C’è chi aspira a un lavoro e chi sposta la residenza nella seconda casa di Ganzirri per avere un risarcimento maggiore
Alcuni anni fa un amico mi disse: “Mi è arrivata una proposta di acquisto della mia villa. L’ho respinta: non me ne andrò mai!
Prima di me vi hanno abitato i miei genitori e, prima ancora i miei nonni; ogni stanza, ogni angolo del grande giardino suscitano ricordi della mia giovinezza.
Non la cederei per tutto l’oro del mondo”.
Era una commovente dimostrazione di come, nella valutazione di un bene, giochi un ruolo rilevante il valore d’affezione e, con esso, cresca il diritto a difendere le proprie cose con i denti.
Un sentimento che merita comprensione e rispetto; anche se la maggior parte delle volte i dolci ricordi della giovinezza passano inaspettatamente in secondo piano di fronte a qualche centinaio di migliaia di euro in più.
Nei vecchi film americani sulla conquista dell’Ovest, c’era spesso un vecchietto che non voleva abbandonare la sua traballante baracca, da demolire per far passare la ferrovia.
I cattivi gli offrivano somme spropositate rispetto al valore; poi passavano alle minacce, ma lui no, non cedeva di un palmo.
Non gli interessava nulla della ferrovia, della modernità, del progresso, dello spostamento della frontiera del Grande Paese verso il Pacifico: la sua casa non aveva prezzo e voleva restare là a qualunque costo.
In quei territori selvaggi le divergenze d’opinione si risolvevano con le Colt, in una società democratica col Codice Civile: il contrasto tra gli interessi individuali e quelli collettivi è stato ampiamente esaminato da ogni punto di vista.
Lontani dal Far West, sulle rive dello Stretto, queste normalissime vicende assumono contorni particolari: i più agguerriti non sono quelli che difendono baracche o modeste dimore avite, ma i proprietari di seconde o terze case, spesso splendide ville con giardino.
Intendiamoci bene, non è un’accusa: tutti hanno il diritto di tutelare i propri beni.
Basta che non tentino di spacciarsi come difensori d nobilissimi principi.
Basta che non si atteggino a Buoni contro i Cattivi che vogliono scacciare migliaia di poveretti che resteranno senza casa.
Perché, chi dice questo, bara.
In quanto i suoi lamenti sono una banale, ancorché legittima, difesa di personalissimi interessi, non una battaglia in favore degli oppressi.
Alla quale si addice più il grido villeggianti di tutto il mondo unitevi di quello, solo apparentemente simile, che inizia con proletari.
Viene poi da chiedersi perché opporsi al Ponte per difendere la propria villa delle vacanze è lecito e nobile, mentre è esecrabile e abietto sostenere l’opera nella speranza – o anche nell’illusione, perché no? – di trovare un lavoro.
Da zappaterra o da ingegnere che sia.
Passando poi a una visione un po’ più alta e meno egoistica, la sostanza cambia poco. Solo che, al posto degli interessi individuali, si devono valutare gli interessi della collettività. Ristretta e allargata.
Nel senso che chi ritiene – a torto o a ragione – che i benefici del Ponte per Messina, per la Sicilia, per il Mezzogiorno e per il Paese siano maggiori dei danni ha tutto il diritto di essere a favore.
E viceversa.
E’ un’impostazione accettabile o bisogna attribuire all’avversario inconfessabili e vergognose motivazioni al solo scopo di sentirsi più saldamente dalla parte del Bene?
Ognuno ha il diritto di pensarla come vuole e, in democrazia, il parere del dotto docente ha la stessa dignità di quello del disoccupato ignorante.
Riguardo poi a chi sostiene che i soldi potrebbero essere utilizzati meglio – opinione rispettabilissima -, mi chiedo perché non ha aperto bocca il 22 luglio, quando il Cipe ha approvato la spesa di 792 milioni per la tratta San Giovanni-Colosseo della Linea C della MetroRoma, 560 per il Raccordo autostradale Campogalliano-Sassuolo, 130 per la variante S.S. 639 Bergamo-Lecco ed altro. Importo complessivo, oltre 2 miliardi. Molti di più delle risorse pubbliche destinate al Ponte sullo Stretto.
Il Raccordo Campogalliano-Sassuolo ha la priorità rispetto ai terremotati de L’Aquila o agli alluvionati di Giampilieri?
Viene il dubbio che la protesta nasca solo quando i soldi vengono destinati a ben determinate opere.
Soprattutto se al di sotto di Salerno.
Convergenze d’interessi padano-peloritane.
P.S. L’amico di cui parlavo all’inizio cedette villa e ricordi per 2 miliardi e mezzo di vecchie lire. E ne ha comprato un’altra più grande.
