intenzioni di base sono quelle che contano. E’ vero, il sistema Fiera ha fallito. Si poteva fare molto di più, puntare sulle fiere di settore che hanno fatto le fortune di molti capoluoghi, mentre a Messina si è rimasto sempre -nell’amatoriale-. Senza dimenticare l’indotto che questi eventi procurano, gli espositori, i ragazzi che lavorano anche se occasionalmente e il flusso di contanti che queste attività muovono, la possibilità di far conoscere la città e le vicine mete turistiche (visto che purtroppo Messina non lo è). Ma di tutto ciò la responsabilità non è, e non può essere attribuita solo l’Ente Fiera. Ci sono delle chiare colpe politiche, forse frutto di scelte mirate a favorire qualche provincia piuttosto che la nostra o forse perché dalle poltrone si è perso più tempo a sistemare il -figghiozzo- di turno piuttosto che dare risposte e programmare.
Dieci anni di commissariamento dell’Ente. Non sarebbe stato più facile dopo una riflessione approfondita, nominare un presidente e un cda, magari ridotto per limitare le spese, e partire con prospettive certe, cartelloni consolidati, basi un po’ più solide? Forse è mancato l’interesse. Ci sono fatti che sicuramente hanno un’influenza sull’opinione pubblica: i cani randagi che la fanno da padroni nell’area, chi entra ed esce avendo avuto l’ok per custodire lì le sue carrozze, le baracche adiacenti che vengono abbattute, una Campionaria che va sempre peggio. Ma dietro tutto ciò, c’è un mondo di carte, documenti e progetti che rispecchiano volontà precise. Adesso è importante capire l’Ente Autonomo che fine farà. Chiarito che se gli uffici dovessero lasciare la cittadella sarà possibile comunque continuare l’attività altrove, è bene che si dica in fretta se e come continuerà questa attività. Sicuramente, se si vorrà ripartire, bisognerà guardare oltre. Immaginare un modo innovativo di attirare espositori e visitatori, anche spostandosi dalla città principale, come fanno ben più celebri realtà come la Fiera del Levante o quella di Milano, che organizzano manifestazioni anche lontano dai territori di riferimento proponendo i propri marchi. Rinnovamento necessario anche dal punto di vista della pianta organica, all’interno della quale ci sono delle figure obsolete e che pesano sulle casse senza alcun beneficio. Ma ripetiamo, tutto parte dalla volontà o meno di tenere in piedi questa struttura. Se così non fosse, per almeno nove dipendenti potrebbe aprirsi la strada della disoccupazione, senza neanche la mobilità, visto che si tratta di un Ente Pubblico Economico. A tal proposito non possono essere dimenticate Provincia e Comune, che contribuiscono, pur se solo in parte, fornendo dei contributi.
