L'opinione - Il Mezzogiorno ha le sue colpe, ma credere che il Nord senza il Sud possa diventare un Eldorado è un' offesa all’intelligenza

L’opinione – Il Mezzogiorno ha le sue colpe, ma credere che il Nord senza il Sud possa diventare un Eldorado è un’ offesa all’intelligenza

L’opinione – Il Mezzogiorno ha le sue colpe, ma credere che il Nord senza il Sud possa diventare un Eldorado è un’ offesa all’intelligenza

martedì 26 Ottobre 2010 - 22:00

Dio rende ciechi coloro che vuole perdere

Nelle ultime settimane ha ripreso vigore la campagna condotta da alcuni media prestigiosi sull’inutilità del Meridione ai fini della tenuta economica del Paese.. Sottolineiamo la parola: l’obiettivo non è più una ripresa sostenuta, ma solo una, più modesta e realistica, tenuta.

In particolare ci hanno colpito due articoli di celebrate firme.

Il primo lamenta l’inerzia del Governo nella realizzazione del Terzo Valico dei Giovi, i 50 km ad Alta Capacità che consentirebbero di incrementare la quantità di merci giornalmente trasportabile tra il porto di Genova e il Grande Nord.

Risparmiando anche qualche manciata di minuti.

L’autore, Sergio Rizzo, mette in evidenza come – al costo soli 6,2 miliardi – il Terzo Valico rappresenti il completamente di quella direttrice (il Corridoio 24, detto “dei due Mari”) che dovrebbe collegare il Mare del Nord con il Mediterraneo, da Rotterdam a Genova.

Così le grandi produzioni asiatiche, transitate attraverso Suez, o le future merci africane, potrebbero arrivare a Genova per nave e continuare via treno verso i grandi mercati dell’Europa ricca: Parigi, Ginevra, Zurigo, Anversa, Duisburg, etc.

E’ sottinteso che quella parte d’Italia che si protende nel cuore del Mediterraneo, ai fini trasportistici non serve a nulla. A che pro, quindi, ammodernare le sue reti di trasporto o i suoi porti? Per non parlare di quell’assurdità del Ponte sullo Stretto.

Il secondo articolo riguarda l’altra faccia dell’arrugginita medaglia del Mezzogiorno: la classe dirigente. Che questa non brilli per efficienza è risaputo, ma lascia allibiti leggere che: La democrazia è servita al Sud, più che per curarsi degli antichi vizi, per accrescere il proprio potere contrattuale nei confronti dello Stato e delle regioni più sviluppate. Senza il Sud non si vincono le elezioni nazionali e questo dà, a chi difende il Mezzogiorno così com’è oggi una fondamentale arma di ricatto nei confronti di qualunque coalizione politica nazionale.

Chiedere qualcosa per la Padania o per Roma – e imporla con la forza delle maggioranze parlamentari – è un esercizio legittimo della democrazia, difendere il Mezzogiorno “così com’è” – ma ci chiediamo chi lo abbia fatto, considerato che la forza politica del Sud è pressoché uguale a zero da almeno un decennio? – è un bieco ricattatore.

Sarebbe facile ironizzare su queste parole di Angelo Panebianco, pubblicate dal Corriere della sera del 26 ottobre. Sarebbe facile chiedergli se sia meglio togliere il diritto di voto ai cafoni meridionali ovvero tagliare il Paese sotto non sappiamo più quale parallelo.

Ma non ci interessano le polemiche fondate sul nulla.

Crediamo che il discorso serio debba partire dal fatto che senza un Mezzogiorno che consuma – per quanto poco possa essere -, l’economia Settentrionale subirebbe un tracollo che non è nemmeno immaginabile.

E allora, più che sopprimere il Sud bisognerebbe vedere come mantenere, anzi potenziare, questa sua peculiarità di terra che consuma (le produzioni settentrionali), prima che l’Area mediterranea di libero scambio la induca a preferirne altre.

Quando Marchionne dice che l’Italia non contribuisce per nulla all’utile operativo della Fiat, non si riferisce agli stabilimenti meridionali – che verranno ridimensionati o chiusi – ma a tutti gli stabilimenti del Paese, Mirafiori in testa.

Ma veramente i due grandi giornalisti che hanno scritto gli articoli sopra citati credono che, senza il Mezzogiorno, Genova saprebbe essere competitiva con Valencia, e Barcellona o con Rotterdam e Anversa? Credono veramente che quando gli Svizzeri, i Francesi, i Tedeschi o gli Olandesi guardano gli Italiani dall’alto in basso si riferiscono solo a Napoletani e Siciliani?

Credono veramente che, agli occhi dell’Europa che conta, un prodotto della Bassa Sassonia abbia lo stesso appeal commerciale di uno della Bergamasca?

Si illudono forse che le tangenti siano pagate solo in Calabria? Che i Tribunali a Milano funzionano perché braccano Berlusconi con buoni risultati? Che le scuole di Torino siano a livello di quelle di Berlino solo perché c’è il prestigioso Liceo Massimo D’Azeglio?

O ancora, che i tempi di pagamento degli enti pubblici diverrebbero, improvvisamente, tempi europei se solo Napoli fosse cancellata dall’eruzione del Vesuvio?

A nostro modesto parere, i giornalisti italiani (non parliamo di quelli padani), se tengono veramente al loro/nostro Paese, dovrebbero sperare che i redditi meridionali non calino mai oltre il punto-di-non-ritorno, al di sotto del quale, per buona parte dell’apparato produttivo settentrionale, si spegnerebbe la luce. Ciò prima ancora di augurarsi che il Sud perda quella capacità di ricatto sempre meno sopportata dal resto del Paese. Una capacità di ricatto che, oggi, solo lo stimatissimo prof. Panebianco è in grado di vedere.

Dio rende ciechi coloro che vuole perdere.

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